Il riciclo del vetro come modello di riferimento dell’economia circolare

10 marzo 2016 by

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Nel 2014 la Commissione UE ha promosso una strategia per sviluppare leconomia circolare e sostenere così il riciclo e il riutilizzo dei materiali che ritornano nel processo produttivo, a differenza del modello lineare che vede il prelievo di risorse naturali e la loro trasformazione in prodotti che, dopo il consumo, vengono smaltiti come rifiuti.

 

A tal riguardo, lo scorso dicembre la Commissione UE ha presentato un pacchetto di misure che introduce diverse modifiche della normativa sui rifiuti. Al centro di quest’ultima ci sarà il tasso di riciclo, elemento chiave di valutazione per tutti gli attori coinvolti.

 

Secondo le stime, le misure proposte porteranno nel 2030 ad un risparmio di 600 miliardi di euro per le imprese dell’UE, pari all’8% del loro fatturato annuo, alla creazione di 580.000 posti di lavoro e alla riduzione delle emissioni di carbonio dell’UE di 450 milioni di tonnellate all’anno.

 

Leconomia circolare – ha dichiarato il Ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti - è la scelta strategica che lItalia ha compiuto per uno sviluppo che sia sostenibile e, in prospettiva, a rifiuti zero e de-carbonizzato. Tale scelta è diventata una sfida globale dopo lintesa mondiale sul clima siglata a Parigi nel dicembre scorso.

In questo contesto il riciclo del vetro diventa un vero e proprio modello di riferimento, perché il vetro può essere reimpiegato più volte per rifare lo stesso tipo di prodotti, consentendo di risparmiare materiali ed energia e di ridurre così le emissioni. Per questi motivi viene riconosciuto a questo materiale lo status di “materiale permanente” all’interno del nuovo Pacchetto sull’Economia Circolare.

 

Una panoramica su quello che è il presente e il futuro di questo settore dell’economia italiana ci viene offerta dal rapporto “Il riciclo del vetro e i nuovi obiettivi europei per la circular economy”, realizzato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile per conto di Assovetro.

 

Nel 2014, come si legge nel dossier, il riciclo del vetro in Italia ha raggiunto il 70,3%, un buon livello che è il risultato di un diverso tipo di impegno nelle varie Regioni: in quelle del Nord è pari al 72,9% degli imballaggi in vetro immessi al consumo, in quelle del Centro è del 63,9% e nel Sud del 54,9%.

 

Per raggiungere nel 2025 l’obiettivo di riciclo degli imballaggi in vetro del 75% e nel 2030 quello dell’85% rispetto ai rifiuti di vetro prodotti, ci sarà bisogno di un impegno diverso da parte delle varie Regioni. Il contributo maggiore sarà richiesto al Sud che dovrà recuperare i ritardi aumentando di 6,1 kg/ abitante il riciclo pro capite del 2014 e di 3,1 kg/abitante del 2030. ll Centro dovrà incrementare il riciclo pro capite di 4,2 kg/abitante del 2025 e di 3,9 kg/abitante del  2030. Il Nord dovrà incrementare il riciclo pro capite di 1 kg/abitante del 2025 e di 4,8 kg/abitante del 2030.

 

Ciò implica che sarà necessario migliorare l’attenzione alla qualità e all’organizzazione delle raccolte, così come alle tecnologie di trattamento. Bisognerà adottare dei sistemi di raccolta differenziata efficaci. Nel caso del vetro, il sistema che nel tempo si è dimostrato essere il più valido è la raccolta monomateriale mediante campane, perché non occorrono operazioni di separazione di materiali diversi dal vetro (agevolando l’avvio al riciclo di un materiale idoneo alla rifusione in vetreria), ed è più facile la separazione per colore. Meno idonei sarebbero invece il porta a porta che unisce vetro e metallo, e il multi-materiale pesante che unisce vetro, metallo e plastica.

Fondamentale sarà l’incrementato del riciclo di quanto raccolto, puntando a ridurre al minimo gli scarti effettivi da smaltire. Infatti, tra la raccolta differenziata al 77% e il tasso di riciclo al 70,3% c’è una differenza di circa il 7%, uno scarto dovuto a due fenomeni: il peggioramento della qualità media della raccolta differenziata e la spinta selezione negli stabilimenti di trattamento di ceramica e cristallo.

 

Per migliorare il ciclo sarà quindi necessario contenere il più possibile il conferimento del cristallo e della ceramica insieme al vetro ed evitare che il processo di raccolta differenziata produca la “frazione fine”, l’insieme di pezzetti di vetro, ceramica e cristallo di dimensioni inferiori a 10 mm, che non sono selezionabili.

 

A tal riguardo, tra i miglioramenti impiantistici in atto ci sono sofisticati selettori ottici che rimuovono i frammenti di ceramica e sul fronte della ricerca, la Stazione sperimentale del vetro sta portando avanti un progetto di ricerca per il recupero di questi scarti.

Al tempo stesso, informare i cittadini è un passaggio primario da compiere affinché tutto questo si realizzi, così come dare ai Comuni obiettivi in termini di quantità ma anche di riciclabilità.

 

I vantaggi ambientali che ne derivano – come sottolineato anche nel dossier – non sono certo trascurabili se si pensa che da un kg di rottame di vetro si può produrre 1 kg di vetro.

Il riciclo del vetro permette di ridurre il consumo di risorse naturali, di diminuire gli effetti dannosi derivanti dall’attività estrattiva e di ridurre i consumi di energia e le emissioni di gas serra del processo produttivo. Ad esempio, tutto il rottame di vetro che le vetrerie hanno utilizzato nel solo 2014 ha permesso di ridurre l’uso di materie prime tradizionali (sabbia, soda, carbonati, etc.) per 3.020.002 tonnellate.

 

A questo link è possibile leggere il rapporto completo di Assovetro.

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