Soluzioni di energia rinnovabile per l’Africa

25 luglio 2017 by

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Metà della popolazione dell’Africa subsahariana, ovvero 600 milioni dei 1,2 miliardi di abitanti della regione, vive senza energia elettrica. Attualmente tutta l’Africa subsahariana genera più o meno la stessa potenza elettrica della Corea del Sud, e circa un decimo di quella dell’America Latina, una limitazione che secondo gli economisti sottrae circa il 2% di crescita potenziale del Pil annuo. Un fattore terribile di freno della crescita di questa parte del pianeta, che rende molto difficili anche le condizioni di vita delle persone, ma che secondo gli esperti rappresenta anche una grande opportunità.

 

Questa arretratezza infrastrutturale permette infatti di progettare un processo di elettrificazione che punti direttamente – saltando i passaggi intermedi – sulle fonti rinnovabili e sulle microreti locali. Insomma, una soluzione rinnovabile, pulita e anche sostenibile. È con questo obiettivo che a Roma, in occasione della conferenza annuale di RES4MED, (Renewable Energy Solutions for the Mediterranean), la piattaforma pubblico-privata fondata nel 2012 che riunisce utilities, enti pubblici e centri di ricerca per promuovere l’energia pulita nel Mediterraneo, è stato lanciato il progetto RES4AFRICA, ovvero soluzioni di energia rinnovabile per l’Africa. Un innovativo progetto strategico che ovviamente per le imprese italiane – a cominciare da Enel Green Power, che è una delle aziende che sostengono il network – è anche una interessante opportunità per conquistare affari e mercati nuovi e fruttuosi in un Continente in crescita.

 

I numeri sono davvero impressionanti. Anche considerando il Sud Africa, che naturalmente innalza moltissimo la media, secondo la AfDB, la Banca di Sviluppo dell’Africa, i consumi elettrici nell’Africa nera si attestano intorno ai 181 kWh pro-capite annuali, a fronte di una media italiana di 5000 kWh l’anno, una europea di 6500, e la media statunitense di quasi 13000 kilowattora. Questa scarsa quantità di energia viene prodotta largamente sfruttando le tradizionali fonti fossili: petrolio (40 per cento del totale), gas naturale (27 per cento) e carbone (18 per cento).

 

Eppure il Continente ha un potenziale di produzione elettrica da rinnovabile davvero impressionante: il solare fotovoltaico ha un potenziale ben superiore ai 10 TW, 350 GW dall’idroelettrico, 110 GW dall’eolico, e altri 15 GW da geotermico. Le previsioni per il futuro, a cominciare da quelle elaborate da Irena, l’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili, affermano che entro il 2030 le energie rinnovabili potrebbero raggiungere una quota pari al 50 per cento nel mix di generazione, con idroelettrico ed eolico a dividersi circa 100 GW di capacità installata, seguiti da 70 GW di solare. Una crescita pari a dieci volte i livelli del 2013 e che permetterebbe una riduzione delle emissioni di CO2 di 310 milioni di tonnellate, sempre al 2030. Secondo le stime della Iea, l’Agenzia internazionale per l’energia, di qui al 2040 gli investimenti nella fornitura di energia – che galoppano a un ritmo di 110 miliardi di dollari l’anno, possono raggiungere un totale di 3.000 miliardi di dollari al 2040. Peraltro, grazie agli impegni presi alla COP21 di Parigi, la World Bank Africa stima un afflusso di capitali nelle regioni africane per un totale di 16,1 miliardi di dollari al 2020.

 

Ovviamente, una consistente fetta di questi flussi di investimento finirà comunque nel finanziamento di megaprogetti di tipo più tradizionale, con grandi impianti alimentati da fonti fossili o risorse rinnovabili e linee ad alta tensione, mirati ad alimentare le esigenze energetiche delle grandi metropoli e dell’industria nascente. In questa direzione si concentrano molti piani di investimento di governi e grandi istituzioni finanziarie. Una direzione sbagliata, spiegano molti osservatori, perché favorire i grandi progetti per estendere le reti centralizzate rischia di non rispondere ai “piccoli” ma pressanti bisogni di una popolazione diffusa e in forte aumento quantitativo.

 

Secondo uno studio dell’istituto di ricerca olandese PBL Netherlands Environmental Assessment Agency, i sistemi elettrici decentralizzati sono la soluzione più efficace e meno costosa per elettrificare le zone rurali, distanti spesso molte centinaia di chilometri dalle infrastrutture più vicine. In queste zone, caratterizzate dalla presenza di una moltitudine di piccoli villaggi con prevalenza di nuclei familiari a basso reddito e bassi consumi – anche soli 4-5 kWh l’anno a famiglia, cioè mille volte meno di una famiglia media italiana – conviene puntare sulla generazione off-grid, cioè micro-reti basate sulle fonti rinnovabili, tra cui fotovoltaico, mini eolico e piccoli impianti idroelettrici, oppure sui sistemi solari termici domestici. Secondo un rapporto di Irena, comunque, è proprio il solare fotovoltaico l’arma giusta per alimentare le reti “isolate”. Ad esempio, sistemi solari domestici di taglia molto piccola e di costi contenutissimi, nell’ordine di 20-100 Watt, sono più che sufficienti a coprire i consumi elettrici basilari, come l’accensione di qualche lampadina LED e la ricarica di un telefono cellulare. Volendo salire di livello, ad esempio quando si tratta di elettrificare intere comunità, con scuole, ospedali e piccole attività commerciali senza ricorrere ai generatori diesel, per sistemi solari stand-alone o ibridi di potenza superiore a 200 kW, Irena stima un costo tra i 2 e i 6 dollari/watt. Già i primi segnali di una nascente imprenditoria “solare”, anche di dimensioni modeste, ci sono. In Tanzania ad esempio è nata “Juabar”, una compagnia che gestisce una rete di 30 chioschi alimentati da solare fotovoltaico dove è possibile ricaricare a pagamento telefoni cellulari o altri piccoli elettrodomestici, generando per ogni gestore profitti di 75-150 dollari al mese. Su una scala più importante invece opera M-Kopa Solar, che fornisce energia pulita a oltre 140,000 abitazioni in Kenya, Uganda e Tanzania: il cliente acquista un kit per la produzione di elettricità pagando un deposito di 35 dollari, e versando 45 centesimi di dollaro al giorno.

 

Nelle scorse settimane RES4Africa, in collaborazione con Enel Foundation, RES4Africa e Africa-EU Energy Partnership (AEEP) ha organizzato un confronto dal titolo “Africa 2030: Empowering the continent through innovation, green tech solutions and capacity building”, promosso dal ministero dello Sviluppo Economico nell’ambito del G7 Energia. Al convegno si è tra l’altro discusso di come mettere a punto strategie e dinamiche per sviluppare nuovi modelli di business e start-up locali innovative, ma soprattutto di meccanismi per ridurre il rischio finanziario per questo tipo di investimenti. Come ha ricordato il numero uno di Enel Francesco Starace nel corso del dibattito, i rischi per chi vuole entrare in questo mercato sono consistenti. Ci sono i problemi tecnici, come la scarsità di reti elettriche e strutture di interconnessione, c’è l’ostilità degli operatori (fossili) già presenti nel mercato, che ovviamente non vogliono sia compromesso il loro predominio economico. E certamente ci sono le problematiche sociali e politiche che in alcuni paesi creano incertezza.

 

A cura di Roberto Giovannini

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