HangarBicocca. E l’industria donò l’arte alla città (Approfondimento)

10 luglio 2014 by

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Al suo ingresso ci accoglie “La Sequenza”, imponente opera di Fausto Melotti che, forse per l’eclettismo dell’artista (ingegnere, musicista e scultore) forse per la straordinaria armonia tra forme geometriche e composizione sinuosa, ci ricorda che stiamo entrando in un posto straordinario dove le contraddizioni si fanno ricchezza. Un angolo di storia industriale italiana, uno spazio dedicato all’arte contemporanea e alla cultura, l’HangarBicocca di Milano, ma soprattutto un esempio unico di restituzione intelligente di un’area altrimenti in disuso alla città, nella quale si inserisce con fierezza.

 

Quando Pirelli acquisisce quest’area sono gli anni ’90 e la visione è già chiara: trasformare un edificio industriale, che un tempo ospitava le fabbriche Ansaldo-Breda ormai dismesse, in un centro moderno e polifunzionale.

 

“HangarBicocca è solo una delle espressioni del più ampio Progetto Bicocca di Pirelli, che ha visto la riconversione di tutto il quartiere Bicocca in una zona della città dove si è andati ben oltre i semplici edifici residenziali o la creazione di un centro commerciale”, ci spiega l’Architetto Marco Lanata, General Manager di HangarBicocca (HB) e Direttore Affari Immobiliari Pirelli & C. “Quello che abbiamo oggi è un quartiere concepito sulla base di un vero mix di destinazioni d’uso che offre case, negozi, un polo universitario e di ricerca, uffici, un teatro e, appunto, HangarBicocca, uno degli spazi espositivi di arte contemporanea più grandi d’Europa”.

 

Qui si accolgono artisti internazionali del calibro di Anselm Kiefer[1], Cildo Meireles[2], João Maria Gusmão e Petro Paiva[3], ma soprattutto si “produce” cultura oltre che esporla.

 

“Uno degli aspetti di cui andiamo più fieri e che rende il nostro lavoro ancora più prezioso, è il fatto che in questi grandi spazi i nostri artisti non si limitano ad esporre le proprie opere ma le creano, le installano, le realizzano in loco assieme al nostro staff e ai nostri collaboratori”, sottolinea Lanata. “L’Hangar diventa un vero e proprio cantiere d’arte e ciò genera continuamente un know how e una conoscenza di inestimabile valore  per il nostro team.

 

“La questione della conoscenza è in sé la ragion d’essere di HB e fa parte della cultura d’impresa di Pirelli, che l’ha pensato e progettato come uno spazio profondamente inserito nella vita urbana, che ai cittadini offre cultura, condivisione, altissimo livello scientifico ma anche grande capacità di divulgazione dell’arte.”

 

Lì dove oggi sorgono questi immensi capannoni dall’atmosfera quasi mistica, capaci di ospitare circa 280mila visitatori all’anno (di cui 20% dall’estero) , un tempo si producevano cavi, gomma e molti altri materiali che hanno alimentato il boom industriale italiano. Quando le fabbriche si sono fermate, al loro posto sono rimasti i terreni contaminati e un’eredità ambientale che ha aperto la strada ad uno dei progetti di bonifica – in tutto l’attuale quartiere Bicocca – più importanti del nostro Paese. E’ forse la “collina dei ciliegi” – parchetto in altura nato dai materiali di risulta dei lavori di riqualificazione appositamente trattati – a ricordarci più di tutto da queste parti le mille possibilità di riutilizzo e ottimizzazione delle risorse al servizio del territorio.

 

Ed anche questo fa di quest’area e del suo “cuore artistico” un’eccellenza per il nostro Paese, un disegno di riqualificazione urbana riuscito, in armonia con l’ambiente e con la sempre più impellente necessità di salvaguardare gli spazi occupati e non consumare nuovo suolo.

 

Tuttavia, se è vero che il rilancio della nostra economia passa anche dalle strategie di pianificazione urbana e di tutela del territorio, è effettivamente possibile replicare l’esperienza Bicocca altrove in Italia?

 

“Replicare l’esperienza di riqualificazione del quartiere Bicocca, con le sue molteplici destinazioni d’uso e il fiore all’occhiello costituito dall’Hangar, sarebbe sicuramente auspicabile”, commenta l’Arch. Lanata. “Ad essere onesti, però, non è così semplice nel nostro Paese e ciò per vari motivi. Anzitutto perché progetti così ambiziosi e complessi vadano in porto occorre una committenza molto forte e Pirelli, in questo caso, ha dimostrato di avere l’esperienza, le capacità progettuali e la solidità per portare il tutto fino in fondo. Sarebbe poi opportuno prevedere per queste operazioni, che implicano rilevanti  investimenti e tempi lunghi, delle agevolazioni  - fiscali o di altra natura – che rendano le operazioni economicamente sostenibili. E quando il committente è pubblico, i casi che mi vengono in mente sul territorio nazionale purtroppo non sono stati brillanti come all’estero. C’è ancora tanta strada da fare, anche dal punto di vista della semplificazione burocratica e della legislazione, che favorisca il rilancio dei grandi progetti di riqualificazione urbana.”

 

In un futuro immaginato con sufficiente ottimismo, dunque, l’Italia si costellerebbe di vivaci quartieri sottratti al disuso, sulle rovine (bonificate s’intende) di vecchie fabbriche dismesse nascerebbero dei parchi, negli scheletri di ex capannoni rimessi a nuovo si creerebbero spazi espositivi e culturali. Il tutto senza lo sfruttamento di nuovi ettari di suolo. Un sogno urbano (arduo ma possibile) in cui l’industria di un tempo dona l’arte alla città dei nostri giorni.

 

 

[1] Si fa riferimento alla lista di sostanze pericolose per l’uomo e per l’ambiente elencate nel Regolamento 1272/2997/CE.

[2] “Installations”, dal 27 marzo al 20 luglio 2014

[3] Questi ultimi espongono con “Papagaio” dal 12 giugno al 26 ottobre 2014

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