Novamont, laboratorio di bioeconomia (Approfondimento)

12 gennaio 2015 by

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Nota al grande pubblico anzitutto per il marchio Mater-Bi® di cui sono fatti i sacchetti biodegradabili della spesa, Novamont è un esempio di innovazione tutta italiana dalla profonda vocazione green. Non da ultimo, è un’azienda di successo guidata da una donna di successo, che ha fatto della sua solida formazione scientifica e della sua leadership gli strumenti per diffondere i principi della cosiddetta “bioeconomia”. Catia Bastioli, Amministratore Delegato di Novamont e Presidente di Terna, ci racconta come i valori dello sviluppo sostenibile siano alla base del successo di Novamont e come la bioeconomia possa diventare un’opportunità di crescita per l’intero Paese:

 

“Fin dalla sua nascita Novamont ha cercato di contribuire in modo significativo alla realizzazione di una nuova politica industriale in grado di saldare le esigenze di crescita con la sostenibilità, incoraggiando la transizione verso un nuovo modello di sviluppo e verso un nuovo paradigma, che è prima di tutto culturale. L’approccio è quello olistico della bioeconomia, che guarda non soltanto alla riduzione dell’impatto ambientale, ma ad un tipo diverso di economia, basata su un utilizzo saggio delle risorse, in un’ottica di efficienza e di risparmio, sul superamento del concetto di prodotto in favore di quello di sistema, sulla rivitalizzazione di siti deindustrializzati attraverso bioraffinerie integrate e sul ripensamento dei rifiuti come ulteriori risorse.”

 

Di fatto, la filosofia di business di Novamont è strettamente legata alle sue origini ed alla sua storia. Novamont nasce a Novara nel 1989 come centro di ricerca strategico del gruppo Montedison, con lo scopo di creare un ponte tra il mondo delle materie prime agricole di Eridania e le tecnologie chimiche di Montecatini. Nel 1996 esce dal gruppo per diventare una società indipendente e profittevole, e dare un concreto sviluppo industriale al progetto di integrazione tra chimica, ambiente e agricoltura, in particolare attraverso l’impiego di fonti rinnovabili per la produzione di bioplastiche, pensate per applicazioni specifiche a basso impatto ambientale. E’ proprio in questo terreno fertile che nasce Mater-Bi®.

 

Aggiunge Catia Bastioli, a tal proposito: “Questa eccellenza si basa su oltre vent’anni di ricerca e innovazione nel settore delle bioplastiche, sul dialogo di anni tra industria di innovazione e agricoltura, sullo sviluppo di sistemi virtuosi di trattamento dei rifiuti e di modelli di bioraffinerie sempre più orientati a prodotti ad alto valore aggiunto. Considerate in una logica di sistema e di efficienza delle risorse, le bioplastiche possono essere messe al servizio della soluzione di un problema e aiutare a ridisegnare interi settori applicativi. Questo significa, ad esempio, sviluppare delle bioplastiche biodegradabili e compostabili in modo mirato per quelle applicazioni in cui la plastica è un inquinante del rifiuto organico, contribuendo a superare i gravi problemi ambientali che derivano dal mettere il rifiuto organico a discarica, e favorendo invece la sua trasformazione in un prezioso prodotto”.

 

Quello che Novamont e i suoi partner hanno realizzato in questi anni è un vero e proprio cambiamento culturale che ha trasformato in qualche modo l’Italia in un laboratorio di un vero e proprio caso studio di bioeconomia.

 

“Non è un caso, dunque, se l’Italia è stato il primo Paese ad introdurre una legge finalizzata a ridurre l’utilizzo dei sacchetti monouso per l’asporto merci”, sottolinea Bastioli. “La “legge shopper” ha contribuito a fare emergere la problematica dell’impatto ambientale dei sacchetti e, grazie alle positive e documentate ricadute in termini non soltanto ambientali, ma anche di occupazione e sviluppo industriale, ha promosso la decisione della Commissione Europea di affrontarla in sede di normativa”.

 

L’esempio è di quelli che ci ricordano come il nostro Paese sia ancora in grado di elaborare modelli competitivi e di successo, di “fare scuola”, insomma. E ci ricorda come ancora una volta il binomio innovazione e green economy costituisca un potenziale di sviluppo immenso.

 

“La bioeconomia rappresenta un’opportunità straordinaria, ma allo stesso tempo accessibile, per il rilancio del nostro Paese”, continua Catia Bastioli. “L’Italia presenta, infatti, una serie di condizioni strutturali che favoriscono il passaggio a questo modello di sviluppo: dalle caratteristiche geografiche alla struttura del settore agricolo, dalle infrastrutture al know-how di ricerca nel settore delle bioplastiche e della chimica da fonti rinnovabili al problema dell’obsolescenza di alcuni comparti industriali non più competitivi a causa di mancata innovazione negli anni, e che possono essere oggetto di riconversione.

 

La portata di questo passaggio può essere enorme, se declinato non come semplice sviluppo di altri prodotti che differiscono dai quelli passati perché “green”, ma ripartendo dalle capacità di innovazione e dai territori, valorizzandone le specificità, dando vita a nuove filiere agro-industriali e utilizzando le tecnologie già disponibili e pronte al salto di scala per riconvertire gli impianti obsoleti o dismessi e creare nuove opportunità di crescita e di occupazione non soltanto nell’industria chimica, ma lungo tutta la filiera.”

 

E conclude: “Ovviamente, per dare concretezza a tutto questo, è fondamentale poter contare su una chiara strategia a livello nazionale, che individui tra le sue priorità la spinta a prodotti capaci di ridurre i costi delle esternalità sull’ambiente, sulla salute e sulla società e la cui produzione rappresenti una reale opportunità di rilancio delle aree in crisi. Solo così sarà possibile il salto, economico e culturale, per cui il nostro Paese è già pronto a livello tecnologico”.

 

 

Catia Bastioli

Catia Bastioli
è AD di Novamont ed Inventore Europeo 2007 per le bioplastiche. Ha trasformato la sua ricerca in una realtà industriale oggi leader nello sviluppo e nella produzione di bioplastiche e biochemicals da fonti rinnovabili, mettendo in pratica la sua idea di Bioeconomia intesa come rigenerazione territoriale attraverso Bioraffinerie integrate che combinano chimica, agricoltura e ambiente.

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