L’Africa ci offre una seconda possibilità

29 ottobre 2014 by

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Editoriale ottobre 2014

 

Secondo l’ultimo “African economic outlook”, un rapporto realizzato ogni anno dall’African Development Bank, dall’OCSE e dall’UNDP (United Nations Development Program), il continente africano continua a tenere testa alla crisi economica globale con un tasso di crescita di quasi 5% nel 2014 ed un 6% previsto per il 2015. Il Presidente del Consiglio Renzi, durante la sua “campagna d’Africa” dello scorso agosto ha definito il continente nero “una grande opportunità per le nostre imprese”. E, in effetti, grandi e piccoli imprenditori italiani se ne erano già accorti da qualche tempo, puntando su alcuni Paesi, soprattutto nella fascia sub-sahariana, dove trovare condizioni di crescita ormai inesistenti da noi e nel resto d’Europa. Solo nel 2013, SACE, gruppo assicurativo che offre credito all’esportazione alle nostre aziende, aveva registrato un aumento del 62% del portafoglio di operazioni assicurate proprio nell’Africa sub-sahariana.

 

Di certo non siamo i soli ad aver avviato queste nuove campagne d’Africa. La Cina, ancor prima degli Stati Uniti, è ormai il primo partner commerciale del continente: agricoltura, risorse del sottosuolo e gas naturale africani sono una priorità per Pechino. Perfino in piena emergenza ebola, la Cina ha deciso di giocare questa battaglia da protagonista, difendendo al contempo interessi economici immensi oltre che obiettivi umanitari. In aggiunta ai 38 milioni di dollari donati in aiuti medici e ai 6 milioni di dollari devoluti al World food programme, per aiutare i paesi colpiti dall’epidemia, il Paese ha appena stanziato altri 16 milioni.

 

Tra i Paesi preferiti dalla Cina per i propri investimenti, ma anche dall’Italia, c’è il Mozambico, fortunatamente fuori dal ciclone ebola e con un potenziale di crescita enorme. Le esigenze e le opportunità di sviluppo del Paese sono di tutti i tipi, dall’agroindustria alle infrastrutture, dall’energia al turismo.

 

Eni è tra gli attori più importanti di questo mercato, dopo aver scoperto un giacimento da 2.400 miliardi di metri cubi di gas naturale che consentirebbe (secondo le stime preliminari) di “soddisfare il fabbisogno di energia degli italiani per trent’anni”. E’ evidente che, alla luce, del conflitto russo-ucraino, la possibilità di un corridoio nord-sud alternativo sia molto allettante per il nostro paese che – a maggior ragione se si realizzerà la TAP – potrebbe diventare un importante hub energetico per tutta l’Europa.

 

Il Mozambico, come altri paesi Africani durante la prima fase post-coloniale, è stato teatro di complesse instabilità politiche e la sua storia merita grande attenzione. L’Italia sta giocando un ruolo chiave in questo frangente e vanta delle relazioni particolarmente buone con il Paese fin da quando nel 1992 si firmò proprio a Roma, con l’intermediazione della Comunità di Sant’Egidio, la pace tra il partito di governo e le forze dell’opposizione armata, dopo anni di guerra civile. Nel seguito, la diplomazia italiana è stata coinvolta più volte per fornire un contributo di distensione e di mediazione. Quello che succede in Africa, ormai dovremmo saperlo, in qualche modo succede anche a noi e non può non interessarci.

 

La grande sfida di questo momento storico per nazioni come la nostra e per aziende come la nostra, sarà contribuire alla ricchezza di questi paesi senza depauperarli in una logica neo-colonialista che, in un mondo globalizzato, avrebbe effetti nefasti ben al di là dei confini africani. Saremo in grado di vincere la sfida? Le contraddizioni e le difficoltà sono tante. In un continente dove si spendono ancora 35 miliardi di dollari per importare cibo nonostante il potenziale agricolo, e dove secondo l’Unicef muoiono di fame oltre 300 mila bambini ogni anno, si stima che a fine 2014 il 60% della popolazione avrà uno smart phone e lo utilizzerà soprattutto per transazioni economiche. E’ una popolazione in fermento, che ci osserva e ci giudica e se ancora una volta non sapremo dare oltre che prendere, commetteremo un errore imperdonabile.

 

In fondo sviluppo sostenibile vuol dire proprio questo e l’Africa ci sta offrendo una seconda possibilità.

 

A cura di Stefano Susani, Amministratore delegato di MWH in Italia, Regional Director divisione Energia, Industria e Risorse Naturali in Europa e Africa

Intervista a Giovanni Milani, Syndial

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