Tutto il verde di una bionda (Approfondimento)

22 agosto 2014 by

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Carlsberg Italia sarà il Center of Excellence di Draught Master, tecnologia innovativa di spillatura della birra in grado di azzerare la CO2 e che utilizza fusti di PET riciclabile invece del tradizionale acciaio.

 

Preservare l’ambiente, innovare, rilanciare l’Italia come centro di ricerca e rivoluzionare il proprio settore. Non è quello che ci si aspetta quando si ordina un boccale di birra. Eppure, proprio un nuovo metodo di spillatura ha avuto il merito di riportare Carlsberg Italia al centro dell’innovazione globale. Tre anni fa, infatti, nello storico stabilimento di Induno Olona (Va) – che produce anche i marchi Angelo Poretti, Tuborg e Kronenburg, ecc. – il dipartimento R&D metteva a punto una tecnologia sviluppata nell’headquarter danese qualche anno prima e valutava il suo potenziale nel canale fuori casa. Nasceva così Draught Master Modular 20, un sistema di spillatura che elimina l’aggiunta di anidride carbonica e rimpiazza i tradizionali fusti in acciaio con quelli in PET riciclabile.

 

A qualcuno potrà sembrare un cambiamento da poco. Invece questo meccanismo potrebbe avere una portata dirompente sui processi industriali dell’industria birraria. Per comprenderlo appieno, basti pensare che, per la prima volta nella sua storia, la multinazionale danese ha aperto un centro di ricerca fuori dalla madrepatria, ponendo in Italia il Center of Excellence (CoE), ovvero la business unit incaricata di sviluppare ulteriormente il progetto Draught Master.

 

Intervista a Frausin, CEO di Carslberg, su tecnologie sostenibili.

Alberto Frausin, CEO di Carlsberg.

 

A guidarla, in qualità di CEO, è stato recentemente nominato Alberto Frausin, già amministratore delegato di Carlsberg Italia dal 2007, che ha concesso quest’intervista a Now How. “La tecnologia Dm è stata sviluppata a fine 2011, e al terzo anno ha già raggiunto una dimensione significativa – dichiara Frausin – siamo all’85% dei volumi di birra in fusto. La sfida del futuro è portare questo modello di sostenibilità anche in altri Paesi,: per questo sto costituendo un team di coordinamento tra i diversi know how – commerciale, tecnico, produttivo – da mettere a disposizione delle altre filiali Carlsberg per seguire le orme dell’Italia”.

 

Per avere un’idea del contributo di Draught Master alle performance ambientali, può essere utile considerare che i 132.699 ettolitri commercializzati nei fusti in PET nel 2013 equivalgono a 5.554.133 kg di anidride carbonica risparmiata.

 

Questa marcia in più a livello di carbon footprint ha permesso a Carlsberg Italia di ottenere la certificazione EPD – Environmental Product Declaration per i marchi in portafoglio. L’EPD consente di valutare scientificamente la sostenibilità ambientale e l’impatto del prodotto in ognuna delle fasi del suo ciclo di vita (analizzate secondo la metodologia scientifica LCA – Life Cycle Assessment), dalla coltivazione delle materie prime fino allo smaltimento. “Siamo la prima, e tutt’oggi unica, azienda birraria a ottenere questa certificazione di valenza internazionale” – assicura Frausin.

 

Draught Master ha ottenuto anche importanti riconoscimenti esterni per la sostenibilità, tra cui – entrambi per due anni consecutivi – il premio  “Imprese per l’Innovazione” di Confindustria e il “Premio dei Premi” della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

 

Il riconoscimento più importante, però, si completerà l’anno prossimo: in occasione di Expo 2015, Poretti – il marchio prodotto nello stabilimento di Induno Olona dal 1877 e acquisito da Carlsberg nel 1975 – sarà infatti birra ufficiale del Padiglione Italia. E rappresenterà il nostro Paese per la seconda volta: il brand era già stato protagonista all’esposizione milanese del 1901.

 

“Tra i numerosi aspetti vagliati, qualità e sostenibilità sono state le carte vincenti della nostra proposta”, spiega Frausin. “Tengo peraltro a sottolineare che gli investimenti in ricerca di base sono nel dna di Carlsberg a livello globale, tanto che il Research Center danese ha spesso prodotto innovazioni che sono poi state messe a disposizione di tutto il settore, anche dei microbirrifici. Partendo dalla Saccharomyces carlsbergensis del 1883, per esempio, il Carlsberg Research Centre ha studiato lieviti in grado di conferire alla birra un gusto più stabile nel tempo. E, di recente, è arrivato il brevetto di Null–Lox – orzo esclusivo Carlsberg non OGM frutto di una ricerca decennale che richiede un ridotto impiego di fertilizzanti e minor calore in fase di maltazione, garantendo così anche un risparmio energetico.”

 

Insomma, sostenibilità e business vanno a braccetto.

 

A cura di Emanuela Taverna

 

 

 

Tutti i dati del Report 2013

È giunta al terzo anno anche la pubblicazione del Bilancio di sostenibilità di Carlsberg Italia, che quest’anno è stato redatto da B2 Axioma secondo gli standard internazionali GRI-G3 e AA1000 e certificato (livello A+) da Lrqa Italy (LLoyd’s Register Quality Assurance). “La certificazione – commenta a Now How Alberto Frausin, AD di Carlsberg Italia – ha permesso un vero salto di qualità al nostro modello di rendicontazione socio ambientale, al di là dei singoli obiettivi, che sono comunque stati raggiunti e superati”. Tra i principali parametri migliorati – come i consumi di metano, elettricità e acqua – spicca in particolare la percentuale di rifiuti avviata al riciclo, arrivata al 99,49% (+1%). A fronte di una produzione di 1.065.535 ettolitri di birra (+1,7% sul 2012), nel 2013 sono stati generati il 24,16% di rifiuti in meno.

 

 

Impronta ambientale, la birra farà da ‘modella’

Iefe Bocconi, insieme a Blonk Consultant, è stata incaricata dall’associazione europea Brewers of Europe di condurre un progetto-pilota per la definizione delle Product Environmental Footprint Category Rules (Pefcr) per la birra. Si tratta di regole di prodotto valide nell’ambito della metodologia Pef (Product Environmental Footprint) sviluppata dalla Commissione Europea per valutare le performance ambientali mediante l’approccio del ciclo di vita (LCA – Life-Cycle Assessment). Le Pefcr diventeranno lo standard per quei produttori, in Europa o a livello internazionale, che decideranno di misurare le performance dei loro prodotti sulla base della metodologia Pef. Il progetto prevede la definizione di un “prodotto rappresentativo” che descriva le caratteristiche di una tipica “birra media” venduta sul mercato europeo, lo sviluppo di uno studio PEF screening, la definizione delle Pefcr sulla base dei risultati dello studio e il supporto a tre studi PEF-pilota su prodotti già esistenti, così come attualmente venduti sul mercato europeo, di tre aziende del settore (hanno già aderito Carlsberg e Heineken).

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