WAVE, come l’ingegnosità collettiva può cambiare il mondo

28 maggio 2015 by

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Editoriale maggio 2015

 

Stiamo vivendo  un momento storico di particolare incertezza e si ha come l’impressione – specie in Europa – di osservare un mondo abbarbicato su modelli economici obsoleti, in un’ottica di consumo tradizionale e approcci industriali e produttivi in via di superamento. Ma, si percepisce, soprattutto, il profondo scollamento tra questi modelli ancora difesi da molte istituzioni governative e corporative, e l’incredibile, inarrestabile onda di innovazione che ci sta travolgendo in maniera spontanea. Nel mondo, fuori dai circuiti “ufficiali” o tradizionali, si (co)creano nuovi modelli produttivi, si condivide conoscenza senza confini geografici, si dà vita a prodotti, servizi, esperienze che non hanno più bisogno di intermediari o finanziatori istituzionali. L’espressione “ingegnosità collettiva” è un modo semplice quanto efficace per spiegare questo fenomeno e la sua forza dirompente. E di ingegnosità collettiva si parlerà proprio a Milano dal 4 giugno al 3 luglio, in una mostra itinerante dal nome “WAVE”, ideata da BNP Paribas e già approdata in Francia da settembre 2014, poi destinata a toccare altri Paesi europei ed africani.

WAVE, in verità, non è solo una mostra e vuole essere una piattaforma di riflessione e dibattito attorno alle cinque correnti economiche più innovative del momento a livello mondiale: la co-creazione, l’economia della condivisione, l’economia circolare, il movimento dei makers e l’economia inclusiva. L’obiettivo di WAVE è diventare un’onda non solo di nome ma anche di fatto.

La co-creazione ha già svilupparo fenomeni come i software open source o Wikipedia.  L’economia della condivisione ha popolato le nostre città di automobili che appartengono a tutti e sono a disposizione di tutti. L’economia circolare guarda agli oggetti e alle materie prime (non da ultimo i rifiuti) come a dei processi senza fine  che tornano sempre a nuova vita secondo il principio del “ridurre, riusare, riciclare”. Il movimento dei maker, tra i suoi vari esperimenti tecnologici, sta andando oltre i confini della stampa 3D. Infine, l’economia inclusiva si focalizza e valorizza i gruppi sociali più emarginati e con meno opportunità, dando loro il giusto ruolo e valore.

La filosofia che allinea queste correnti è affascinante ed innovativa: ovunque ci sia un gruppo di esseri umani, desiderosi di creare e condividere senza grandi risorse, strutture e intermediari, ecco che si attiva il potere dell’ingegnosità collettiva, capace di “fare di più, con poco”.

Non è un caso che il curatore della prima edizione francese di WAVE, Navi Radjou, sia anche l’autore di “Jugaad innovation” e “Frugal innovation”, due opere in cui spiega il concetto di innovazione jugaad (parola Hindi che si riferisce a una soluzione imprevista nata dall’ingegno e l’arte dell’“arrangiarsi”), quella particolare forma di frugalità progettuale che consente di ottenere risultati brillanti con risorse scarse.

In questa visione del mondo e dell’economia, le persone sono la vera risorsa, le nuove tecnologie gli strumenti cardine del cambiamento e le idee in libertà la linfa vitale in un nuovo concetto di produttività. Il vero rischio, paradossalmente, è che siano proprio le grandi aziende e le istituzioni a rimanere indietro e a non cogliere questi profondi cambiamenti che stanno già avvenendo in maniera spontanea.

Sapere che uno dei più grandi gruppi bancari d’Europa ci abbia creduto, è un messaggio forte anche per gli altri protagonisti dell’economia dei nostri giorni. È un segno di lungimiranza voluta e ragionata alla quale governi e organizzazioni tradizionali sembra non siano ancora giunti. È auspicabile che le aziende e le istituzioni comprendano ed accolgano il cambiamento, preparandosi ad una nuova transizione economica probabilmente inevitabile. Crediamo che l’ingegnosità collettiva stia già cambiando il mondo, proprio come un’onda d’urto.

 

A cura di Paola Gigli, direttore tecnico MWH

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