La salute dei ghiacciai (Approfondimento)

17 marzo 2015 by

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Come silenziose cartine di tornasole, i ghiacciai possono dirci di quanta salute godono il nostro clima e il nostro ecosistema. La loro osservazione costante è fondamentale per avere il polso della situazione ed è questo il compito, tra gli altri, del Servizio Glaciologico Lombardo (membro del Comitato Glaciologico Italiano), associazione scientifica senza scopo di lucro, responsabile del monitoraggio dei ghiacciai lombardi che, per caratteristiche e dimensioni, ci danno dati rilevanti non solo a livello regionale.

 

“La dinamica di ritiro/avanzata (a seconda dei casi, cioè del clima dominante in un dato periodo) dei ghiacciai di piccole dimensioni, come lo sono buona parte di quelli alpini e lombardi, riflette l’andamento climatico dell’anno o degli anni immediatamente precedenti”, ci spiega il prof. Luca Bonardi, responsabile del comitato scientifico del Servizio Glaciologico Lombardo. “ La loro contrazione o il loro ampliamento, che avviene soprattutto a partire dalle zone frontali, permette a tutti di cogliere, direi quasi nell’immediatezza dei fatti, gli effetti dei mutamenti climatici sui sistemi ambientali. Per contro, sempre in termini areali, i ghiacciai di più ampie dimensioni, con pochi esempi nelle Alpi, rispondono alle variazioni del clima più lentamente, con decenni o addirittura secoli di ritardo.
In questo senso è però necessario chiarire che, proprio per tali ragioni, è talvolta possibile osservare evidenze di terreno che non riflettono il segno climatico dominante del periodo, ma solo quello della normale variabilità interannuale.”
L’attività di questi volontari si svolge in due periodi specifici dell’anno, contraddistinti dalla stagionalità delle osservazioni. Nella tarda primavera di ogni anno, un gruppo di una trentina di operatori effettua la cosiddetta “campagna nivologica” su un numero ristretto di ghiacciai campione, mentre sul finire dell’estate una settantina di operatori vengono impegnati nella “campagna glaciologica”, tali campagne producono dei rapporti annuali sulla salute dei ghiacciai e del clima. Tra i dati più recenti, l’inverno 2013-2014 verrà ricordato come quello che ha portato quantitativi nevosi enormi oltre i 1400 metri di quota. In generale, il susseguirsi di eventi nevosi a quote elevate ha permesso di raggiungere, a Sud delle Alpi, valori di innevamento simili alle annate 2009, 2001 e, addirittura, a quelli del famoso inverno del 1951. Dopo 13 anni di bilanci estremamente negativi i ghiacciai lombardi alla fine dell’estate 2014 hanno mostrato per più del 75% dei casi, bilanci di equilibrio o leggermente positivi rispetto alle annate precedenti…segno di un cambiamento in atto o di un episodio che ricorderemo negli annali?

 

E dunque, alla luce di questi anni di osservazione, ci chiediamo se è possibile fare un bilancio della situazione glaciologica alpina.

 

Risponde il prof. Bonardi: “Innanzitutto i nostri ghiacciai sono in linea con l’andamento generale del glacialismo montano del pianeta che, salvo rarissime e temporanee eccezioni legate a peculiari situazioni locali, riflette il cambiamento climatico globale in atto. Nello specifico, il fattore climatico di controllo dominante della dinamica glaciale è, per le Alpi, quello delle temperature estive. In altri termini abbiamo osservato il ruolo, non marginale ma assai relativo, delle precipitazioni invernali. In diverse occasioni, negli ultimi anni, abbiamo verificato come inverni anche particolarmente nevosi, o comunque sopra media in relazione al parametro nevosità, i ghiacciai abbiano fatto rilevare a fine annata bilanci negativi, per effetto di una fusione estiva (dovuta alle alte temperature) particolarmente accentuata. Spesso ciò non viene correttamente rilevato dall’opinione pubblica e dai media, pronti a legare in maniera assai impropria l’andamento della stagione invernale con quello, più complesso, delle masse glaciali.  Infine, va sottolineato il riscontro, restituitoci per l’appunto dall’andamento dei nostri ghiacciai, della rapidità del cambiamento in corso. La velocità di variazione del glacialismo osservata negli ultimi due-tre decenni, non si era mai rilevata in precedenza, almeno negli ultimi 150 anni. E sono molti gli indizi che provano di un’eccezionalità anche in relazione a un periodo di riferimento ben più lungo, quello degli ultimi mille anni.
Altri riscontri, sempre provenienti dai ghiacciai, testimoniano di un clima alpino (e probabilmente mondiale) attuale più caldo di quello degli ultimi 5000 anni”.
Come associazione no profit, il Servizio Glaciologico Lombardo, si occupa anche di educazione ambientale attraverso conferenze, pubblicazioni, ed altri tipi di comunicazioni al pubblico volte ad agire sui comportamenti individuali (un’educazione verso consumi in termini di scelte e di riduzione degli sprechi) e sulla sensibilizzazione verso la ricerca in tecnologie a basso impatto energetico.
Sottolinea ancora Bonardi: “Riteniamo che in questa fase storica (non era mai accaduto in precedenza) i ghiacciai siano lo specchio ambientale di un certo indirizzo, economico e culturale delle nostre società. E che dunque ben si prestino, attraverso una comunicazione adeguata delle vicende che li riguardano e delle cause che ne sono all’origine, ad evidenziarne le contraddizioni, l’insostenibilità nel lungo periodo e la necessità quindi di una profonda svolta culturale.
In termini operativi, cerchiamo di svolgere le nostre attività di monitoraggio e ricerca nel massimo rispetto dell’ambiente alpino e dei principi di minor impatto ambientale possibile. Per fare un esempio, limitiamo allo stretto indispensabile l’utilizzo dell’elicottero (e a zero quello di mezzi meccanici come le motoslitte) riservandolo alle operazioni di trasporto di strumentazione pesante. Credo che ciò sia accaduto non più di 4-5 volte negli ultimi vent’anni, il che, rapportato alle migliaia di missioni svolte sul terreno, dà il segno di un certo atteggiamento. Allo stesso modo, cerchiamo di utilizzare al meglio i vantaggi offerti dalle nuove tecnologie, integrandone l’utilizzo nelle prassi operative più tradizionali anche al fine di ridurre l’impatto delle nostre attività”.

 

Fotografie di Andrea Almasio – Technical manager MWH e Socio Servizio Glaciologico Lombardo

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