La sharing economy corre. Anzi no, in Europa galoppa

14 novembre 2016 by

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“La sharing economy sta rapidamente raggiungendo una maggiore maturità, evolvendo da mero slogan ad opzione preferita dai consumatori più giovani. Tale crescita è solo all’inizio ed entro il 2025 in molti segmenti gli operatori della sharing economy avranno superato i player tradizionali”. Ne è convinto Rob Vaughan, economista di PwC, forte dei risultati dell’ultima analisi realizzata sul sistema della Sharing Economy in Europa.  E i dati evidenziati nella ricerca di PwC lo testimoniano senza alcun dubbio. Entro il 2025 le transazioni legate alla sharing economy nei cinque principali settori – finanza collaborativa, alloggi tra privati, trasporti tra privati, servizi domestici a richiesta e servizi professionali a richiesta – varranno 570 miliardi di euro, un valore 20 volte superiore ai 28 miliardi di euro del 2015. Più di una corsa sembra un vero e proprio galoppo a briglia sciolte e  a capeggiare la competizione saranno quattro dei cinque settori chiave, i quali  contribuiranno ognuno per 100 miliardi euro entro il 2025. A perdere quota, parzialmente, sarà solo il settore dei servizi professionali a richiesta che comunque passerà da 1 miliardo di euro di transazioni in Europa nel 2015 a 20 miliardi circa nel 2025.  In tutta Europa inoltre i ricavi maturati dalle piattaforme nei cinque settori chiave della sharing economy potrebbero raggiungere 83 miliardi di euro nel 2025, rispetto ai soli 4 miliardi di euro di oggi.

 

Per Rogers e Botsman, autori di “What’s mine is yours”, testo chiave di questa nuova visione dell’economia, la Sharing Economy promuove forme di consumo più consapevoli basate sul riuso invece che sull’acquisto e sull’accesso piuttosto che sulla proprietà. La sua diffusione è favorita dal momento critico  che i modelli tradizionali di scambio e redistribuzione stanno attraversando, e dalla crescente influenza e penetrazione dei social media e delle nuove tecnologie.  E tornando alla ricerca di Pwc emerge  che l’economia della condivisione sosterrà e lancerà i  micro-imprenditori che forniscono servizi di sharing economy  che,  si prevede,  porteranno a casa l’85% dei 570 miliardi,  ovvero 487 miliardi di euro entro il 2025. Inoltre l’indagine,  che ha studiato in dettaglio 9 stati europei (Svezia, Polonia, Italia, Belgio, Spagna, Germania, Olanda, Regno Unito, Francia), rivela che ad oggi sono almeno 275 le società fondate in questi Paesi attive in questa nuova branca dell’economia. In Italia, Svezia, Polonia e Belgio sono meno di 25, in Spagna, Germania e Olanda sono più di 25 mentre in Francia e Gran Bretagna sono più di 50.

 

Non sono tutte rose e fiori però. La sharing economy, come un po’ tutte le avanguardie, si muove su un terreno incerto tanto che la Commissione Ue, lo scorso giugno, ha vietato di vietare la sharing economy. Secondo le nuove linee guida sull’economia collaborativa, il “divieto totale” di attività come Uber o Airbnb (per citare i due esempi più noti)  “deve essere solo una misura estrema”. La pubblicazione di linee comuni d’indirizzo da parte di Bruxelles si è resa necessaria per armonizzare le decisioni prese dagli Stati membri, finora in ordine sparso, sulle piattaforme online che offrono servizi, dal car sharing ai pasti a domicilio sino all’affitto di casa.  Il ruolo della Ue non è da sottovalutare tanto che viene citato anche nel report di PwC.  “Per affermarsi come mercato di riferimento ed incubatore per la sharing economy – commenta  Vaughan – l’Europa deve sviluppare un contesto normativo più omogeneo, coordinato e dinamico tra gli stati membri. A tal proposito, l’Agenda Europea per la sharing economy della Commissione UE promuove la revisione da parte di ogni membro della normativa domestica e l’eliminazione di ogni barriera, garantendo la tutela della concorrenza e la protezione dei diritti dei lavoratori e dei consumatori. Sarà fondamentale da parte della politica un approccio fondato sulle evidenze ed insieme agile, per collaborare con le aziende della sharing economy e mettere alla prova i cambiamenti normativi”.  L’augurio è che politica ed economia diventino davvero sharing.

 

A cura di Monica Lodi

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