Realizzare grandi opere nel rispetto della sicurezza. Il caso EXPO.

04 aprile 2016 by

0saves

L’uso di strumenti di cantiere per agire sulla sicurezza dei lavoratori. Dal cronoprogramma alla riunione della sicurezza, per far emergere e risolvere le criticità e favorire la cooperazione.

 

In occasione del convegno organizzato da ASL Milano e Regione Lombardia il 14 dicembre 2015, si è discusso dell’evoluzione delle attività di controllo e delle buone pratiche per la sicurezza dei lavoratori nella realizzazione delle grandi opere. La particolarità dell’evento è stata quella di far confluire in un unico momento di discussione la testimonianza degli attori in prima linea.

Vista la recente conclusione della fase espositiva di Expo Milano 2015, il convegno è stato il momento di condividere il lavoro eseguito e gli ottimi risultati raggiunti nel campo della sicurezza. Si è potuto osservare oggettivamente come sia di fondamentale importanza la cura della progettazione, includendo gli aspetti di sicurezza, e la realizzazione delle opere stesse come da pianificazione, cosa che ha permesso di eseguire le attività manutentive durante la fase di evento.

Come sottolineato dal CSE della fase realizzativa, l’Ingegnere Matteo Colombo, e dall’assistente Ingegnere Monica Conti, relatori dell’evento, ciò è stato possibile anche grazie ad una pianificazione e gestione dettagliata della sicurezza delle attività che ha interessato una superficie di oltre 1 milione di mq. I lavori sono durati 3 anni e mezzo e hanno coinvolto 9500 imprese suddivise in 233 Appalti con picchi di circa 10.000 lavoratori/giorno. In tale periodo si sono registrati solamente 89 infortuni con una prognosi media di 21 giorni1.

 

Una strategia flessibile

L’idea vincente è stata quella di comprendere che una semplice gestione rigida della sicurezza avrebbe presentato dei limiti, data la complessità della realizzazione di una così grande opera. Si è pertanto adottato un approccio più flessibile, ampliando le fonti e le metodologie.

Nel corso della fase costruttiva sono stati impiegati molti strumenti tradizionali quali ad esempio il Piano di Sicurezza e Coordinamento (PSC), la cui accuratezza in termini di valutazione e applicazione della sicurezza permette di massimizzare l’efficienza delle attività e consente il pieno raggiungimento degli obiettivi prefissati.

Anche i Piani Operativi di Sicurezza (POS) sono uno strumento classico in mano al CSE. Per alcune lavorazioni potenzialmente pericolose il gruppo del CSE ha collaborato a stretto contatto con le Imprese affinché quest’ultime redigessero dei POS ad immagini. Ad esempio, per le attività di montaggio delle tende sul decumano e sul cardo sono state individuate le varie fasi di lavoro per mezzo di fotografie scattate durante la realizzazione del mock up delle tende stesse. Si è così potuto ottenere un miglioramento delle procedure di sicurezza con un maggiore coordinamento delle operazioni, l’ottimizzazione dei tempi per la rapida leggibilità del documento e un miglioramento della comunicazione in cantiere2.

Durante la fase realizzativa, il CSE ha eseguito più di 1500 riunioni di inter coordinamento per mitigare i rischi interferenziali, come quella relativa alle attività all’interno del fusto dell’Albero della Vita. Sono state inoltre effettuate quasi 1000 riunioni di coordinamento al fine di far cooperare ed informare le Imprese presenti sul sito; mentre per verificare la corrispondenza tra la pianificazione delle lavorazioni e la corretta esecuzione delle stesse sono stati eseguiti quasi 1500 sopralluoghi in cantiere. Altri strumenti utilizzati sono stati i permessi di lavoro, per monitorare i lavori ad alto rischio, e le riunioni di sensibilizzazione durante le quali sono stati coinvolti i lavoratori.

 

La FMECA

Un fattore innovativo è consistito nell’introduzione come progetto pilota nel settore dell’edilizia della metodologia FMECA (Failure Mode, Effects and Critically Analysis), tipica del campo della meccanica. Sviluppata negli anni ‘40 del secolo scorso da parte delle forze armate statunitensi e successivamente applicata per le missioni spaziali Apollo, tale metodologia fu importata in Europa negli anni ’80 per essere applicata al settore automobilistico. Oggi è prevista da diversi sistemi di gestione della qualità ed è utilizzata per analizzare le modalità di guasto o di difetto di un processo, valutando la gravità delle conseguenze in rapporto alla probabilità del suo verificarsi.

La FMECA, durante la fase costruttiva del sito, è stata applicata alle lavorazioni impiantistiche sia elettriche che meccaniche delle imprese Affidatarie ed Esecutrici. Per tutte le attività lavorative previste sono stati individuati i relativi modi di fallimento. I dati venivano raccolti giornalmente assegnando un punteggio ai fattori P (probabilità dell’accadimento), G (Gravità dell’effetto) e R (possibilità di rilevamento da parte dei controlli), attribuendo il valore 1 come dato non critico e 10 come valore massimo e più critico. L’Indice di Priorità del Rischio (IPR) è dato infatti dal prodotto dei tre fattori e maggiore è tale numero e maggiore sarà l’attenzione da porre sulla lavorazione.

Analizzando i dati ottenuti, è stato possibile individuare una tendenza e si è intervenuti prima ancora che i valori dell’indice risultassero preoccupanti. Il primo intervento eseguito è stato quello di effettuare la formazione per il rischio specifico ai lavoratori coinvolti, riscontrando nei giorni successivi un abbattimento del punteggio di IPR.

L’applicazione di tale metodologia ha fatto sì che si instaurasse in cantiere una “sfida” sana tra le maestranze per ottenere il punteggio che identificava i comportamenti virtuosi. Il coinvolgimento di tutti gli operatori ha permesso che il sistema venisse applicato puntualmente, raccogliendo numerose rilevazioni e portando alla completa sicurezza delle lavorazioni.

 

 

Conclusioni

In definitiva, l’uso di più strumenti diversi da parte del gruppo CSE è stata una scelta vincente, perché la sicurezza non può essere un’attività statica e ripetitiva ma deve essere flessibile e adattarsi alle varie situazioni.

Questo approccio, che ha visto il coinvolgimento sia della componente operativa sia della componente gestionale delle imprese operanti nonché la presenza costante degli organismi di controllo prime tra tutti l’ASL di Milano, ha permesso di raggiungere l’obiettivo comune dell’apertura del sito espositivo il 1° maggio 2015, garantendo gli adeguati standard di sicurezza a tutti i lavoratori coinvolti.

 

A cura di Lia Di Nardo

 

Lia Di Nardo

Ing. Lia Di Nardo - Assistente al CSE fase realizzativa Expo Milano 2015
Laureata in Ingegneria Civile con oltre 8 anni di esperienza nel settore del Project and Construction Management nei settori immobiliare e infrastrutturale privati e pubblici. Nel corso della sua carriera ha sviluppato esperienze rilevanti nei settori degli hotel, uffici, edifici industriali, centri espositivi e infrastrutture viarie e ferroviarie. In questi progetti ha ricoperto diversi ruoli nei campi del pre construction, del construction e della maintenance in riferimento alle strutture in c.a. e acciaio, al cladding e ai lavori civili e di ristrutturazione.

 

 

Ing. Matteo Colombo - CSE fase realizzativa Expo Milano 2015
Direttore Lavori e Coordinatore della Sicurezza di MM S.p.A. nell’ambito di grandi opere ed infrastrutture per la mobilità.

 

 

[1]  L’azienda MM S.p.A. ha fornito, su incarico della società Expo 2015, la progettazione definitiva ed esecutiva delle principali opere di urbanizzazione e di alcuni manufatti nonché il servizio relativo al Coordinamento della Sicurezza sai in fase progettuale sia in fase di esecuzione e della Direzione Lavori per la realizzazione del sito Expo Milano 2015.

 

[2]  Tale tipologia di POS nasce dalla lesson learnt del progetto “Sicurezza Partecipata” del 2011 patrocinato dal Ministero del Lavoro, Provincia di Milano, INAIL Lombardia, ASL Lombardia, Filca-Cisl e 2 società immobiliari di carattere internazionale che hanno premiato questo approccio.

Inclusività e Leadership del terzo millennio

Precedente:

Inclusività e Leadership del terzo millennio

La Ue investe sull’economia circolare

Successivo:

La Ue investe sull’economia circolare

Potrebbe interessarti