Lunga vita ai rifiuti

26 maggio 2014 by

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In un fumetto di eco-fantascienza degli anni ’80 dal titolo “Rifiuti”, sceneggiato da Carlos Trillos e illustrato da Juan Gimenez, gli uomini del futuro sono stati travolti e sconfitti dai propri stessi rifiuti. Il pianeta è stato devastato dai cambiamenti climatici e solo alcuni privilegiati vivono nella “Città bianca”, seguendo una filosofia volta alla pulizia e all’ordine. Gli altri arrancano in un mondo invivibile, dominato dall’immondizia e dal degrado, cercando di sopravvivere come possono, anelando alla Città Bianca, fino ad organizzare una rivolta…

 

Le favole sono fatte per proporre delle metafore, ragionano per archetipi, accolgono le semplificazioni, ma comunque aiutano a riflettere e magari ad evitare di ripetere gli errori di sempre.

 

Nell’Oceano Pacifico da decenni c’è una grande isola galleggiante fatta solo di rifiuti, tenuti insieme da una combinazione particolare delle correnti. E questo non è un fumetto, ma la realtà, che ha ispirato un recente documentario indipendente: “Plastic Paradise: The Great Pacific Garbage Patch.

 

Ma quello di cui vorremmo parlare in questo spazio, oltre alle storie di emergenze presenti e future, è soprattutto l’altra faccia del problema, quella che guarda alle opportunità, alle soluzioni. Oggi, infatti, i rifiuti diventano energia, si trasformano in oggetti nelle nostre case, oppure tornano ad assolvere la loro vecchia funzione e perfino quando finiscono in discarica – pensiamo ai rifiuti tecnologici – diventano una miniera urbana di materiali rari da recuperare e riutilizzare.  Perché quello che ieri era solo e soltanto un rifiuto, oggi è sempre di più una risorsa preziosa, una materia “seconda” che non ha più un ciclo di vita finito ma una vita ciclica da riprogettare costantemente.

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