Lana, petrolio e moda insieme, unite dal mare

12 febbraio 2016 by

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Lana e petrolio, bottiglie di plastica e fashion. Ad unirli il mare. Non sono associazioni libere tra parole, ma due idee che si sono trasformate in altrettanti progetti e iniziative imprenditoriali. La prima arriva da Biella, terra di lane e tessuti, e prende il nome di Woolres (Wool Recycles Eco System) mentre la seconda nasce in Spagna con la Ecoalf. Entrambe hanno in comune l’obiettivo di salvaguardare il mare e il suo incredibile patrimonio biologico.

 

Partiamo dal Piemonte dove un giorno di alcuni anni fa Luciano Donatelli, oggi ex presidente dell’Unione Industriali di Biella, stava guardando alla televisione i filmati che arrivavano dal Golfo del Messico dove, con l’esplosione della piattaforma petrolifera Deep Horizon del BP, si stavano riversando in mare milioni di barile di greggio. Donatelli si ricordò di quando da ragazzo, combinato un guaio con della nafta, fu la lana a salvarlo dal castigo per il danno fanno a un laghetto. L’idea è semplice e geniale allo stesso tempo: usare la ‘lana sudicia’, quella appena tosata dalle pecore. È una lana non abbastanza fine per confezionare tessuti e filati di pregio e a volte costituisce un onere per gli allevatori che devono addirittura pagare per liberarsene. La lana grezza contiene lanolina, fortemente idrorepellente ma capace al contempo di assorbire liquidi oleosi. E da qui l’idea di usarla come una grande spugna naturale. Utilizzata una prima volta la lana viene spremuta (il petrolio recuperato) e poi riutilizzata fino anche a venti volte. Esaurita la sua capacità di assorbimento la lana può essere bruciata in un termovalorizzatore generando così energia. Qualche numero per rendersi conto di cosa significhi Woolres. In dieci ore di lavoro e con 10 mila chilogrammi di lana sudicia (di fatto un container) si potrebbero raccogliere 6350 barili di petrolio per un controvalore di poco più 190 mila dollari considerando i prezzi attuali del greggio (circa 30$/B). In dieci ore circa un milione di litri di petrolio potrebbe essere tolto dal mare, senza gli effetti collaterali legati invece all’utilizzo di solventi chimici. La nave ideata per questo scopo (ne è stato depositato il brevetto) ha un costo di circa un milione di euro e l’investimento iniziale potrebbe quindi essere ammortizzato nel giro di poche giornate di attività.

 

L’idea di Donatelli, portata avanti con il coinvolgimento e l’aiuto di Mauro Rossetti, direttore dell’Associazione tessile e salute di Biella, e di Mario Plomer, amministratore delegato di Tecnomeccanica Biellese, ha visto il coinvolgimento anche del Rina (Registro navale italiano) e del Politecnico di Torino e ha ricevuto un finanziamento dall’Unione Europea. Il progetto, da 1,2 milioni di euro, ora è entrato in fase di commercializzazione. Numerosi i contatti: dalla messicana Pemex a società petrolifere dei Paesi del Golfo, all’Italiana Eni.

 

Se Woolres sta per andare in rampa di lancio, Ecoalf, di cui è fondatore e presidente Javier Goyeneche, è già una realtà affermata nel mondo della moda eco-sostenibile. Trasforma le bottiglie di Pet gettate nel Mediterraneo in filati di alta qualità: con 70 bottiglie si ottiene un metro di eco stoffa leggera e sottile con il 20% in meno di consumo di acqua, il 50% in meno di consumo di energia e il 60% di inquinamento dell’aria. Con 135 bottigliette si produce uno zaino. Per arrivare a questo ci sono voluti gli sforzi di ricerca e sviluppo sostenuti dalla Fondazione Ecoalf che, a sua volta, ha coinvolto cinque partner spagnoli, leader nelle rispettive aree. È stato realizzato uno studio di fattibilità “Upcyclingtheoceans”, finanziato dall’Unione Europea, per analizzare la sostenibilità economica, le difficoltà logistiche del recupero dei rifiuti marini e le aspettative di mercato. Ma il fondamentale contributo a Ecoalf arriva da 160 pescherecci valenziani che ogni giorno pescano una tonnellata di materiale che poi sarà trasformato in borse e giubbotti. I rifiuti marini vengono già stoccati sui pescherecci in appositi contenitori e una volta a terra sono raccolti in container dedicati che, una volta alla settimana, sono prelevati e portati allo smistamento. Ecoalf non si ferma alla plastica: dal mare prende anche le reti da pesca abbandonate (235 grammi di reti da pesca permettono di ricavare 1 metro di tessuto con il 20% in meno di consumo di risorse naturali e il 28% di riduzione dell’emissione di gas) e gli pneumatici. A questi si aggiungono poi i fondi di caffè, il cotone e la lana post industriale (http://ecoalf.com/conocenos/procesos) e quindi si capirà bene adesso perché, nel suo negozio madrileno, Ecoalf  ha esposto la scritta “Esta vez la basura es la buena noticia”, questa volta la spazzatura è la buona notizia. Tutto ciò che è nel negozio, arredi compresi, è di materiale riciclato.

 

In conclusione, per tirare il bandolo della matassa, la lana che non può dare filati di livello pulisce il mare dal petrolio, mentre le bottiglie di plastica gettate in mare si trasformano in tessuti fini. Ironia della natura.

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