Iran, un ponte strategico verso l’Asia

26 aprile 2016 by

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Il 16 gennaio scorso, l’Implementation Day, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) ha pubblicato il rapporto che certificava l’adempimento da parte di Teheran delle condizioni previste dall’accordo sul nucleare iraniano firmato in luglio con i Paesi del 5+1 (USA, Cina, Russia, Francia, Gran Bretagna e Germania). L’importante annuncio ha dato il via libera alla progressiva fine delle decennali sanzioni internazionali, che hanno messo in ginocchio l’economia iraniana. A fine febbraio si sono tenute le elezioni per il rinnovo del Parlamento e dell’Assemblea degli Esperti che hanno sancito il successo del fronte moderato del presidente Hassan Rohani e dell’ex capo di Stato Hashemi Rafsanjani. Qualche settimana fa Rohani, nel corso della visita nel nostro Paese – prima tappa del suo viaggio nelle capitali europee – ha detto che l’Iran rappresenta un “ponte strategico” verso l’Asia e il Medio Oriente, un mercato di oltre 400 milioni di consumatori. Insomma, basta mettere in fila queste tre informazioni per capire che l’Iran, con i suoi oltre 77 milioni di abitanti, sta ritornando sulla scena internazionale a pieno titolo dopo quasi 40 anni di emarginazione seguita alla Rivoluzione khomeinista, situazione poi aggravatasi con l’inizio del programma nucleare. Quali sono le aree di interesse che si aprono agli investitori?

 

Ce lo spiega uno studio di Frost & Sullivan dal titolo inequivocabile: “Iran -  una miniera d’oro  di opportunità“, in cui  definisce l’antica Persia  come il mercato più interessante in Medio Oriente, con opportunità di investimento per 1,5 trilioni di dollari (1.500 miliardi) nei prossimi dieci anni. Nel rapporto si legge che sono state avviate dal governo iraniano diverse iniziative per raggiungere l’obiettivo strategico di crescita per il 2025, prima fra tutte è quella di scoraggiare la dipendenza dal petrolio e concentrarsi sul potenziamento della produzione nei settori non-oil. Il governo iraniano sta progettando di aumentare progressivamente il suo investimento netto nella produzione fino a 25,5 miliardi di dollari entro l’inizio del 2018, 35 miliardi di dollari entro il 2020 e 62 miliardi di dollari entro il 2025. Secondo un recente report di Goldman Sachs, il petrolio potrà scendere fino a 20 dollari al barile (adesso viaggia intorno ai 39-40 dollari) per poi cercare di trovare un nuovo equilibrio nella seconda metà del 2016. Al contrario l’Aie (Agenzia internazionale per l’energia) ipotizza che la fase di depressione dei corsi sia alla fine. Comunque sia, è lungimirante orientarsi verso un’economia che non sia completamente dipendente dalla produzione di greggio. Ecco allora, prosegue lo studio di Frost & Sullivan, che il governo iraniano è interessato ad attirare investimenti stranieri attraverso modalità BOO (build-own-operate), BOT (build-operate-transfer) e/o PPP (partenariato pubblico-privato), principalmente nei settori delle infrastrutture, nei segmenti a valle del settore oil & gas, nel settore minerario e nell’ambito dei progetti petrolchimici, e sta incoraggiando le joint venture con partner locali nei settori appena citati.

 

“Anche ora che gli stati confinanti in Medio Oriente stanno vivendo condizioni economiche turbolente, l’Iran sta mobilitando i propri sforzi verso la proliferazione economica, e ciò sta aprendo enormi opportunità di crescita per le aziende sia locali che straniere”, afferma in una nota Y.S. Shashidhar, Managing Director per Medio Oriente, Africa settentrionale e Asia meridionale di Frost & Sullivan. “La crescita della produzione a valore aggiunto è stata identificata come la chiave per la trasformazione economica nella regione e di conseguenza il governo iraniano sta prendendo provvedimenti per facilitare l’afflusso di investimenti e tecnologia, mentre le aziende si sforzano di trasformare i propri processi e capacità per raggiungere l’obiettivo prefissato”, aggiunge Shashidhar.

 

Il piano di sviluppo strategico per il 2025 identifica i settori chiave su cui dovrà concentrarsi il governo iraniano per lo sviluppo, visto il loro potenziale di apportare un contributo significativo al Pil. Questi settori chiave sono prodotti petrolchimici, settore minerario e dei minerali, oltre alla catena di valore collegata che include materie plastiche, metalli e minerali, food and beverage, prodotti farmaceutici, macchinari e apparecchiature industriali, elettrodomestici, tessili e abbigliamento, veicoli da strada, ferroviari e marittimi, produzione e trasmissione dell’energia. Il governo iraniano progetta di aumentare la capacità dei propri settori chiave entro i prossimi 10 anni attraverso una serie di misure che comprendono: l’aumento della produttività attraverso l’adozione di tecnologie avanzate e di prima categoria, focus sulla produzione guidata dall’innovazione, diversificazione dell’economia dal settore oil & gas verso segmenti a valle a valore aggiunto, aumento del contributo della produzione tecnologica di livello medio e alto rispetto al totale della produzione. Questa enfasi sulla crescita della produzione – sottolinea lo studio – ha aperto nuove strade per le aziende e gli investitori di tutto il mondo, rendendo loro possibile partecipare alla dinamica fase economica dell’Iran come fornitori di supporto tecnologico, finanziario e per il miglioramento dei processi produttivi.

 

In tutti i settori chiave, il miglioramento tecnologico è estremamente prioritario. A questo scopo, il governo iraniano sta incoraggiando le aziende globali a stringere alleanze con le aziende locali attraverso la condivisione della tecnologia e il supporto per lo sviluppo di design e ingegnerizzazione nel settore degli stabilimenti industriali e delle infrastrutture. L’accesso ai finanziamenti è un altro requisito ugualmente cruciale. Ma oltre al supporto tecnologico e finanziario, le aziende locali hanno bisogno anche del miglioramento dei processi per i propri stabilimenti di produzione, e ciò rappresenta un’altra enorme opportunità per consentire alle aziende globali di entrare in questo mercato tramite partnership.

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