SISTRI: la riforma prima della (ri)partenza (Approfondimento)

17 giugno 2015 by

0saves

A cinque anni dall’introduzione, il bilancio dell’applicazione del SISTRI (sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti) non può che apparire decisamente negativo. Non solo, infatti, è stato completamente fallito lo scopo principale dello strumento, ovvero  il contrasto delle attività di gestione illecita dei rifiuti, ma, permanendo il regime del cosiddetto “doppio binario” – vale a dire l’obbligo di continuare a utilizzare il tradizionale sistema di adempimenti documentali a fianco del mai veramente decollato sistema telematico – non è stato neppure centrato l’obiettivo della semplificazione burocratica.

Un sistema che, al di là delle ben note difficoltà tecniche, si è presentato fin da subito minato da una serie di obiettivi troppo ambiziosi come quello di azzerare tutto quanto era stato fatto in precedenza sulla tracciabilità dei rifiuti, senza alcuna stima preventiva su come ottimizzare l’impatto organizzativo ed economico di un sistema così complesso come il SISTRI.

Così, l’aumento esponenziale delle procedure cosiddette “non standard”, accumulatesi nel corso degli anni per tenere conto di variabili (ad es. classificazione, luogo di produzione, attività economica che genera i rifiuti, ecc.) non previste inizialmente ha, di fatto, ulteriormente appesantito il sistema con nuovi adempimenti.

Parimenti fallimentare è stato il tentativo di monitorare i veicoli circolanti su strada anche per la scelta di ricorrere a nuovi dispositivi non ancora sufficientemente testati, piuttosto che ottimizzare strumentazioni già in dotazione, quali trasmettitori GPS, cronotachigrafi digitali, ecc. Non a caso, ormai da tempo viene invocata, da più parti, l’eliminazione dei dispositivi USB per l’accesso al sistema telematico e delle cosiddette “black box”, e la contestuale sostituzione, rispettivamente, con i normali sistemi d’identificazione degli utenti che non prevedono l’utilizzo di dispositivi fisici e con le tecnologie di tracciabilità già normalmente presenti sui veicoli adibiti al trasporto di rifiuti.

È evidente, pertanto, come, in prospettiva di affidarne la gestione a un nuovo fornitore, un piano di riforma del sistema sia ormai improcrastinabile, non solo per dotare gli operatori di uno strumento realmente in grado di ottimizzare i flussi, garantendone al contempo la tracciabilità, ma anche per porre fine a una serie di incongruenze rispetto alle prescrizioni di legge, se non, addirittura, di paradossi, come l’obbligo di collegamento tra la scheda di movimentazione e il registro cronologico per confermare l’accettazione del carico presso l’impianto, sebbene la scheda stessa sia già stata acquisita dal sistema.

Tra le proposte che animano il dibattito sulla riforma del SISTRI spicca sicuramente l’acquisizione telematica dei dati provenienti dagli operatori del settore, anche se c’è ancora incertezza se il SISTRI debba essere utilizzato dai soli  operatori del settore della gestione o anche dai produttori.

Altrettanto caldeggiato è il ritorno a modelli per l’inserimento dei dati che ricalcano l’attuale articolazione di formulari e dei registri di scarico, allo scopo di semplificare la raccolta delle informazioni, anche se la trasposizione in formato telematico degli adempimenti attuali rischia di vanificare parte delle potenzialità insite in un sistema informatico. Sempre su un eventuale “nuovo” sistema telematico, resta aperto il fronte di discussione sull’opportunità di un decentramento regionale (nel cui caso la raccolta e il controllo dei dati spetterebbero alle sezioni regionali dell’Albo nazionale gestori ambientali) piuttosto che mantenere l’attuale struttura centralizzata, anche se sicuramente più onerosa e dotata di una minor capacità analitica sui singoli dati locali.

Da non trascurare, infine, l’avvio di un processo di coinvolgimento continuo delle associazioni imprenditoriali e degli enti che ricoprono funzioni di controllo per la definizione e il successivo affinamento delle procedure del SISTRI, come anche, evidentemente, la necessità di prevedere una fase sperimentale prima dell’effettiva piena operatività del (nuovo) sistema, la cui assenza è, come si è visto, uno dei principali imputati nel processo di fallimento del sistema.

Tanti sono quindi i temi sul tavolo della riforma del SISTRI, che però devono essere risolti al più presto per consentire definitivamente l’avvio di un sistema non solo essenziale per la tutela dell’ambiente e della salute pubblica, nonché per la garanzia di profili di legalità nell’ambito della gestione dei rifiuti, ma anche dalla forte valenza economica.

Un osservatorio sullo stile di vita sostenibile degli italiani

Precedente:

Un osservatorio sullo stile di vita sostenibile degli italiani (Approfondimento)

Milano citta resiliente

Successivo:

Milano in corsa per la resilienza (Approfondimento)

Potrebbe interessarti