I Cigni Neri e le previsioni impossibili. 10 scenari shock per il 2016 di Saxo Bank

15 gennaio 2016 by

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Editoriale gennaio 2016

 

Il Cigno Nero (Chenopis Atrata) è un bellissimo uccello originario dell’Australia e della Tasmania scoperto ai primi del ‘900, ma dal 2007, con la pubblicazione del libro “The Black Swan: the impact of the highly improbable” di Nassim Nicholas Taleb, matematico ed ex trader, è diventato sinonimo di previsioni shock, legate all’economia e alla finanza. I Cigni Neri sono eventi rari, di grandissimo impatto e prevedibili solo a posteriori come l’invenzione della ruota, l’11 Settembre, il crollo di Wall Street e il successo di Google, spiega lo stesso Taleb. Saxo Bank, banca danese regolamentata con 26 uffici in tutto il mondo e specialista nel trading online da più di 20 anni, pubblica da alcuni anni uno studio  su dieci Cigni Neri, dieci scenari improbabili che, se si realizzassero, avrebbero conseguenze molto significative sui mercati finanziari. Puntale, anche quest’anno, Saxo Bank ha diffuso il report  sul 2016 che spazia dal rialzo del petrolio oltre i 100 dollari al barile (a metà gennaio le quotazioni viaggiano intorno ai 30 $/b) al risveglio del Brasile nell’anno delle Olimpiadi fino al collasso dei mercati obbligazionari. Steen Jakobsen, chief economist presso Saxo Bank, ha commentato: “Ci stiamo avvicinando alla fine della paralisi che ha dominato la risposta politica alla crisi finanziaria globale. Il Quantitative Easing e altre forme di intervento hanno fallito. La Cina è in una fase di transizione e le tensioni geopolitiche sono più che mai complesse e fragili. Il costo marginale del denaro sta salendo e di conseguenza anche volatilità e incertezza. È in questo scenario che abbiamo elaborato le previsioni di quest’anno”. Le parole di Jakobsen meritano attenzione perché Saxo Bank, in passato, ha anticipato alcuni “cigni neri” come la svalutazione dello yuan nel 2015 (avevano ipotizzato in -20%) e il crollo del prezzo del petrolio nel 2014 (Brent a 80 dollari al barile).

 

Andiamo allora a scorrere nel dettaglio le dieci “Previsioni Shock per il 2016 “.

 

1 – La direzione di euro/dollaro? È 1,23. In un contesto europeo di imponente surplus di partite correnti, il basso livello di inflazione, secondo le leggi economiche, dovrebbe indicare una moneta più forte e non più debole. Siamo tornati di nuovo alle origini, ad una politica monetaria statunitense che reagisce ribassando il dollaro, e quindi ad una crescita globale. Il cerchio della corsa verso il basso è completo: un dollaro più debole come risultato diretto della politica di tassi d’interesse degli Stati Uniti.

2 – Il rublo: +20%. Entro la fine del 2016, un’impennata nella richiesta del petrolio e l’innalzamento dei tassi della Fed ad un ritmo impropriamente lento porta il rublo russo a crescere di circa il 20% contro il basket euro/dollaro.

3- Gli unicorni della Silicon Valley ritornano a terra. Il 2016 sembra profumare un po’ come il 2000 nella Silicon Valley, con sempre più startup che rimandano quotazioni e business model concreti per raccogliere ulteriori partner, nel tentativo di raggiungere la massa critica.

4- Le Olimpiadi scatenano la ripresa degli emergenti guidata dal Brasile. La stabilizzazione, gli investimenti per le Olimpiadi e qualche modesta riforma dovrebbero veder risollevarsi il sentiment in Brasile, con le esportazioni dei mercati emergenti incentivate dalle deboli valute locali. Il risultato: le azioni dei mercati emergenti avranno dunque un’ottima annata, sovraperformando rispetto ad obbligazioni e azioni straniere.

5 – In Usa i Democratici riconquistano la presidenza e il Congresso con una vittoria schiacciante.

Nel Congresso il Partito Repubblicano passerebbe da una posizione di forza a una drammatica debolezza, mentre i prossimi quattro anni vedrebbero ampliarsi la frattura derivante dalla sua guerra interna sulla direzione delle future politiche. Questo porterebbe il Partito Democratico ad una vittoria schiacciante grazie al successo di una campagna get-out-the-vote che porta alle urne i Millennials, frustrati dallo stallo politico e dalle scarse prospettive occupazionali degli ultimi otto anni.

6 – Petrolio: l’agitazione nell’Opec scatena un breve ritorno ai 100$/b. Con il basket greggio Opec ai minimi del 2009, il malessere tra i membri più deboli (come tra i più ricchi) del cartello a proposito della strategia supply-and-rule continuerebbe a crescere al diffondersi delle difficoltà tra i 12 componenti.  Adeguatamente incoraggiato, l’Opec potrebbe quindi sbaragliare il mercato con un aggiustamento al ribasso della produzione rompendo la spirale ribassista del prezzo che rimonterebbe in una veloce ripresa, di fronte agli investitori affannati per rientrare lunghi sul mercato. Il prezzo si riporterebbe così un’altra volta sull’orizzonte dei 100$ al barile.

7 – L’argento rompe le catene dell’oro per un +33%. Il 2016 vedrà una rinnovata fiducia nell’argento. La spinta politica per ridurre le emissioni di anidride carbonica, incentivando le energie rinnovabili, contribuirà ad accrescere la domanda di metalli industriali, dato il loro utilizzo nei pannelli solari. Di conseguenza l’argento potrebbe innalzarsi di ben un terzo, lasciandosi dietro gli altri metalli.

8 – Una Fed aggressiva vede il collasso globale dei corporate bond. La fine del 2016 potrebbe spingere il presidente della Fed, Janet Yellen, verso una politica aggressiva, con una serie di violenti rialzi dei tassi, scatenando imponenti svendite su tutti i principali mercati obbligazionari all’aumentare dei rendimenti. Con le poste di bilancio di banche e broker destinate al trading obbligazionario e al market making quasi del tutto scomparse, mancherebbe proprio una delle componenti vitali di un mercato funzionante. L’assimilazione tardiva di tale consapevolezza porterebbe tutto il mercato a fuggire su una strada senza ritorno di panic-selling, mentre i più avanzati modelli di rischio sbanderebbero in modo analogo.

9 – El Niño scatena un’ondata inflazionistica. Il fenomeno climatico batterà ogni record, generando carenza di umidità in diverse aree del sudest asiatico e siccità in Australia. La produzione agricola globale ne risentirà negativamente e i rendimenti già in calo sulle materie prime legate all’agricoltura porranno un freno all’offerta, proprio mentre la domanda starà ancora crescendo sulla scia dell’espansione economica globale. Il risultato sarebbe un’impennata del 40% sul Bloomberg Agriculture Spot Index, con una più che necessaria pressione inflazionistica.

10 – Diseguaglianza sul lusso. Di fronte alla crescente diseguaglianza e alla disoccupazione sopra il 10%, l’Europa sta considerando l’introduzione di un reddito minimo universale per assicurare a tutti i cittadini, occupati o meno, la capacità di soddisfare i propri bisogni essenziali. In una società più egualitaria che promuove altri valori, la domanda di beni di lusso declina sensibilmente, facendo collassare il settore.

 

Al 2017 la verifica se qualcuno dei dieci Cigni Neri 2016 di Saxo Bank prenderà davvero il volo.

 

Il titolo riprende un famoso verso di Giovenale (Rara avis in terris, nigroque simillima cycno, «uccello raro sulla terra, quasi come un cigno nero»), già entrato in uso nella lingua italiana per indicare l’eccezione, la ‘mosca bianca’.

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