La Ue investe sull’economia circolare

15 aprile 2016 by

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Sei miliardi per la nuova vita dei prodotti

 

Passare da un’idea di crescita economica su linea retta a una in modalità circolare. Sta tutta qui l’essenza della rivoluzione copernicana che dovremo fare nostra se vorremo consegnare ai nostri figli e, più avanti, alle generazioni future, un patrimonio di risorse naturali ancora utilizzabili. L’Unione Europea crede in questa visione e alla fine dello scorso anno ha annunciato un investimento di 6 miliardi di euro nell’economia circolare. “Per garantire una crescita sostenibile nella UE –  si legge nel testo del comunicato diffuso dalla Commissione europea lo scorso dicembre – dobbiamo usare le risorse a nostra disposizione in un modo più intelligente e sostenibile.

 

È chiaro che il modello lineare di crescita economica seguito nel passato non è più adatto alle esigenze delle società moderne in un mondo globalizzato. Non possiamo costruire il nostro futuro su un modello “usa-e-getta”. Molte risorse naturali non sono infinite: dobbiamo trovare un modo di utilizzarle che sia sostenibile sotto il profilo ambientale ed economico, e rientra anche nell’interesse economico delle imprese fare il miglior uso possibile delle loro risorse”. E ancora, per essere più chiara, la Ue precisa che “In un’economia circolare il valore dei prodotti e dei materiali si mantiene il più a lungo possibile; i rifiuti e l’uso delle risorse sono minimizzati e le risorse mantenute nell’economia quando un prodotto ha raggiunto la fine del suo ciclo vitale, al fine di riutilizzarlo più volte e creare ulteriore valore. Questo modello può creare posti di lavoro sicuri in Europa, promuovere innovazioni che conferiscano un vantaggio competitivo e un livello di protezione per le persone e l’ambiente di cui l’Europa sia fiera, offrendo nel contempo ai consumatori prodotti più durevoli e innovativi in grado di generare risparmi e migliorare la qualità della vita”.

 

Affermazioni interessanti, per alcuni condivisibili, per altri forse un po’ altisonanti. Di certo non solo parole visto che la Commissione europea ha presentato una serie di misure che comprende alcune proposte legislative riviste sui rifiuti nonché un piano d’azione globale che definisce un mandato concreto per la durata in carica di questa Commissione. Si tratta di un pacchetto con misure che fungono da anello mancante nell’economia circolare e cha vanno ad affrontare tutte le fasi del ciclo di vita del prodotto: dalla produzione e il consumo fino alla gestione dei rifiuti e al mercato delle materie prime secondarie. Il piano d’azione include anche un certo numero di azioni mirate alle barriere del mercato in specifici settori o flussi di materiali, come la plastica, gli sprechi alimentari, le materie prime essenziali, la costruzione e la demolizione, la biomassa e i bioprodotti nonché misure orizzontali in settori come l’innovazione e gli investimenti. La transizione verso l’economia circolare sarà finanziata dai fondi Sie, da 650 milioni del programma “Orizzonte 2020″ (ricerca e innovazione) e da 5,5 miliardi provenienti dai fondi strutturali per la gestione dei rifiuti. Ecco appunto i rifiuti. Attualmente l’Europa perde circa 600 milioni di tonnellate l’anno di materiali contenuti nei rifiuti che potrebbero essere potenzialmente riciclati o riutilizzati. Solo circa il 40% dei rifiuti generati dalle famiglie nell’UE è riciclato, con tassi di riciclaggio che vanno dal 5% fino all’80%, a seconda delle zone. In una prospettiva di maggiore efficienza delle risorse, la trasformazione dei rifiuti in risorse è un elemento decisivo per realizzare un’economia più circolare. E così il pacchetto prevede un obiettivo comune a livello Ue per il riciclaggio del 65% dei rifiuti urbani entro il 2030 e un obiettivo comune per il riciclaggio del 75% dei rifiuti di imballaggio entro il 2030 a cui si aggiungono un obiettivo vincolante per ridurre al massimo al 10% il collocamento in discarica per tutti i rifiuti entro il 2030 e il divieto del collocamento in discarica dei rifiuti della raccolta differenziata.

 

Secondo calcoli della Commissione europea, la prevenzione dei rifiuti, la progettazione ecocompatibile, il riutilizzo e misure analoghe potrebbero generare risparmi netti per le imprese europee pari a 600 miliardi di euro, ossia l’8% del fatturato annuo, riducendo l’emissione di gas a effetto serra del 2-4%. Nei settori del riutilizzo, della rigenerazione e della riparazione, giusto per fare un altro esempio a noi vicino, il costo per rigenerare i telefoni cellulari potrebbe essere dimezzato se fosse più facile smontarli. Se il 95% dei telefoni cellulari fosse raccolto si potrebbero generare risparmi sui costi dei materiali di fabbricazione pari a oltre 1 miliardo di euro. E ancora: il passaggio dal riciclaggio alla rimessa a nuovo dei veicoli commerciali leggeri, i cui i tassi di raccolta sono già elevati, potrebbe far risparmiare materiali per oltre 6,4 miliardi di euro l’anno (circa il 15% del bilancio per i materiali) e 140 milioni in costi energetici, riducendo inoltre le emissioni di gas a effetto serra di 6,3 milioni di tonnellate. Numeri senz’altro interessanti e siamo solo ad alcune delle voci analizzate dalla Commissione per una visione a ‘tuttotondo’ dell’economia.

 

Se non vi accontentate e volete entrare nel dettaglio, questo è il link.

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