Italia: investimenti infrastrutturali in calo

30 gennaio 2018 by

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Negli ultimi anni, una delle principali vittime della crisi economica in Italia è stata sicuramente rappresentata dalle infrastrutture che hanno visto drasticamente calare gli investimenti.

A confermarlo una pubblicazione di Truenumbers, piattaforma di data journalism, che ha da poco estrapolato e analizzato i dati sugli investimenti infrastrutturali contenuti in uno studio di Banca d’Italia.

Quello che viene fuori è che dal 2009 al 2015 la spesa per investimenti in Italia è scesa del 32% e in rapporto al Pil si è passati dal 3,4% al 2,2%, mentre nelle opere pubbliche il calo è proseguito anche nel 2016.

 

ITALIA: 2014 – 2016

Facendo qualche passo indietro e precisamente nel 2014, il primo anno in cui il Pil ha mostrato un segno positivo, Truenumbers mette in evidenza come siano state avviate 39.056 procedure per gli appalti per un valore totale di circa 27,3 miliardi pari al 3,3% della spesa pubblica e al 45,4% di tutta la spesa per investimenti. Questi lavori pubblici rappresentavano l’1,7% su tutto il Pil.

Nel 2015 la ripresa si è debolmente consolidata ma non c’è stata nessuna svolta in relazione alle opere pubbliche. Se infatti le procedure d’appalto sono aumentate raggiungendo la cifra di 39.916, il valore economico è diminuito raggiungendo poco più di 24 miliardi di euro. In proporzione alla spesa pubblica si è scesi dal 3,3% al 2,9%, in relazione alla spesa capitale dal 45,4% al 35,2%, e al Pil dal 1,7% al 1,5%.

Arriviamo così al 2016, anno in cui ogni quadrimestre ha registrato una diminuzione delle procedure d’appalto rispetto al periodo corrispondente dell’anno precedente.

Nel complesso nel 2016 le procedure di appalto superiori ai 40 mila euro sono state inferiori del 29% rispetto all’anno precedente.

A calare, tutti gli appalti superiori ai 150 mila euro, mentre sono cresciuti in valore i piccoli appalti compresi tra i 40 e i 150 mila.

Questo significa che l’Italia ha investito in piccole opere di manutenzione quindi non di importanza strategica, facendo crollare del 54,5% gli investimenti compresi tra 1 milione e 5,2 milioni.
Se poi si guarda alla rapidità dell’esecuzione delle opere, i tempi per completare un’opera pubblica del valore di 100 milioni arrivano fino ai 14 anni, mentre si parla di 6 anni per quelle di valore compreso tra i 2 e i 5 milioni e di 5 anni per le opere comprese tra i 500 mila e 1 milione di euro. Restiamo invece sui 3 anni per le opere pubbliche di valore inferiore ai 100 mila euro.

 

Tutto questo non fa che evidenziare il divario infrastrutturale tra l’Italia e l’Europa settentrionale e alimentare forti dubbi nei confronti di quella che sarà la linea del governo sugli investimenti infrastrutturali.

 

Lo scorso maggio, Gentiloni ha firmato il Dpcm di ripartizione dei fondi previsti dalla legge di Bilancio 2017. L’art. 1, comma 140, della Legge ha infatti istituito un apposito fondo da ripartire nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze.

 

Con il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 29 maggio 2017 è stata disposta una prima ripartizione del Fondo per il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese, allocando 270 milioni di euro per ciascuno degli anni 2017 e 2018 e 260 milioni di euro per l’anno 2019.

 

Con il nuovo Dpcm del 21 luglio 2017 è stata definita la ripartizione della rimanente quota del Fondo, come si vede nell’immagine:

Fondo

 

In Italia, così come a livello europeo, le risorse di certo non mancano. Bisognerà seguirne il percorso e verificare se saranno spese bene o meno e in che tempi.

 

Per tutti gli approfondimenti sul tema:

 

A cura della Redazione di Now How

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