UE: nasce l’Airbus delle batterie

16 novembre 2017 by

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Tra le tante – e spesso fondate – critiche formulate nei confronti dell’attuale modo di funzionare dell’Unione Europea c’è la carenza di una politica industriale seria. Una cabina di regia, per capirci, in grado di mettere a sinergia i sistemi produttivi dei vari paesi e far collaborare le aziende a un livello davvero continentale, in grado di generare innovazione e soprattutto di competere su scala globale. Eppure, l’unica occasione (o quasi) in cui l’Europa è riuscita a fare questo salto di qualità ha dato frutti davvero eccezionali: parliamo della decisione di dar vita nel 1967 ad Airbus, mettendo insieme tante piccole aziende innovative europee ma di scala troppo ridotta all’interno di un gruppo industriale che oggi duella con gli americani di Boeing per la supremazia planetaria nel settore dell’aviazione civile. Forse, però, questo schema potrà essere riutilizzato in un altro settore strategico, con la speranza di creare un altro gigante continentale, stavolta nel settore altrettanto innovativo e strategico della produzione di batterie per l’accumulo di energia elettrica. E così, lo scorso 11 ottobre, Maros Šefčovic, vicepresidente della Commissione Europea con responsabilità per l’Unione dell’energia, ha convocato a Bruxelles un vertice di tutti i grandi marchi dell’industria dell’automobile, dello storage, della chimica – da Volkswagen a Bmw, da Mercedes a Renault, da Daimler a BASF, da Saft (gruppo Total) a Siemens, da Continental AG al gruppo tecnologico Umicore, da Solvay agli svizzeri di Leclanché – per dare vita al progetto di “Airbus delle batterie”. Mettendo sul piatto uno stanziamento da ben 2,2 miliardi di euro. Un’iniziativa chiamata EU Battery Alliance, che a questo punto potrebbe decollare con un piano strategico che verrà presentato il prossimo febbraio.

 

IL MERCATO DELLE BATTERIE

Ciò che Bruxelles vorrebbe fortemente evitare è che l’Europa resti indietro rispetto a Cina e Stati Uniti in un settore strategico e innovativo come quello delle batterie. La domanda mondiale di batterie agli ioni di litio, secondo uno studio di Goldman Sachs, entro il 2025 arriverà a 40 miliardi di dollari; un’altra ricerca di UBS prevede che nel giro di 5 anni le vendite di veicoli elettrici supereranno quelle delle auto diesel. Per non parlare dello sviluppo dei sistemi di accumulo per i produttori grandi o piccoli di energia rinnovabile. Potenzialmente si tratta di un mercato immenso – si stima che possa raggiungere quota 250 miliardi di euro annui entro il 2025 – che però senza una svolta radicale è molto probabile che sarà controllato da aziende cinesi (come BYD e CATL), giapponesi (come Panasonic, leader mondiale incontrastato, e NEC), coreane (come Samsung e LG) o dalla statunitense Tesla, che una volta completato il megastabilimento da 5 miliardi di dollari in Nevada salirà in seconda posizione.

 

Da questo punto di vista l’Europa è ancora molto indietro: gli unici due operatori in campo – Northvolt, fondata dall’ex dirigente Tesla Peter Carlsson, e Terra E, una iniziativa di imprenditori tedeschi – se tutto andrà bene entreranno in produzione solo dal 2020. Anche case automobilistiche come Daimler stanno allestendo fabbriche di batterie, che però si limiteranno all’assemblaggio di celle e componenti prodotti altrove. In una intervista al Financial Times, Šefčovic ha esplicitamente ricordato i casi di Kodak (un gigante che venne spazzato via in breve tempo per non aver fatto il salto verso la fotografia digitale) e quello invece positivo di Airbus. E ha spiegato che la Commissione Europea intende “creare una filiera integrata, compreso il riciclo. Le batterie rappresentano una tecnologia chiave nel contesto dell’Unione energetica. Il loro sviluppo e produzione svolgono un ruolo strategico nella transizione in corso verso sistemi di mobilità ed energia puliti. Il loro potenziale non deve essere lasciato inutilizzato, e dobbiamo tutti muoverci nella stessa direzione”.

 

AUTOMOTIVE E MOBILITÀ ELETTRICA

Parlare di batterie, significa parlare anche di automotive e mobilità elettrica, che come dicono tutti gli esperti e gli addetti ai lavori è la nuova frontiera della mobilità, e richiederà in modo imprescindibile il supporto di una robusta industria del comparto batterie, che rappresentano una fetta importante di ogni vettura elettrica. È facile immaginare che senza batterie nel giro di pochi anni verrebbe messa a rischio l’intera filiera dell’automobile del Vecchio Continente, che ancora più che mai è un importante motore economico, con 12,6 milioni di posti di lavoro e una quota pari al 5,7% del Pil dell’Unione.

 

Anche se produttori come Fca (l’ex Fiat) ancora mostrano grande riluttanza – di qualche giorno fa è la firma dell’intesa tra Fca ed Eni per incrementare la diffusione e l’utilizzo di carburanti fossili meno inquinanti, come il Gpl e il metano – tutti gli altri grandi player europei stanno pensando a ingenti investimenti nel settore della mobilità elettrica. Due mesi fa Volkswagen ha annunciato investimenti nell’ordine di almeno 20 miliardi di euro di qui al 2030 per commercializzare oltre 50 modelli di auto elettriche e 30 di auto ibride: per farcela avrà bisogno almeno 150 GWh/anno di batterie al litio, ovvero acquisti per almeno cinquanta miliardi di euro. Ma al momento la capacità produttiva mondiale di batterie agli ioni di litio per auto è di soli 103 GWh, insufficiente dunque anche per soddisfare il fabbisogno della sola Volkswagen. Non meno importante è lo sviluppo dei sistemi di accumulo dell’energia elettrica, decisivi per equilibrare lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili, che per definizione sono intermittenti o producono elettricità in orari in cui la rete non ne richiede. L’Alleanza, peraltro, potrebbe rappresentare un’occasione importante per l’Italia: oggi oltre un quarto degli impianti di accumulo di grandi dimensioni operativi in Europa sono stati realizzati dal gruppo pubblico Terna.

 

UNA FILIERA INDUSTRIALE EUROPEA

Il vertice tra Commissione e aziende, cui erano presenti anche autorevoli rappresentanti dei governi di Germania, Francia e Polonia, ha avuto esito positivo: si parte subito istituendo una serie di gruppi di lavoro su temi che vanno dalla catena di approvvigionamento al finanziamento degli investimenti, dalle questioni commerciali alla ricerca e sviluppo. La Commissione da parte sua si è impegnata a presentare entro il febbraio del 2018 – in occasione del Clean Energy Industrial Forum, all’interno degli EU Industry Days – un piano strategico che definisca le tappe della EU Battery Alliance, che comprenderà l’investimento programmato per sostenere l’operazione, al momento indicato intorno ai 2,2 miliardi di euro. L’iniziativa riceverà anche l’appoggio della Bei, la Banca Europea di Investimenti, e il sostegno di alcuni Stati membri dell’Ue. Secondo alcune stime di Bernstein Research, comunque, sviluppare una filiera industriale europea nel settore costerà in tutto almeno 25 miliardi di euro.

 

Commentando l’esito della riunione, Šefčovic ha detto che “la mancanza di una base produttiva nazionale ed europea compromette la posizione dei nostri clienti industriali a causa della sicurezza della catena di approvvigionamento, dell’aumento dei costi dovuti al trasporto, di ritardi temporali e di controlli di qualità più lassi. Dobbiamo quindi agire velocemente e in maniera collettiva per superare questo svantaggio competitivo. Vista l’urgenza della questione e l’importanza dell’intervento necessario, questo non può essere messo in campo in modo frammentario. Serve un approccio a livello europeo”.

 

A cura di Roberto Giovannini

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