Gli incentivi alle fonti rinnovabili

05 maggio 2017 by

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Gli incentivi per le rinnovabili sono costati, indubbiamente, un bel po’ di soldi al contribuente. In questi casi vale sempre la pena di ricordare che con questi soldi l’Italia ha costruito praticamente dal nulla e in pochissimi anni un significativo settore energetico “pulito”, che ha creato non solo molti posti di lavoro ma anche una vera e propria filiera produttiva, che ci permetterà di evitare sia i costi ambientali della mancata decarbonizzazione, sia possibili sanzioni e multe imposte dall’Unione europea. Ma la notizia (decisamente positiva) è che nel giro di pochi anni gli incentivi sono destinati a diminuire in modo significativo, nonostante il forte incremento della produzione di energia da fonti rinnovabili. Dopo la riduzione abbastanza significativa degli incentivi per le fonti rinnovabili attuata negli ultimi anni, il graduale smantellamento degli impianti più vecchi (è più fortemente incentivati) e la graduale ma rapida entrata in linea di impianti di nuova realizzazione (fatti di sussidi meno premianti) comporterà già nel 2020 quasi 3 miliardi di impatto in meno sulla bolletta. Che diventeranno quasi 7,5 miliardi in meno nel 2030.

 

Sono questi i calcoli effettuati dal GSE, il Gestore dei Servizi Energetici, la società pubblica di promozione e sviluppo delle rinnovabili e dell’efficienza energetica. Nel recente Rapporto annuale di attività, infatti, si afferma che dopo il picco del 2016, a 14,4 miliardi, la spesa in bolletta per gli incentivi alle rinnovabili già da quest’anno scende a 12,6 miliardi, e il calo proseguirà nei prossimi anni. Questo nonostante molti anni di investimenti che hanno portato le rinnovabili a soddisfare circa un terzo della domanda elettrica, visto che nel 2016 per ogni 10 kWh consumati più di 3 sono stati prodotti dalle fonti rinnovabili. Fa un totale di quasi 106 TWh, ovvero i consumi elettrici di cinque Regioni delle dimensioni del Lazio.

 

Tornando agli incentivi alle fonti elettriche rinnovabili – la cosiddetta “Componente A3″ della bolletta elettrica – il record di costi è stato toccato per l’appunto lo scorso anno, con 14,4 miliardi di euro che comprendono sia i costi per il ritiro dei cosiddetti Certificati Verdi, emessi a fronte di energia prodotta negli anni precedenti, che gli oneri di incentivazione dell’energia prodotta nel 2016 per gli impianti aderenti al nuovo meccanismo sostitutivo dei CV. In dettaglio, l’anno scorso il GSE ha erogato 15,9 miliardi di incentivi, ma va recuperato 1,5 miliardi dalla vendita di energia ritirata. Una famiglia con contratto da residenti fino 3 kw paga per questi incentivi dai 102 ai 165 euro l’anno. Sempre nel 2016 gli incentivi al fotovoltaico hanno fatto la parte del leone con 6,1 miliardi, seguiti da quelli alla fonte eolica, a quella idraulica, e alle bioenergie. Per il 2017 invece si prevede un decremento del costo stimato in circa 12,6 miliardi, che dovrebbero scende a 12 nel 2018 e 11,7 nel 2019, un calo dovuto alla fine del periodo di incentivazione di diversi impianti.

 

La situazione vede una notevole accelerazione nei prossimi anni, si legge nel Rapporto del GSE. Anche se alcuni oneri di incentivazione devono ancora dispiegare buona parte dei loro effetti economici, vi sono meccanismi in cui gli impianti sono prossimi alla scadenza del periodo incentivante, come il famigerato CIP6/92 e parte dell’incentivazione ex Certificati Verdi. Uno scenario di lungo periodo che tiene conto dell’insieme degli impianti incentivati, ciascuno con il proprio impegno di spesa in termini di entità e durata, e considerando anche gli impianti attualmente non in esercizio per i quali è previsto un costo di incentivazione futuro, e ipotizzando un prezzo dell’energia costante pari a 46 €/MWh, mostra che fino al 2023 una situazione di sostanziale stabilità, intorno agli 11,7 miliardi di costi per ogni anno. Poi segue una progressiva riduzione, determinata da diversi profili di uscita dai meccanismi oggi esistenti: dal 2024 al 2028 vanno a “morire” gli ex Certificati Verdi e il TO, la cosiddetta “Tariffa Onnicomprensiva”; successivamente, tra il 2030 e il 2033, l’onere associato al Conto Energia fotovoltaico decresce molto rapidamente fino ad annullarsi, portando il fabbisogno complessivo al di sotto di un miliardo di euro.

 

Insomma, quella degli incentivi alle fonti pulite non sembra essere affatto una situazione fuori controllo. Anche perché proprio grazie al sostegno di oltre 700mila impianti a fonti rinnovabili l’Italia ha raggiunto e superato il target europeo al 2020, coprendo con energia verde il 17,6% dei consumi finali lordi (elettrici, termici e nei trasporti). La verità, dicono molti esperti e addetti ai lavori, è che semmai in un momento come questo gli incentivi sono troppo limitati e poco generosi: non è un caso che negli ultimi anni le fonti rinnovabili in Italia abbiano registrato – sia in quanto a produzione che in termini di potenza – una pesante battuta d’arresto. Uno stato di cose che viene peggiorato dalla persistente incertezza normativa.

 

Pur essendo moltissimi i settori industriali che vengono in diversi modi sostenuti e sussidiati, è anche vero che nel 2016 lo Stato ha concesso di più in termini di incentivi alle fonti fossili: 13,2 miliardi di incentivi, secondo il Fondo Monetario Internazionale, poco di più – circa 14,8 miliardi – secondo la rilevazione di Legambiente. Una cifra a cui si giunge sommando sussidi diretti e indiretti, erogati in forme diverse.

 

Di seguito, alcuni grafici mostrano quali saranno le evoluzioni e quali gli scenari di lungo termine.

grafico1

 

grafico2

 

A cura di Roberto Giovannini

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