Protocollo Envision™: l’opinione di Legambiente

15 giugno 2016 by

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Riportiamo un’intervista a Edoardo Zanchini, vice presidente nazionale di Legambiente, realizzata da ICMQ e pubblicata su ICMQ Notizie di marzo 2016.

A Edoardo Zanchini sono state chieste alcune valutazioni sull’utilità del protocollo Envision™ in relazione alle modalità di realizzazione delle infrastrutture nel nostro paese.

 

L’attenzione per l’impatto ambientale degli edifici è oggi molto alta. Ma anche le infrastrutture, intese come tutte le opere civili, meritano attenzione negli aspetti sia progettuali che di realizzazione. Legambiente si è più volte espressa sul tema. Quali sono i punti caldi correlati?

La percezione che oggi la qualità dei progetti e delle realizzazioni sia importante è molto cresciuta nell’opinione pubblica, sia per gli scandali legati al fallimento della Legge Obiettivo che per una sensibilità cresciuta nei confronti dei temi ambientali. Come Legambiente pensiamo che la chiave sia nella qualità dei progetti e nella trasparenza delle procedure. Ma oggi vanno finalmente considerati nei progetti anche due obiettivi di cui si è solo discusso in questi anni, ossia il coinvolgimento e l’informazione dei cittadini e i concorsi di progettazione applicati a tutte le opere pubbliche.

 

Il protocollo americano Envision™ per la progettazione e realizzazione di infrastrutture sostenibili prende in considerazione alcuni aspetti che lei ha citato. Ritiene che possa essere un utile strumento per la gestione degli impatti ambientali delle opere infrastrutturali?

Ritengo di sì. I protocolli anche in altri campi hanno contribuito a far crescere l’attenzione nei confronti degli impatti degli interventi e senza dubbio nel settore delle infrastrutture c’è molto spazio per migliorare attraverso un’attenta impostazione progettuale e valutazione. Oggi alcuni temi in particolare sono importanti negli interventi infrastrutturali. Il primo riguarda il ciclo dei materiali utilizzati nei cantieri e nello smaltimento, per spingere materiali provenienti dal riciclo e ridurre il prelievo da cava. Il secondo è invece di approccio alle trasformazioni del territorio in uno scenario di cambiamenti climatici. Le immagini di infrastrutture sommerse dall’acqua ci ricordano quanto sia fragile il territorio italiano e come vada considerata oggi  una prospettiva di accelerazione di fenomeni meterologici estremi, sia nella forma di precipitazioni che in quella di ondate di calore.

 

Con riferimento specifico alla realtà italiana, secondo lei quali sono le tipologie di opere che potrebbero trarre maggior vantaggio dall’applicazione di Envision™?

Credo si possa applicare a tutte le tipologie di opere, ma probabilmente sono quelle lineari (autostrade e ferrovie in particolare) dove c’è più bisogno di un salto di qualità, come dimostrato dalla lievitazione dei costi e dalla poca trasparenza che in questi anni ha contraddistinto le cosiddette grandi opere. Io credo possa aiutare anche rispetto agli impianti più complessi da costruire, come quelli da realizzare nelle aree urbane, dove la componente tempo è fondamentale anche per il consenso da parte dei cittadini e quindi la gestione dei cantieri senza “sorprese” è strategica anche da un punto di vista dei costi. Sono purtroppo tanti gli esempi non solo italiani, pensiamo alla fallimentare esperienza del nuovo aeroporto di Berlino, che dimostrano quanto sia importante una gestione attenta dei progetti e dei cantieri.

 

Il protocollo, disponibile liberamente sul web, può essere utilizzato sia per infrastrutture pubbliche che private. A suo parere, esiste un ambito preferenziale per la sua diffusione?

Credo che l’approvazione della nuova legislazione in materia di appalti possa aiutare il successo del protocollo. La speranza è infatti che si apra una nuova stagione nelle infrastrutture, sia pubbliche che private, nella quale sia premiata la qualità progettuale e la realizzabilità invece della quantità dei progetti presentati. Di sicuro può aiutare anche negli interventi di project financing, dove bisogna ricostruire procedure più trasparenti di selezione, dopo alcuni fallimenti in questi anni, e può aiutare anche il pubblico nella decisione riguardo a proposte di operatori privati che si candidano a gestire infrastrutture in regime di concessione.

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