Rischio ambientale. “Chi inquina paga”

17 febbraio 2017 by

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Cos’è il rischio ambientale

Incendi, furti, infortuni sul lavoro, incidenti stradali dei mezzi di trasporto delle merci, sono esempi di rischi comuni alla maggioranza delle attività produttive. Oltre all’adozione di importanti misure preventive per mitigarli, da tempo è consolidato il ricorso ad assicurazioni che coprano i rischi residuali, alcune delle quali imposte dalla legge. Ma il rischio ambientale?

 

Il rischio ambientale è generalmente un rischio latente, a bassa frequenza ma potenzialmente alta magnitudo. Un evento inquinante, improvviso o graduale, può provocare: inquinamento interno o esterno al sito, danno ambientale, danni a persone o cose, interruzione di esercizio di attività produttive, avvio di procedimenti penali, civili, amministrativi quali richieste di risarcimento, procedimenti di bonifica, ordinanze del Ministero dell’Ambiente. Il responsabile dell’inquinamento può quindi incorrere in spese impreviste legate al pronto intervento ambientale, alle parcelle delle società di consulenza e degli studi legali, alle attività delle imprese di bonifica.

 

Numerosi casi hanno dimostrato che l’entità dei danni provocati non è proporzionale alle dimensioni dell’azienda: piccole imprese possono cagionare fenomeni d’inquinamento la cui riparazione supera la propria capacità economica.

 

Tuttavia la bassa frequenza di questi eventi e l’elevata incertezza nella quantificazione dei danni che ne possono derivare può portare alla sottovalutazione dei rischi.

 

Indirizzi normativi

La Dichiarazione di Rio sull’Ambiente e lo Sviluppo del 1992 ha sancito il principio che gli Stati debbano sviluppare il diritto nazionale e internazionale in materia di responsabilità e risarcimento per i danni causati dall’inquinamento e altri danni all’ambiente e per l’indennizzo delle vittime.

 

Secondo il principio “chi inquina paga”, diffuso nelle normative ambientali di diversi Paesi, chi provoca un inquinamento deve sostenere i costi per gestirlo, in modo tale che non cagioni un danno all’ambiente e alle persone. Tale principio è sancito a livello Europeo dal Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (art.191).

 

In Italia le principali norme di riferimento per le determinazione delle responsabilità in caso di inquinamento sono: i) D.Lgs.152/06 e s.m.i. che sancisce l’obbligo di messa in sicurezza e bonifica dei siti contaminati e l’obbligo di riparazione/compensazione del danno ambientale; ii) D.M. 272/2014 che recepisce la Direttiva IPPC 2010/75/EC, introducendo l’obbligo di intervenire per ovviare a condizioni ambientali peggiorative rispetto allo stato riportato nella relazione di riferimento, iii) Legge 68/2015 che ha introdotto nel Codice Penale un nuovo Titolo dedicato ai “delitti contro l’ambiente”. Lo sviluppo della normativa ambientale introduce quindi nuovi obblighi, determinando un impatto sulla valutazione dei rischi per le imprese.

 

In diversi Paesi, la collettività si fa carico degli interventi di bonifica e ripristino in casi di inquinamento o danno ambientale provocati da soggetti insolventi o generati da siti orfani o sequestrati alla criminalità, attraverso prelievi di fondi dalla fiscalità generale. A fronte dei rischi di insolvenza, la Direttiva 2004/35/EC richiede agli Stati Membri di incoraggiare lo sviluppo di opportuni strumenti finanziari, che consentano agli operatori la copertura delle proprie potenziali passività ambientali.

 

Nel 2013 la Commissione Europea ha valutato la possibilità di introdurre l’obbligo di stipulare polizze ambientali, commissionando uno studio sui mercati assicurativi Europei per individuare gli strumenti disponibili [1]. Gli esiti delle ricerche hanno mostrano come diverse soluzioni assicurative siano disponibili negli Stati Membri e come il settore stia lavorando per elaborare proposte adatte a una grande varietà di situazioni:

  • Diversi rischi sono coperti nei diversi mercati: i danni ambientali sono contemplati quasi ovunque, mentre non lo sono i danni consequenziali quali l’interruzione di attività;
  • In quasi tutti i mercati, per quanto riguarda il danno ambientale è possibile assicurare gli oneri legati sia alla riparazione primaria, sia complementare e compensativa. La copertura è offerta sia come estensione di polizze per responsabilità generali, sia in polizze dedicate;
  • I livelli di copertura variano a seconda di come la Direttiva 2004/35/EC sia stata recepita dalle legislazioni dei singoli Stati ed in base alle responsabilità individuate da altre normative nazionali. Per il danno ambientale, i massimali ricadono mediamente nell’intervallo € 1-5 M, raggiungendo in alcuni casi € 50 M.

 

Le conclusioni dello studio suggeriscono che l’imposizione di un sistema assicurativo unico a livello europeo non sarebbe utile in quanto non potrebbe riflettere le specificità nazionali.

 

Diffusione delle assicurazioni ambientali

In Italia circa il 75% delle imprese ha concordato una estensione della propria polizza RCG per coprire eventi di inquinamento accidentale; il 15% non è dotato di alcuna copertura; la percentuale di imprese che ha stipulato una polizza dedicata è trascurabile. Tra le polizze dedicate, il 47% è stipulato nell’ambito del settore rifiuti, il 22% nel settore carico e scarico, circa il 7% nella chimica e 6% nel petrolifero. La distribuzione per Regione vede in testa Veneto (40%) e Lombardia (17%), seguite da Piemonte, Toscana, Emilia Romagna, Puglia, con percentuali intorno al 5%. [2]

 

La distribuzione riscontrata dipende in parte dal fatto che ad oggi In Italia risulta alla scrivente un unico caso di obbligatorietà di assicurazione ambientale, stabilito dalla D.G.R. del Veneto n. 2721/2014: tale norma impone che per la gestione di alcune tipologie di rifiuti sia stipulata una polizza assicurativa della responsabilità civile inquinamento, oltre alle garanzie finanziarie richieste dal D.Lgs. 152/06.

 

Conclusioni

Gli sviluppi della normativa internazionale e nazionale in tema di protezione dall’inquinamento impongono alle imprese la valutazione dei rischi ambientali insiti nell’esercizio delle proprie attività. L’elevata magnitudo dei rischi, rapportata alla capacità economica della singola impresa, impone spesso il loro trasferimento attraverso la stipula di un’assicurazione. Anche sul mercato italiano sono oggi disponibili diversi strumenti a grado di complessità variabile.

 

La grande varietà dei rischi ambientali fa sì che nessuna polizza possa coprirli tutti; inoltre, in analogia con gli altri strumenti assicurativi, sono previste delle franchigie. Le assicurazioni ambientali rappresentano quindi per le imprese strumenti di autotutela finanziaria, ma non possono costituire attenuanti a condotte meno rigorose nell’ambito della prevenzione dell’inquinamento.

 

A cura di Cecilia Razzetti

 

[1]  “Survey of environmental liability insurance developments”, Insurance Europe, June 2014

[2]  Dati Pool Inquinamento 2016

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