Resilienti e sostenibili: le infrastrutture del futuro

25 ottobre 2017 by

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Se non conoscete ancora questo termine, “infrastrutture resilienti“, correte rapidamente ai ripari: è una novità decisiva, e tutti ne sentiremo parlare sempre più di frequente in futuro. Anche perché forse pochi sanno che tra i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile per il 2030 delle Nazioni Unite (gli SDG’s) proprio il numero 9 prescrive di “aggiornare le infrastrutture e ammodernare le industrie per renderle sostenibili, con maggiore efficienza delle risorse da utilizzare e maggiore adozione di tecnologie pulite”. E tenendo conto delle conseguenze del cambiamento climatico – già oggi ampiamente visibili nelle cronache quotidiane – ciò che fino a poco tempo fa era considerato sicuro per strade, ferrovie, edifici, porti e quant’altro oggi non lo è più.

 

La resilienza è la capacità delle persone, delle organizzazioni o dei sistemi di prepararsi preventivamente, reagire, riprendersi e prosperare a fronte dei rischi ambientali che si trovano ad affrontare. Anche alla Conferenza sul Clima di Parigi una speciale commissione internazionale, formata da ex capi di governo ed esperti di scienze climatiche ed economia, ha redatto un rapporto che quantifica e indirizza gli investimenti necessari al cambio di rotta richiesto dall’Accordo firmato alla COP 21. La sfida sarà quella di assicurare infrastrutture resilienti e sostenibili, dalla fornitura di energia ai trasporti pubblici, dall’edilizia ai sistemi idrici e igienico sanitari edifici, per finire con quella che viene definita “l’infrastruttura naturale” delle foreste e delle zone umide: e su questo comparto si dovranno investire 90 miliardi di dollari a livello mondiale nei prossimi 15 anni. Da questo punto di vista è particolarmente importante il programma globale 100 Resilient Cities promosso dalla Rockfeller Foundation, che vede l’amministrazione di Roma e di Milano tra le prime città selezionate nel mondo per ricevere un’importante sostegno economico al fine di definire un piano per diventare più resilienti alle sfide economiche, sociali, e climatiche di un mondo sempre più globalizzato, turbolento ed imprevedibile.

 

Esistono già importanti e interessanti standard di certificazione della resilienza in architettura, per misurare la risposta degli edifici ad eventuali eventi climatici estremi, come la LEED (Leadership in Energy and Environmental Design) del GBC. Di recente poi è nata RELi, una certificazione che stabilisce il livello di resilienza in architettura. Naturalmente la resilienza in architettura ha un costo per chi costruisce, che viene stimato tra il 3 e il 4% in più rispetto ad una costruzione tradizionale. Questo importo però si assorbe nelle aliquote delle assicurazioni, che si abbassano con la riduzione del rischio legato a fenomeni climatici estremi.

 

Due esempi significativi di architettura resiliente sono la Torre Reforma, il grattacielo sostenibile progettato a Città del Messico che ha ricevuto una pre-certificazione LEED Platino, e la duna parcheggio di Katwijk, in Olanda. Torre Reforma, progettato dallo studio di ingegneria Arup, con i suoi 57 piani sarà il secondo edificio più alto di Città del Messico. Ma quel che conta è l’approccio completamente improntato alla resilienza e all’efficienza energetica, che secondo i progettisti permetterà a Torre Reforma di durare anche per 2.500 anni superando ogni calamità naturale. Grazie alla sua pianta triangolare, l’intero edificio si torce se soggetto all’aumento di pesi laterali e ai venti; resiste ai fenomeni sismici, alla subsidenza del suolo, ricicla le acque grigie e nere, è ad altissima efficienza energetica e adotta tecniche di ventilazione passiva. Diverso ma altrettanto interessante il progetto di HaskoningDHV, che a Katwijk, in Olanda, ha realizzato un parcheggio sotterraneo in una zona costiera a pochi metri dal lungomare che si trasforma in duna. In superficie, tutto ciò che resta visibile sono alcune ampie vetrate che permettono l’illuminazione naturale e l’ondulato tetto del parcheggio, che è inserito in una rete di opere infrastrutturali volte a proteggere la fascia costiera dalle inondazioni.

 

Passando all’ingegneria delle infrastrutture, di particolare valore è il sistema Envision, il primo sistema di rating per realizzare infrastrutture sostenibili. Attraverso una griglia di analisi – articolata in 5 categorie e in 14 sottocategorie: qualità della vita (scopo, benessere, comunità), leadership (collaborazione, management, pianificazione), allocazione delle risorse (materiali, energia, acqua), risorse naturali (individuazione del sito, terra ed acqua, biodiversità), clima e rischio (emissioni, resilienza) – Envision valuta la sostenibilità dell’opera infrastrutturale e, a partire da una metrica che identifica e quantifica le prestazioni del progetto, introduce spunti per il miglioramento delle performance da un punto di vista ambientale, energetico-prestazionale, sociale ed economico.

 

Envision, approdato in Italia su iniziativa congiunta di ICMQ (organismo di certificazione specializzato nel settore delle costruzioni) e di MWH, ora parte di Stantec, multinazionale canadese attiva nella consulenza ingegneristica ambientale, si applica a tutti i tipi di infrastrutture: strade, ponti, ferrovie, aeroporti, gasdotti, dighe, acquedotti, sistemi di trattamento delle acque, stadi, e così via. Parlando dell’Italia, uno dei vantaggi che potrebbero derivare dalla diffusione di questo protocollo è la possibilità di fornire alla collettività un’evidenza oggettiva del fatto che l’infrastruttura viene progettata e realizzata considerando la sostenibilità, che non è solo ambientale, ma anche economica e sociale.

 

Negli Stati Uniti il Protocollo Envision ha avuto una crescita esponenziale in pochi anni: è stato utilizzato su circa 900 progetti, e a oggi i progetti certificati dal sistema sono circa una trentina, tra Stati Uniti e Canada. Una ventina hanno ottenuto la certificazione tra il 2016 e il primo trimestre del 2017, segno di un interesse crescente in Nord America da parte di istituzioni, committenti e progettisti. I progetti certificati includono, tra gli altri, impianti di trattamento acque, reti idropotabili, strade, parchi eolici, impianti di itticoltura, programmi di riqualificazione di aree industriali. Tra questi, un progetto di riqualificazione dell’accesso al porto della città canadese di Vancouver chiamato “Low Level Road”, progettato da Stantec, e che è stato il primo al mondo a ricevere la classificazione Envision Platinum nell’ambito dei trasporti. Un piano che prevede l’accesso diretto ad uno dei maggiori terminal portuali (zona nord Port Metro di Vancouver) nonché il potenziamento dei percorsi ciclopedonali attraverso il riallineamento e la sopraelevazione di un tratto lungo 2,6 km della Low level road, con un doppio sistema di binari e l’eliminazione degli incroci stradali.

 

A cura di Roberto Giovannini

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