Sicurezza idrica, aziende investono 23 mld $

22 gennaio 2018 by

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Nel corso del 2017 le grandi aziende hanno investito a livello globale 23,4 miliardi di dollari in progetti sull’acqua come la desalinizzazione, il recupero delle acque reflue e l’ottimizzazione dei processi di irrigazione al fine di evitare sprechi. Si tratta di circa 1000 progetti in 91 paesi, dall’Afghanistan all’Argentina. Un passo importante, ma ancora molto resta da fare. Infatti, secondo quanto stabilito dal G20, se si vogliono raggiungere gli obiettivi stabiliti dalle Nazioni Unite per il 2030, l’investimento globale sull’acqua di oltre 6mila di dollari può essere raggiunto solo unendo gli sforzi di pubblico e privato.

 

È quanto emerge dal report CDP dal titolo “A Turning Tide: Tracking corporate action on water security” che analizza i dati sulla sicurezza idrica forniti da big dell’industria fra cui Nestlé, Burberry e Kellogg’s. CDP è un’organizzazione no profit internazionale che fornisce ad imprese, governi ed investitori il sistema globale di misurazione e rendicontazione ambientale. E infatti le informazioni raccolte con questo dossier serviranno a 639 investitori istituzionali, che gestiscono asset per 6.900 miliardi di dollari, per indirizzare le loro scelte di investimento.

 

Il report è stato realizzato grazie ai dati forniti da 2025 compagnie – di cui 742 grandi organizzazioni –  per il 59% fortemente dipendenti dal consumo di acqua secondo l’indice MSCI ACWI. Le aziende che hanno collaborato fornendo dati per il rapporto hanno complessivamente recuperato 5,6 miliardi di megalitri d’acqua nel corso del 2017, più dell’intero volume del lago Michigan. A essere precisi l’invito a partecipare al report era stato mandato a 4.653 aziende, ma solo in 2025 (meno della metà) hanno risposto.

 

Dal report emerge comunque un atteggiamento di crescente responsabilità, un miglioramento nelle performance di gestione idrica, un aumento del 40% nella divulgazione dei dati. Inoltre 75 nuove aziende sono ora presenti nel CDP Water A List., triplicate dunque rispetto alle 25 dello scorso anno. La graduatoria premia i migliori risultati e tra i più virtuosi ci sono Bridgestone, Burberry. Al contrario il settore energetico continua ad essere il fanalino di coda: 101 sulle 138 aziende interpellate non hanno divulgato dati.

 

Tornando alla sicurezza idrica, invece, il 7% delle aziende fra cui Diageo, Colgate Palmolive e Nestlé sta considerando un costo interno più elevato per la gestione dell’acqua che riflette i costi aziendali. Un piccolo gruppo di 53 aziende (7%) sta invece definendo dei valori interni per la gestione idrica che include costi e benefici sociali e ambientali, elementi che spesso non compaiono nelle politiche di pricing e nelle decisioni strategiche.

 

In Italia sono una decina le aziende a collaborare con CDP sul tema dei rischi legati all’acqua, fra cui Brembo, Fca, Intesa San Paolo, Enel, Iren e Snam. Il tasso di risposta – che è maggiore rispetto alla media globale – mostra interesse crescente per l’argomento; è infatti cresciuto dal 43% nel 2016 al 67% nel 2017. Fiat Chrysler Automobiles è la sola compagnia italiana a comparire nella CDP Water A List per la seconda volta nel 2017. La compagnia inoltre ha stabilito, entro il 2020, la riduzione del 40% dei consumi d’acqua rispetto ai livelli del 2010, passando da 33.7 a 24.4 megalitri.

 

-> CDP Water A List and scores 2017

 

A cura di Monica Lodi

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