L’Italia del riciclo in crescita

21 dicembre 2017 by

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È una crescita che si consolida quella dell’industria del riciclo. A confermarlo è il Rapporto “L’Italia del riciclo”, uno studio condotto ogni anno dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e da FISE Unire e giunto alla sua ottava edizione.

 

In questi anni, lo Studio ha acquisito una rilevanza sempre maggiore, che è andata di pari passo con il crescere dell’importanza delle attività di restituzione dei materiali ai processi di produzione e di consumo nello sviluppo delle politiche ambientali, economiche ed occupazionali. Oggi questa pubblicazione costituisce l’unico Rapporto sul riciclo dei rifiuti nel nostro Paese e rappresenta una delle fonti a cui la Commissione Europea fa riferimento per analizzare lo stato delle politiche di sostenibilità ambientale in Italia.

 

Si tratta, inoltre, di un’edizione speciale perché sono trascorsi vent’anni da quando in Italia fu introdotta una disciplina organica che ha portato il nostro Paese a livelli di eccellenza nel riciclaggio dei rifiuti, il Decreto Legislativo n. 22 del 5 febbraio 1997.

 

Secondo quanto emerge dal Rapporto, l’Italia non ha nulla da invidiare alle eccellenze del settore, a quanto pare, ed è lo Stato che ricicla di più tra i primi 5 Paesi industrializzati dell’UE.

 

A livello nazionale, la quantità di rifiuti destinata al recupero è più che raddoppiata dal 1999 al 2015, passando da circa 29 a 64 milioni di tonnellate, mentre l’avvio a smaltimento si è drasticamente ridotto da 35 a 18 milioni di tonnellate.

 

Nel 2016 sono stati avviati al riciclo il 67% degli imballaggi e sono stati trattati quantitativi crescenti di rifiuti provenienti da raccolte differenziate (umido e tessile) e da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (AEE). La gestione dei rifiuti vale oltre 23 miliardi e occupa oltre 133.000 persone.

 

Nello specifico, la crescita più significativa si è registrata nelle filiere dell’alluminio (+5%), dell’acciaio (+4%) e del legno (+4%), mentre si sono confermate le eccellenze nel tasso di riciclo della carta (80%) e dell’acciaio (77,5%). La frazione organica, che da sempre rappresenta la porzione principale dei rifiuti urbani avviati a recupero, ha gradualmente incrementato il suo peso rispetto al totale dei rifiuti che entra nel circuito della raccolta differenziata con una percentuale che è cresciuta, passando dal 40% del 2011 al 41,2% nel 2016 e raggiungendo i 107,6 kg per abitante.

 

Si conferma l’eccellenza italiana degli oli minerali usati, con oltre il 99% degli oli gestiti avviati a rigenerazione, mentre cresce anche la raccolta degli oli vegetali esausti che tocca le 65 mila tonnellate (+5% vs 2015). Anche settori più “giovani”, come quello dei rifiuti tessili, vedono crescere la raccolta (133 mila tonnellate, +3,3% vs 2015) con quasi il 73% dei Comuni che ha effettuato il servizio di raccolta differenziata.

 

Per quanto riguarda, invece, il tessuto imprenditoriale, esaminando i risultati economici di un panel di oltre 1.000 imprese che da più di 10 anni gestiscono rifiuti come loro “core business”, il gestore medio conta un fatturato di 16 milioni di euro nel 2015, una cifra più che raddoppiata in termini reali rispetto al 2003. Si stima, sulla base di questo panel, che l’industria del riciclo abbia prodotto 12,6 miliardi di euro di valore aggiunto nel 2015, equivalenti a circa l’1% dell’intero PIL.

 

Sono dei risultati importanti soprattutto, come sottolineato nel Rapporto, alla vigilia di un ambizioso rilancio delle politiche di gestione dei rifiuti, che si pone l’obiettivo di una maggiore circolarità delle risorse. I nuovi target proposti dal Pacchetto sull’Economia Circolare e la contemporanea adozione di modalità uniformi per il calcolo del riciclato avranno sicuramente un forte impatto sul mercato del riciclo e sul sistema Paese nel suo complesso. Dal punto di vista economico, saranno necessari nuovi progetti di investimento che creeranno opportunità di occupazione, mentre dal punto di vista ambientale, tali processi porteranno alla riduzione delle emissioni di gas climalteranti. Un ulteriore effetto positivo potrebbe essere quello di contribuire a stabilizzare la domanda e i prezzi dei materiali riciclati, fornendo maggiori certezze agli investitori.

 

Il rilancio implica anche la richiesta di un maggior ruolo e di una maggiore responsabilizzazione delle imprese manifatturiere nelle politiche di gestione dei rifiuti. La proposta della Commissione Europea vuole infatti rafforzare e ad allargare a nuovi settori la cosiddetta “Responsabilità Estesa del Produttore” (EPR), che vede il coinvolgimento del settore produttivo nella gestione dei rifiuti sia in termini di oneri che di risultati.

 

In pratica, l’approvazione definitiva a livello europeo del Pacchetto sull’Economia Circolare ed il successivo recepimento a livello nazionale, offriranno l’opportunità all’Italia e al sistema delle imprese del recupero e del riciclo, di sostenere una bella sfida per il passaggio ad un effettivo modello di economia circolare.

 

 

Leggi qui il Rapporto completo.

 

A cura della Redazione di Now How

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