L’albero della vita mette radici in Africa

22 agosto 2016 by

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Warka Water è una struttura – in fase di test in Etiopia – in grado di estrarre acqua potabile dall’aria, come fanno in natura molte piante e animali.

 

Il suo nome – Warka – ricorda il gigante albero di fico selvatico così importante nell’ambiente e nella cultura etiope.  In realtà, però, è stato disegnato da un gruppo di lavoro guidato dall’architetto italiano Arturo Vettori per offrire una fonte d’acqua alternativa alle popolazioni dell’Etiopia, dove l’accesso alle risorse idirche è uno dei principali problemi.

 

Il team – che ha concepito Warka Water innanzi tutto come una struttura architettonica – ha il sostegno del Ministero degli esteri e unisce membri di Etiopia, Nigeria, India,  Libano, Stati Uniti e Regno Unito.

 

Warka Water è una soluzione alla mancanza di acqua potabile basata su un’idea sostenibile sotto il profilo ambientale, sociale e finanziario. Il progetto – ancora in fase sperimentale – ha l’obiettivo di raccogliere da 50 a 100 litri di acqua potabile al giorno, per essere bevuta o stoccata per successivi utilizzi, come l’irrigazione.

 

Warka Water è particolarmente adatta per portare acqua in aree non raggiunte dagli acquedotti, come le zone motagnose, e dove non esistono pozzi. Un fattore critico di successo è il fatto che proprietà e gestione del progetto possono essere affidati agli abitanti dei villaggi.

 

Madre Natura ha ispirato l’idea

Per design e concept, il progetto ha tratto ispirazione da diverse fonti , tra le quali la natura stessa. In base ai principi della biomimesi, molte piante e animali hanno sviluppato una superficie del tutto particolare con micro e nano-strutture che consentono di catturare l’acqua contenuta nell’aria per sopravvivere ad ambienti estremi.

 

L’aria, infatti, contiene sempre una minima percentuale di umidità. Questo fatto rende possibile trarre acqua dall’aria pressoché ovunque nel mondo, a partire dalle zone con un alto tasso di umidità.

 

Warka Water si basa unicamente su fenomeni naturali, come la forza di gravità, la condensa e l’evaporazione, senza necessità di energia elettrica (raccoglie infatti pioggia, nebbia e brina). Inoltre, la struttura è realizzata con materiali locali e biodegradabili, come bambù, corda e bioplastica. Studiando la corazza dello scarafaggio namibiano, il fiore di loto, le ragnatele e il complesso sistema di raccolta d’acqua dei cactus, il team di ideatori ha identificato alcuni materiali e coperture che migliorano le possibilità di condensa delle rete e le capacità di stoccaggio. I formicai di termiti hanno fatto da modello per la copertura e la forma esterna.

 

Refrigerio e riparo dal sole

Un’altra importante fonte di ispirazione viene dalla cultura e dall’architettura locale: il design di Warka richiama infatti le tecniche con cui gli etiopi intrecciano i canestri. L’albero di fico è una parte davvero importante della cultura e dell’ambiente etiope, perché crea ombra e riparo ed è quindi un luogo tradizionale di ritrovo di gruppi e classi in grado di offrire frutti nutrienti a persone e animali. Warka Water rispetta questo ruolo in quanto produce ombra e acqua, entrambe componenti fondamentali per lo stile di vita rurale etiope.

 

Una volta sviluppata la fase prototipale e completati i test, l’obiettivo è diffondere Warka su ampia scala, per portare il costo a 1.000 dollari a torre. Lo step successivo consiste nell’implementare un sistema di gestione idrica che insegni i principi della permacultura e nomini un amministratore per la distribuzione dell’acqua.

 

Il team di designer sta studiando anche la possibilità di installare strutture simili in altre aree geografiche con caratteristiche analoghe a quelle dell’Etiopia.

 

 

L’importanza di ogni goccia d’acqua

Nel 2015, l’Etiopia ha dovuto affrontare una siccità eccezionale, probabilmente la peggiore degli ultimi 30 anni secondo il World Food Programme (https://www.wfp.org/stories/drought-ethiopia-10-million-people-need).
 
Studi recenti stimano che solo il 34% della popolazione abbia accesso a risorse idriche adeguate. Quindi, circa 60 milioni di persone non hanno acqua, con conseguenti problemi igienici e diffusione delle malattie. Solo il 44% di tutta la popolazione ha accesso all’acqua potabile, e appena il 34% nelle aree rurali (http://www.who.int/water_sanitation_health/publications/2012/jmp_report/en/)

 

 

A cura di Emanuela Taverna

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