Svizzera, la sicurezza alimentare è in Costituzione

09 gennaio 2018 by

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Da settembre, la food security è alla base del nuovo articolo 104 della Costituzione federale: un segnale dell’importanza che la Confederazione elvetica vuole attribuire all’accesso al cibo sostenibile.

 

In molti ricorderanno le quattro torri che svettavano all’interno del sito di Expo Milano 2015, riempite di mele, sale, acqua e caffè, messe a disposizione di tutti i visitatori dalla Confederazione Elvetica… o almeno, questo era l’auspicio. La sua realizzazione sarebbe stata possibile solo nel caso in cui tutti i visitatori ne avessero consumate in quantità moderate, mostrandosi così responsabili da conservare abbastanza cibo anche per i passanti successivi.

Così la Svizzera aveva posto in modo emblematico il problema della sicurezza alimentare, strettamente connesso a quello del consumo responsabile delle risorse. La scommessa era stata vinta a metà: era rimasto solamente parte del sale.

Ma l’interpretazione del tema di Expo Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita aveva colpito nel segno, mostrando a tutti la sensibilità di quel paese per lo sviluppo sostenibile.

Lo scorso settembre, la Confederazione ha segnato un altro passo emblematico: ha infatti inserito il tema della sicurezza alimentare nella sua Costituzione federale, creando il nuovo articolo 104a, sostenuto dal 78,7% di sì nella consultazione popolare (una persona su cinque) e dalla maggioranza schiacciante dei Cantoni.

 

L’iter del progetto

L’inserimento del concetto di ‘sicurezza alimentare’ nella costituzione non ha richiesto modifiche legislative strutturali, anche perché attualmente in Svizzera l’accesso al cibo è già ampiamente garantito, ma questa scelta ha avuto piuttosto una portata simbolica. Si è infatti voluta ribadire l’importanza di assicurare risorse sufficienti anche per le generazioni future, sottolineando che l’attuale condizione di benessere non va data per scontata.

L’iniziativa per inserire il tema della sicurezza alimentare nella costituzione risale al 2014, quando era stata proposta dall’Unione dei contadini svizzeri, grazie al sostegno di 150mila firme raccolte in soli tre giorni. Il testo, tuttavia, non aveva convinto le camere federali, perché ritenuto poco concreto ed eccessivamente focalizzato sulle risorse interne. Per questo, il Parlamento ha elaborato un controprogetto, proponendo il testo che è attualmente stato approvato e inserito in Costituzione.

 

I cinque pilastri della legge

Il controprogetto si basa su cinque pilastri: la conservazione dei terreni, che prevede di cercare di tutelare e non sfruttare le superfici e i terreni agricoli; limitare l’impatto sull’ambiente (per esempio non introducendo nei pascoli più animali di quanti la superficie possa sopportare); la filiera agroalimentare svizzera deve potersi posizionare al meglio sul mercato (a determinare cosa vada prodotto devono essere più i consumatori e meno lo stato); diminuzione degli sprechi alimentari; cura dei rapporti commerciali con l’estero.

Quest’ultimo punto è stato cruciale nella nuova proposta, perché anche in futuro le importazioni (per esempio di concime e macchinari) saranno fondamentali per garantire sicurezza alimentare, in quanto la Svizzera non può dipendere solo dalla produzione nazionale: attualmente l’autoproduzione rappresenta poco più della metà del fabbisogno svizzero. Inoltre, buoni rapporti commerciali permettono di esportare più facilmente i prodotti svizzeri (come i celebri formaggi).

 

 

Un pilastro contro due iniziative popolari in arrivo

Il nuovo articolo ha inoltre avuto il merito, a livello politico, di giocare d’anticipo rispetto a due altre proposte popolari: l’iniziativa “Per la sovranità alimentare”, che vorrebbe la promozione, da parte della Confederazione, di un’agricoltura indigena, remunerativa e diversificata, che preservi le risorse naturali, vietando (tra le altre cose) gli organismi geneticamente modificati, prevedendo la riscossione di dazi sulle importazioni di prodotti agricoli e derrate alimentari, nonché il disciplinamento dei volumi di tali importazioni. La seconda iniziativa “Per alimenti equi” esige che i criteri per la protezione dell’ambiente e degli animali siano applicati anche ai prodotti importati. Il governo federale ha bocciato entrambe le iniziative e, includendo l’esplicito riferimento alla centralità delle importazioni per la sicurezza alimentare della Svizzera, ne ha probabilmente minato le basi.

 

 

Sicurezza alimentare: cosa significa

In italiano, il termine sicurezza alimentare traduce due termini inglesi: ‘food security’ e ‘food safety’, che in realtà indicano due concetti diversi tra loro, per quanto spesso correlati. Food security indica la garanzia che in ogni momento la popolazione abbia accesso a una quantità di cibo sufficiente, di qualità e a un prezzo abbordabile. È quindi un concetto molto vicino all’accesso al cibo e all’acqua. La food safety, invece, riguarda la sicurezza in termini igienico-sanitari, ovvero la certezza che il cibo al quale si ha accesso sia sano e non contaminato, in modo tale da non provocare intossicazioni o altre malattie di origine alimentare. Naturalmente in alcuni Paesi, come l’Africa, questi due concetti sono strettamente legati: non basta procurarsi sufficiente cibo e a costi abbordabili (food secturity), ma occorre anche che questo sia stato prodotto, trasportato e stoccato in condizioni igieniche ottimali (food safety), aspetto non sempre facile in condizioni di caldo estremo o con infrastrutture carenti.

Il nuovo articolo 104° della Costituzione svizzera riguarda la food secutiry, ovvero vuole garantire quelle condizioni (di mercato e ambientali) che permetteranno alla Confederazione elvetica una produzione alimentare sufficiente e sostenibile per tutta la popolazione anche nelle generazioni future.

 

A cura di Emanuela Taverna

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