Quale futuro dopo Expo? (Approfondimento)

28 maggio 2015 by

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È possibile trarre un primo bilancio di Expo a poche settimane dalla sua inaugurazione? Il buon andamento degli afflussi delle prime settimane lascia ben sperare, anche se secondo gli esperti sarà comunque difficile raggiungere l’obiettivo di 20 milioni di visitatori: al momento, siamo intorno alle 60mila presenze giornaliere (non ci sono dati ufficiali). In generale bisogna considerare il peso delle presenze serali, i biglietti a prezzo ridotto che consentono di visitare l’area fino alle 23, quando i padiglioni sono chiusi.

Per consentire l’apertura in tempo utile, come è noto, sono state ridotte le opere previste formalmente nell’Accordo di Programma del 2011, si sa che alcune strutture saranno consegnare solo ad agosto, e che altre (come il padiglione della Lombardia) dovranno già subire degli interventi di ristrutturazione. I visitatori, però non sembrano percepire questi “aggiustamenti” e l’impressione generale entrando in Expo è di grande stupore. Per i padiglioni, le opere, le forme, l’atmosfera multietnica e la grande offerta esperienziale.

 

Ma cosa accadrà dopo la fine di ottobre all’area e alle strutture realizzate? Per quanto possa sembrare paradossale, al momento poco si sa del futuro dell’area Expo. Non è stato programmato e deciso nulla per questi 1,1 milioni di metri quadri nel quadrante nordovest della città. Lo scorso novembre, è andata deserta la gara per l’alienazione delle superfici da parte della società Arexpo, oggi proprietaria delle aree Expo (posseduta da Regione Lombardia e Comune di Milano per il 34,67%, Fondazione Fiera per il 27,66%, Provincia di Milano e Comune di Rho rispettivamente per il 2% e l’1%). Né si sa quali architetture e quali padiglioni verranno conservati e quali invece saranno smantellati e distrutti.

 

Lo scorso 8 maggio è scaduto il bando indetto da Arexpo per l’individuazione di un advisor capace di valutare le proposte più o meno informalmente giunte in questi mesi e mettere a punto un progetto. Il Politecnico di Milano si era proposto per questo compito, ma non si conoscono ancora altri candidati. Quel che è certo è che si tratterà di un lavoro complesso, per definire un futuro economicamente ragionevole per una struttura e un terreno che sono già stati molto onerosi. Secondo alcune stime, parliamo in tutto di 1,3 miliardi di risorse pubbliche, 833 milioni messi dal governo e 467 da Comune di Milano, Regione Lombardia e Camera di Commercio. Cui andrebbero sommati 400 milioni investiti da aziende private e il miliardo investito dai paesi partecipanti.

 

Sembra che ci sarebbero alcuni soggetti interessati a utilizzare in modo strutturale l’area Expo, nell’area nordoccidentale della Grande Milano. L’Università Statale pensa a trasferire qui il suo campus e i dipartimenti di Fisica e di Chimica, le facoltà di Scienze Agrarie e Alimentari e di Scienze e Tecnologie, occupando almeno 250mila metri quadri con un investimento complessivo di altri 600 milioni di euro (non si sa però chi metterebbe questa somma). L’agenzia del Demanio avrebbe pensato di spostare i suoi uffici nell’area Expo. C’è poi il progetto di Assolombarda, l’associazione degli industriali della Regione, intenzionata a creare “Nexpo”, un polo imprenditoriale di alta tecnologia e Cittadella della Scienza e della Ricerca (oltre a un centro dati). Infine, si parla di creare una sorta di agenzia europea per le piccole e medie imprese. Altri vorrebbero valorizzare l’eredità dei padiglioni nazionali, realizzare un parco tematico sull’agro-alimentare italiano (in teoria previsto dall’Accordo di Programma del 2011) o costruire grandi impianti sportivi (stadio calcistico) in una Città dello Sport. La Triennale di Milano, invece, vorrebbe usare i padiglioni per l’esposizione “21st Century. Design After Design” prevista per il 2016.

 

Tutti progetti che richiedono ingenti risorse per adesso ancora da individuare, a parte la possibilità di accedere a fondi europei o ancora alla Cassa Depositi e Prestiti (CdP). Sulla carta per acquisire l’area servono almeno 340 milioni di euro, contro i 120 pagati a suo tempo ai proprietari del terreno, i fratelli Cabassi. Si potrebbe tentare di vendere separatamente parti dell’area, suddividendola in una decina di lotti; certamente sarebbe più facile trovare acquirenti, ma si spezzerebbe l’unitarietà dell’area. In più chi compra dovrà rispettare una serie di vincoli: dovrà lasciare a parco metà dell’area (440mila metri quadrati); quanto al resto (480mila metri quadrati), potrà edificare mescolando residenze, uffici, spazi produttivi e negozi (ma non un grande centro commerciale: al massimo 2500 metri quadrati).

 

Nel frattempo bisogna capire che cosa deve succedere ad Arexpo, che era stata concepita per una funzione temporanea e invece ormai dovrà – per chissà quanti anni – svolgere un ruolo di “sviluppatore” dell’area Expo. Si parla di modificare la compagine azionaria, facendo entrare il governo, ancora la CdP, o le banche che hanno finanziato l’opera con circa 70 milioni di euro. E forse la “transizione” potrebbe anche durare fino al 2017.

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