Raccolta differenziata: le novità dalla Gazzetta Ufficiale

14 luglio 2016 by

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Il tema della raccolta differenziata riveste un forte interesse sia per le pubbliche amministrazioni sia per la popolazione, perché, al di là degli obiettivi imposti dalla legislazione, ricopre una valenza molto ampia che contempla elementi di carattere sanitario, economico e sociale, oltre che, ovviamente, ambientale. Non sorprende, quindi, che, nel giro di un paio di mesi, il legislatore sia intervenuto con due provvedimenti distinti che riguardano, appunto, la raccolta differenziata.

In particolare, il D.P.C.M. 7 marzo 2016, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 19 aprile 2016, n. 91, ha dettato le misure finalizzate a realizzare un sistema adeguato e integrato per la gestione della frazione organica dei rifiuti urbani, ma anche la ricognizione dellofferta esistente nonché lindividuazione del fabbisogno residuo di impianti di recupero della frazione organica di rifiuti urbani raccolta in maniera differenziata (Forsu), articolato per regioni.

Più recente ancora è il decreto del Ministero dell’ambiente, del territorio e della tutela del mare 26 maggio 2016 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 24 giugno 2016, n. 146) che ha messo, nero su bianco, le linee guida per il calcolo della percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti urbani.

 

Il decreto sugli impianti

Con il primo decreto, emanato in attuazione dell’art. 35, comma 2, del decreto “sblocca Italia” (D.L. n. 133/2014, convertito con modificazioni dalla legge n. 164/2014), sono stati conseguiti tre distinti obiettivi.

Nell’Allegato 1 viene messa a fuoco l’offerta, regione per regione, per quanto riguarda gli impianti di recupero della frazione organica dei rifiuti urbani derivanti dalla raccolta differenziata, anche se i dati presi in considerazione appaiono comunque parziali: innanzitutto l’analisi si riferisce ai dati dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ma risalenti al 2013; in secondo luogo, sono stati considerati solamente gli impianti che trattano rifiuti “verdi” provenienti da sfalci e potature di giardini e parchi e di origine alimentare; infine, non sono stati contemplati gli impianti dimensionati al di sotto delle 1.000 tonn/anno di capacità di trattamento autorizzata.

L’Allegato 2,  invece, si occupa del fabbisogno teorico di trattamento della Forsu, stimata moltiplicando la quantità media pro-capite della frazione organica dei rifiuti urbani che può essere raccolta attraverso una raccolta differenziata per il numero di abitanti di ciascuna regione. Anche in questo caso, non mancano le perplessità legate al fatto che i dati presi in considerazione si riferiscono al 2014 (fonte consorzio italiano compostatori per la prima variabiele, fonte Ispra per la seconda), cosa che li rende necessariamente disallineati a quelli dell’Allegato 1 sull’offerta degli impianti, come detto risalenti al 2013.

Infine, nell’Allegato 3 sono riportati i dati, sempre su base regionale, sul fabbisogno residuo di impianti di recupero della Forsu, con l’indicazione puntuale dei valori minimi e massimi in tonnellate/anno. Da questi dati emerge una realtà a due facce che vede un gruppo di regioni, nelle quali non si segnala alcun fabbisogno residuo di impianti, contrapposto a un secondo gruppo il cui fabbisogno teorico risulta sottodimensionato rispetto all’effettiva capacità degli impianti di trattare la Forsu.

I dati potranno essere aggiornati triennalmente, ma solo previa espressa richiesta delle regioni o delle province autonome al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.

 

Il decreto sul calcolo delle percentuali

Le misure riportate nel secondo decreto (D.M. Ambiente 26 maggio 2016), ovvero la determinazione di metodi di calcolo omogenei della percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti urbani, rispondono all’esigenza (individuata dalla legge n. 221/2015 sulla green economy) di aumentare le performance di raccolta a svantaggio di altre forme di smaltimento  meno “efficienti” (conferimento in discarica, incenerimento senza recupero energetico), prevedendo un aumento dei tributi ambientali per i comuni che non avranno raggiunto i traguardi stabiliti dalla legislazione e, parallelamente, una riduzione per quelli “virtuosi”. Resta da capire come queste disposizioni si concilieranno con quanto già previsto dall’art. 205, comma 3-quater, DLgs. n. 152/2006 (modificato dalla legge n. 221/2015), che prevede la facoltà, per regioni e province autonome, di dotarsi di un proprio metodo di riferimento per il calcolo delle percentuali di raccolta differenziata dei RSU, in accordo con il gestore del catasto regionale dei rifiuti.

 

A cura della Redazione di Now How

 

 

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