Wave Milano. Jugaad Innovation e consapevolezza progettuale

27 luglio 2015 by

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Editoriale luglio 2015

 

Jugaad Innovation è stato inizialmente, almeno per me, il titolo di un libro molto interessante in cui sono inciampato a Bangalore, India, nel maggio 2013. Insieme a Gianni Lo Storto ho subito fatto in modo che quel libro venisse tradotto e diffuso in Italia, perché ero convinto che di jugaad avesse un grande bisogno la cultura manageriale e imprenditoriale italiana.

 

Oggi sono in tanti a parlare di jugaad, dentro e fuori le imprese, non solo in Italia. In una riga, l’innovazione jugaad consiste nell’escogitare soluzioni ingegnose ma sub-ottimali in regime di scarsità di risorse, applicando tali soluzioni a scala industriale.

 

BNP Paribas, una banca francese, uno tra i colossi della finanza internazionale, ha deciso di ispirarsi ai principi dell’innovazione jugaad per promuovere, a partire dal settembre 2014, una mostra itinerante intitolata WAVE – come l’ingegnosità collettiva sta cambiando il mondo. Ogni volta che la mostra raggiunge una città diversa, è l’occasione per organizzare un calendario d’incontri, seminari, laboratori dedicati all’innovazione dal basso. Ho avuto il privilegio di curare l’edizione italiana di WAVE, che si è svolta a Milano dal 4 giugno al 3 luglio 2015. Insieme ai colleghi di Trivioquadrivio, alla Fondazione Giannino Bassetti e con il decisivo patrocinio del Comune di Milano, abbiamo raccolto l’adesione di 15 partner che hanno riconosciuto in WAVE un’occasione di riflessione, sperimentazione e confronto intorno a 5 ambiti economici che non riguardano solo gli sviluppi futuri, bensì impattano prepotentemente sul nostro presente: economia circolare (ambito nel quale il contributo di MWH è stato decisivo), economia inclusiva, co-creazione, economia della condivisione, movimento dei maker. Abbiamo coinvolto complessivamente 115 relatori, che hanno animato 24 incontri, cui hanno partecipato oltre 800 cittadini. Per 30 giorni, alcuni tra i più sorprendenti protagonisti dell’innovazione d’impresa, della ricerca scientifica, dell’economia sociale, delle istituzioni e delle reti associative si sono alternati su 11 diversi tavoli di lavoro, presso altrettante sedi milanesi. Abbiamo così potuto raccogliere un numero consistente di casi studio, buone pratiche, suggerimenti operativi, ispirazioni; ma anche una generosa serie di riferimenti a esperimenti che non sono andati come previsto, errori da cui imparare, perché lo spirito della jugaad è uno spirito sperimentale, votato al rischio e orientato all’apprendimento.

 

WAVE Milano ha fatto emergere un grande patrimonio di consapevolezza progettuale a cui stiamo oggi lavorando, al fine di realizzare la prima inchiesta sull’ingegnosità collettiva in Italia (qui è disponibile la “bozza perenne” di questo lavoro, che è possibile seguire online sino alla sua conclusione). Sarà necessario un tempo opportuno, per comprendere a fondo le istanze che l’economia della frugalità sta generando, perché molti attori dell’innovazione partecipativa, tra i più giovani e i più vivaci, praticano vocabolari insoliti, frequentano discipline poco riconoscibili e, soprattutto, nutrono identità ibride, che sfuggono all’osservatore che si attiene alle tradizionali categorie dello sviluppo economico. Ma è sin d’ora possibile rilevare almeno due conclusioni di carattere generale:

  • quando le risorse scarseggiano (a causa di una temporanea crisi finanziaria, oppure in ragione di un’impronta ecologica troppo aggressiva da parte di chi organizza la produzione industriale), l’ingegnosità collettiva diviene la sorgente dell’evoluzione, una sorgente inesauribile perché alimentata dalla capacità di apprendere e di cooperare che caratterizza ciascun umano;
  • il vantaggio competitivo nei mercati di domani (e, in misura crescente, nei mercati più interessanti di oggi) spetterà all’impresa in grado di organizzare il lavoro allo scopo di valorizzare il patrimonio d’ingegnosità cui si può accedere, sia all’interno (lavoratori salariati) che all’esterno (cittadini e consumatori) dei tradizionali confini aziendali.

 

Dopo essere stata a Parigi, Marsiglia, Lille e Milano, WAVE è destinata a transitare nei prossimi mesi per Nantes, Grenoble, Tolosa, Dakar (Senegal), San Francisco (USA) e Mumbai (India). Una traiettoria entusiasmante, che curiosamente fa ritorno proprio nel luogo da cui, per me, si era avviata, il subcontinente indiano. Dopo il successo dell’edizione milanese, è legittimo immaginare che, al termine del proprio viaggio, tra circa un anno, WAVE avrà non solo diffuso i semi di una economia più inclusiva, maggiormente capace di evitare gli sprechi, più rispettosa delle istanze di ciascun umano; ma anche raccolto una grande quantità di evidenze a favore di una tendenza dell’economia globale che risulta sempre più riconoscibile, e pare capace di trasformare radicalmente la percezione di un dato decisivo: il numero complessivo di persone contemporaneamente presenti sulla Terra. Tra pochi anni abiteranno il pianeta oltre 10 miliardi di umani; quella che molti reputano una seria minaccia alla sopravvivenza della specie, WAVE considera la migliore opportunità di sviluppo della risorsa più bella, efficace, diffusa e rinnovabile di cui la Terra dispone, l’ingegno umano.

 

Qui si trova il sito web istituzionale di WAVE.

Qui si trova il sito dedicato a WAVE Milano.

 
 

A cura di Leonardo Previ

 

Leonardo Previ

Leonardo Previ
Dieci anni fa ha portato in Italia Lego Serious Play e due anni fa ha portato in India MAPPS, una metodologia proprietaria di apprendimento organizzativo sviluppata con i colleghi di Trivioquadrivio, la società di consulenza culturale e formazione manageriale che ha fondato nel 1996. Nella sua ventennale esperienza di docente e facilitatore ha aiutato migliaia di imprenditori, manager e studenti a frequentare gli aspetti più insoliti e fertili dell’innovazione e dell’immaginazione. Ha scritto di cinema, poesia e organizzazione su riviste letterarie e di management, ha pubblicato quattro libri (il più recente è Lego Story, Egea 2012, con Mikael Lindholm e Frank Stokholm) e, insieme a Gianni Lo Storto, ha curato la pubblicazione in Italia di Jugaad Innovation (Rubbettino, 2014). Guida un Westfalia T3 del 1982 e insegna Gestione delle risorse umane all’università Cattolica di Milano, città in cui è nato (cinquant’anni fa), si è sposato e ha scelto di educare i suoi due figli.

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