Terre e rocce da scavo: siamo a un punto di svolta?

02 ottobre 2017 by

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Che si tratti di cantieri o di operazioni di bonifica il tema delle terre e rocce da scavo (TRS) ricorre sempre, soprattutto in riferimento a un quesito fondamentale: sono o non sono rifiuti? Domanda che, tradotta a un livello più operativo, significa: si possono o meno riutilizzare? La risposta, il più delle volte, non è semplice: i fattori che possono incidere su questo tipo di valutazione (finalità del riutilizzo, natura dei materiali, presenza di contaminanti eccetera) sono, infatti, così tanti e diversi tra loro da rendere ogni caso praticamente unico; tuttavia, è anche vero che la possibilità di reimpiegare materiali che, diversamente, andrebbero smaltiti (con conseguenti costi da sostenere), offre prospettive interessanti dal punto di vista economico, oltre che, ovviamente, ambientale. Non è un caso che il legislatore all’art. 8 del decreto legge n. 133/2014 (cosiddetto “sblocca Italia”), poi convertito con modificazioni nella legge n. 164/2014, avesse previsto la pubblicazione di un provvedimento di riordino e semplificazione della disciplina sulla gestione delle terre e rocce da scavo. Provvedimento che ha preso forma con il recentissimo D.P.R. 13 giugno 2017, n. 120, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 7 agosto 2017, n. 183 e già in vigore dal 22 agosto. In base al nuovo regolamento esistono quattro tipologie di terre e rocce da scavo a seconda che:

  1. possano essere gestite come sottoprodotti e quindi reimpiegate in altri cicli produttivi, con disposizioni diverse a seconda della tipologia del cantiere;
  2. rientrino nella disciplina sui rifiuti e che, pertanto, richiedono precise indicazioni per il deposito temporaneo;
  3. siano escluse dalla disciplina sui rifiuti;
  4. siano generate all’interno dei siti di bonifica.

 

Sulle prime (sottoprodotti), il D.P.R. n. 120/2017 detta, innanzitutto, le “regole” generiche che quindi valgono per qualsiasi tipo di cantiere: sì alla presenza di materiali di riporto («miscela eterogenea di materiale di origine antropica e di terreno»), ma solo se le componenti di origine antropica non eccedono il 20% in peso; rispetto delle concentrazioni soglia di contaminazione; superamento del test di cessione.

Una volta che le TRS hanno superato l’ “esame di ammissione” come sottoprodotti, il soggetto interessato al riutilizzo deve:

- predisporre l’eventuale stoccaggio provvisorio, sia all’interno del sito di produzione sia all’esterno; in ogni caso vanno rispettate precise indicazioni (tempistica, separazione dagli altri materiali, segnaletica nel luogo di deposito);

- nel caso di destinazione all’esterno del sito, redarre un documento di trasporto in triplice copia;

- certificare l’utilizzo finale certificato tramite un apposito documento (“dichiarazione di avvenuto utilizzo”) che deve confermare quanto dichiarato preventivamente nel piano di utilizzo o nella dichiarazione di utilizzo, rispettivamente per i grandi e per piccoli cantieri.

A questo punto l’iter prosegue secondo strade diverse a seconda che si stia parlando di:

- cantieri di grandi dimensioni (quantità TRS prodotte superiore a 6000 metri cubi; opere soggette a procedure di Via o Aia);

- cantieri di piccole dimensioni (quantità TRS prodotte fino a 6000 metri cubi) con opere sottoposte e non a Via/Aia e cantieri di grandi dimensioni con opere non soggette a Via/Aia.

 

Per i grandi cantieri sottoposti a Via/Aia l’iter per notificare l’intenzione di riutilizzo delle TRS prevede che il soggetto interessato debba inviare il piano all’autorità competente e all’Arpa almeno 90 giorni prima dell’inizio dei lavori; passati 90 giorni (durante i quali l’autorità può chiedere documentazione integrativa facendo così slittare il termine) e se nulla osta anche dopo i controlli dell’Arpa in merito ai valori limite, il piano di riutilizzo può prendere il via e sarà rinnovabile una sola volta e per massimo due anni.

Per i restanti cantieri (piccoli e grandi non soggetti a Via/Aia) la disciplina non differisce molto, pur introducendo un regime più semplificato. In sintesi, la dichiarazione di utilizzo (contenente le informazioni su quantitativo, tempistica, deposito e trasporto) deve essere inviata almeno quindici giorni prima dell’inizio dello scavo al comune territorialmente competente e all’ARPA e non più all’autorità competente.

 

Per le TRS assimilate ai rifiuti, ovviamente il problema principale è la gestione delle tempistiche di raccolta e smaltimento che devono avvenire ogni tre mesi oppure al raggiungimento massimo dei 4.000 metri cubi complessivi, di cui non oltre 800 di rifiuti classificati come pericolosi e in ogni caso non più di un anno. Va da sé che devono essere garantite tutte le misure finalizzate a gestire le eventuali sostanze pericolose in modo da scongiurare ogni possibile contaminazione.

 

Le TRS che, invece, sono escluse dalla disciplina sui rifiuti, possono essere riutilizzate nello stesso sito di produzione, ma non prima di essere state sottoposte ad analisi preliminari per verificare l’assenza di contaminanti, che, nel caso dei grandi cantieri sottoposti alla Via, dovranno essere accompagnate anche da un piano preliminare per l’utilizzo in sito, che servirà da base per il progetto definitivo da inviare all’autorità competente.

 

Particolare, infine, è il caso delle TRS prodotte nei siti di bonifica già caratterizzati, per le quali si rende necessario un piano di analisi che andrà condiviso con ARPA e gli enti interessati almeno trenta giorni prima dell’avvio dei lavori. Inoltre, il soggetto proponente deve fornire garanzie per quanto riguarda sia l’ambiente sia la tutela dei lavoratori. Da notare come anche le TRS nei siti di bonifica possano essere riutilizzate all’interno dello stesso sito, a patto che il valore delle concentrazioni di contaminanti sia entro i limiti previsti.

 

In conclusione, la nuova disciplina dettata dal D.P.R. n. 120/2017 è sicuramente articolata, ma sufficientemente chiara da offrire ai soggetti interessati un quadro procedurale di riferimento più preciso; la speranza è che anche attraverso il ricorso al reimpiego di questi materiali si diffondano sempre di più le buone pratiche legate alla circular economy.

 

Now How - terre e rocce

A cura di Paola Gigli, Marketing & Sales Director  – Technical Director, Stantec S.p.A.

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