Le nuove direttive europee per l’economia circolare

13 febbraio 2018 by

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Nel 2015 la Commissione Europea ha pubblicato il Pacchetto sull’economia circolare “L’anello mancante – un Piano d’azione europeo per l’economia circolare” che conteneva le proposte di revisione delle principali Direttive sui rifiuti (Direttiva quadro, imballaggi, discariche, RAEE, batterie e accumulatori e veicoli a fine vita). Nel corso degli ultimi due anni queste proposte hanno seguito la procedura prevista per l’adozione delle Direttive europee.

 

La proposta della Commissione, subito dopo la sua pubblicazione, è stata inviata in prima lettura al Parlamento e al Consiglio che hanno avviato i lavori di emendamento ai testi e nel dicembre del 2017 si è arrivati ad un accordo sui testi sulle nuove norme in materia di rifiuti e di economia circolare.

 

Obiettivi di riciclo dei rifiuti urbani più impegnativi, maggiore coinvolgimento dei produttori, nuovi target per gli imballaggi, taglio dello smaltimento in discarica, riduzione degli sprechi alimentari. Queste sono alcune delle novità contenute nel nuovo pacchetto, approvato da Consiglio, Commissione e Parlamento Europeo e presentato in anteprima nel corso del convegno, “Circular Economy, le direttive europee appena approvate”, organizzato in occasione dei 10 anni della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile.

 

Ecco alcune definizioni introdotte dall’accordo di dicembre:

  • viene inserita una definizione esaustiva di “rifiuto urbano”, finora non presente nella legislazione europea e che favorirà la comparabilità dei dati e dei target riportati dai diversi Stati membri. La nuova definizione considera rifiuti urbani: i rifiuti domestici indifferenziati e da raccolta differenziata; i rifiuti indifferenziati e da raccolta differenziata provenienti da altre fonti equiparabili ai rifiuti domestici per natura e quantità e i rifiuti risultanti dalla pulizia dei mercati e dalla nettezza urbana. Si prevedono anche delle esclusioni: i rifiuti urbani non includono i rifiuti provenienti dalla grande distribuzione e dall’industria, dalla produzione, dall’agricoltura, dalla silvicoltura, dall’itticoltura, dalle fosse biologiche, delle reti fognarie e degli impianti di trattamento, compresi i fanghi di depurazione, dai veicoli fuori uso e dalle attività di costruzione e demolizione.

 

  • Viene meglio definito il backfilling (riempimento), precisando che il riempimento è una qualsiasi operazione di recupero diversa dal riciclaggio, in cui i rifiuti sono utilizzati per la bonifica in aeree escavate o per interventi paesaggistici o costruttivi in sostituzione di altri materiali che sarebbero stati altrimenti utilizzati a tale scopo.

 

  • Viene inserita la nuova definizione di “material recovery” che precisa che il recupero di materiale riguarda qualsiasi operazione di recupero, tranne il recupero di energia e il ritrattamento di materiali che devono essere utilizzati come combustibili o altri mezzi per generare energia. Comprende la preparazione per il riutilizzo, il riciclaggio e il riempimento.

 

  • Viene inserita la nuova definizione di “food waste” secondo la quale i rifiuti alimentari sono costituiti da alimenti destinati al consumo umano, commestibili o non commestibili, rimossi dalla catena di produzione o di approvvigionamento per essere scartati, anche a livello di produzione primaria, trasformazione, produzione, trasporto, conservazione, vendita al dettaglio e di consumatori, ad eccezione delle perdite nelle attività della produzione primaria.

 

  • Viene inserita la nuova definizione di “extended producer responsibility scheme”, considerato come una serie di norme assunte dagli Stati membri per assicurare che i produttori di un prodotto abbiano la responsabilità finanziaria o finanziaria e organizzativa per la gestione dei rifiuti derivanti dallo stesso prodotto.

“Le nuove direttive – ha affermato Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile – avviano la svolta dell’economia circolare, cominciando con numerosi e importanti cambiamenti nel settore dei rifiuti. Siamo alla vigilia di una nuova svolta, di più ampia portata di quella avviata con la riforma di oltre 20 anni fa, che ci ha fatto passare dalla discarica come sistema largamente prevalente di gestione dei rifiuti, alla priorità del riciclo. Sarebbe bene preparare il recepimento delle nuove norme europee in materia di rifiuti e circular economy con un’ampia partecipazione.”

 

 

Queste alcune novità del pacchetto europeo:

 

1)     Per i rifiuti urbani si alzano al 55% nel 2025, al 60% nel 2030 e al 65% nel 2035 gli obiettivi di riciclo (oggi siamo al 42%). Per raggiungere il target del 2035 sarà necessario che la raccolta differenziata arrivi almeno al 75% (oggi la media nazionale è del 52,5%).

 

2)     Viene rafforzata la responsabilità estesa del produttore che, nella gestione dei rifiuti che derivano dai loro prodotti, dovranno assicurare il rispetto dei target di riciclo, la copertura dei costi di gestioni efficienti della raccolta differenziata e delle operazioni di cernita e trattamento, quelli dell’informazione, della raccolta e della comunicazione dei dati. Per gli imballaggi tale copertura sarà dell’80% dei costi dal 2025, per i settori non regolati da direttive europee la copertura dei costi sarà almeno del 50%, per RAEE, veicoli e batterie restano le direttive vigenti in attesa di aggiornamenti.

 

3)     Per il riciclo degli imballaggi l’Italia è già a buon punto: si dovrà aumentare il riciclo dall’ attuale 67% al 70% del totale degli imballagginentro il 2030. Per gli imballaggi in legno oggi il riciclo è al 61% a fronte di un obiettivo del 30%; per quelli ferrosi l’obiettivo è dell’l’80% (oggi si è al 77,5%); per l’alluminio l’obiettivo è del 60% (oggi si è già al 73%); per gli imballaggi in vetro l’obiettivo è del 75% (oggi si è al 71,4%); per gli imballaggi di carta si dovrà passare dall’attuale 80% all’85%. Maggiori difficoltà, a causa degli imballaggi in plastiche miste, ci sono per il riciclo di quelli in plastica che dovrà aumentare dal 41% attuale al 55% al 2030.

 

4)     Lo smaltimento in discarica non dovrà superare il 10% dei rifiuti urbani prodotti. Oggi in Italia la media è del 26%, però con Regioni in forte ritardo: il Molise (90% in discarica), la Sicilia (80%), la Calabria (58%), l’Umbria (57%), le Marche (49%) e la Puglia (48%).

 

5)     Per attuare a una strategia contro gli sprechi alimentari vengono introdotti target di riduzione degli sprechi del 30% al 2025 e del 50% al 2030.

 

“Con l’economia circolare – ha sottolineato Simona Bonafè, relatrice del provvedimento al parlamento Ue – i rifiuti finalmente si trasformano da un problema da risolvere a un’opportunità da sfruttare. Il riciclo e l’ottimizzare dei processi produttivi orientati all’eliminazione degli scarti non solo sposteranno l’economia sempre di più verso una crescita davvero sostenibile ma creeranno nuove sfide competitive per le nostre aziende, nuovi posti di lavoro e, in definitiva, ad un aumento del Pil. Sfide che l’Italia sta cogliendo e farà sempre più sue, soprattutto adesso che la partita dell’economia circolare si sposterà sul recepimento delle direttive europee”.

 

A cura della Redazione di Now How

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