Green economy e settore idrico: una sfida che l’Italia non può perdere

29 agosto 2016 by

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Il caso virtuoso dell’Italia che si guadagna il primato europeo nello sviluppo di un sistema universitario green friendly promosso dalla LUISS di cui abbiamo già parlato nell’articolo dedicato alla Green Mobility, rientra in un trend positivo più ampio che dimostra come il nostro paese si stia muovendo sempre di più verso la Green Economy.

 

Secondo il rapporto “Relazione sullo stato della green economy in Italia 2015” redatto dagli Stati Generali della Green Economy, un gruppo di 64 organizzazioni di imprese rappresentative della green economy in Italia promosse dal Consiglio Nazionale e in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e con il Ministero dello Sviluppo Economico, il 42% delle imprese italiane ha un indirizzo green di cui il 27,5% Core Green e 14,5% Go Green.

 

Particolarmente virtuoso è il settore agricolo con ben il 40,6% di imprese Core Green. Tra queste però anche l’industria ha raggiunto dei risultati positivi con un 35,4%, come pure il settore dell’edilizia, dove ormai sono circa il 38,8% le aziende specializzate in riqualificazioni energetiche o soluzioni per la bioedilizia. Anche nei servizi si conferma questo trend positivo, con un 12,8% di imprese Core Green per commercio, alberghi e ristorazione e si registra un 19,5% per trasporti, immobiliari, servizi finanziari e altri.

 

Inoltre, il 14% delle aziende pur non producendo beni e servizi green di elevata valenza ambientale, hanno però ormai intrapreso la strada di un sistema di gestione orientato, per comportamenti e iniziative, in direzione green adottando standard ambientali elevati aggiudicandosi per questo la denominazione di aziende Go Green.

 

Tuttavia, nonostante questi trend generali molto positivi, l’Italia rimane uno dei paesi più arretrati in Europa per quanti riguarda la gestione sostenibile dell’acqua. La governance del servizio idrico italiano è stato l’argomento del giorno a Roma in occasione del seminario “I servizi idrici e la sfida della green economy: opportunità e difficoltà nella governance del servizio idrico in Italia” organizzato dal Consiglio Nazionale della Green Economy. Durante quest’incontro si è parlato di varie problematiche legate al settore idrico cercando di trovare una soluzione nel breve e nel lungo periodo.

 

I dati riportati stimano perdite nelle reti tra il 30-40%, sottolineando come acquedotti e reti fognarie siano decisamente troppo vecchie in quanto sia 24% delle condotte che il 27% della rete fognaria hanno più di 50 anni, per non parlare dell’ 8% di condotte in cemento amianto. Inoltre, solo meno della metà degli impianti di depurazione, circa il 45%, assicura un trattamento dei reflui almeno secondario. Sul fronte qualità, il 2,2% dei campioni è risultato fuori norma con un picco del 9% sulle isole.

 

Nonostante questi numeri evidenzino la criticità nella gestione delle risorse idriche, i fondi stanziati per la risoluzione del problema non sono al momento sufficienti e nemmeno equamente distribuiti. È stato stimato che per la ristrutturazione delle infrastrutture idriche sarebbero necessari 5 miliardi di euro l’anno, ma nel triennio 2014-2017 gli investimenti pianificati sono stati pari a circa 5,8 miliardi di cui più della metà concentrati in tre regioni: Lombardia, Lazio e Toscana.

 

L’Italia dovrebbe impegnarsi di più e darsi nuovi obiettivi su questo fronte, in linea con gli altri paesi europei e anche con i principi economici e ambientali della PAC che promuove un uso sostenibile delle risorse idriche. Questa posizione dovrebbe essere un ulteriore input di miglioramento considerando che il 70% dell’acqua prelevata in Italia è destinata all’agricoltura. Inoltre, un aumento degli investimenti nel settore idrico non porterebbe benefici solo alle infrastrutture e alla gestione verso un modus operandi più green, ma anche ad una crescita dell’occupazione come dimostra il caso degli Stati Uniti e di altri paesi europei.

 

Dal punto di vista normativo, tra le ultime implementazioni, la Camera dei deputati ha esaminato un disegno di legge di iniziativa parlamentare del 2014 che si proponeva tra i suoi obbiettivi di sancire in primis il riconoscimento del diritto all’acqua come diritto umano universale identificando il patrimonio idrico un bene comune pubblico inalienabile e a protezione delle future generazioni. Oltre a questo disegno di legge possiamo citare anche la Legge 221/2015 che ha introdotto il Fondo di garanzia delle opere idriche e la Tariffa sociale del Servizio idrico Integrato, il Codice degli Appalti e il Decreto 24 febbraio 2015, n. 39  del Ministero dell’Ambiente e del Territorio, tutte iniziative che stanno cercando di indirizzare il nostro paese verso una governance più virtuosa.
Se è vero che la Green Economy è l’unica via di uscita per il settore idrico, come ha affermato Gianni Squitieri, membro del gruppo di lavoro Risorse idriche del Consiglio generale della Green Economy, è vero anche che il nostro Paese deve sforzarsi di più nella risoluzione dei problemi del settore idrico aumentando gli investimenti, incentivando la ricerca e implementando il tessuto normativo a sostegno di questo progetto che deve, senza dubbio, muoversi verso una gestione sostenibile.

 

A cura della redazione di Now How

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