Formare alla salute e “performare” grazie al benessere

30 marzo 2015 by

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Editoriale marzo 2015

 

Nuovi obiettivi per la salute e sicurezza nelle aziende italiane

«Il PIL misura qualunque cosa,
tranne ciò per cui vale la pena vivere
».
Robert Kennedy

 

L’Italia risulta posizionata nella parte più bassa della classifica del benessere stilata dall’Unione Europea.
 
 
editorialeMarzo2015_nowhow1aÈ ormai evidente come il PIL (Prodotto Interno Lordo) non sia l’indicatore più attendibile nella rappresentazione del benessere delle nazioni e delle popolazioni: la qualità della vita comprende concetti più ampi. Un recente articolo Ansa evidenzia, infatti, che l’indice nazionale, fissato a quota 6,7, risulta inferiore alla media europea (Indice medio Europeo 7,1). E’ quanto emerge dai risultati, relativi al 2013, dell’indagine svolta per la prima volta da Eurostat sulla soddisfazione espressa dai cittadini dei 28 Paesi dell’Unione rispetto alla qualità della vita nelle rispettive nazioni.

 

 

Che il benessere, nel senso di stare bene e in salute sia psichica che fisica, debba diventare un obiettivo da perseguire, sta diventando quindi sempre più chiaro.

 

Per tale motivo, le stesse aziende iniziano a valutare come utile e produttivo supportare il benessere dei propri lavoratori, tant’è che sono sempre più frequenti i programmi di benessere offerti all’interno dell’orario lavorativo. Pensiamo, ad esempio, a:

 

  1. campagne di sensibilizzazione al movimento;
  2. proposte di “Healthy breakfast” in cui si distribuisce frutta fresca alla mattina come invito a modificare la qualità della colazione:
  3. mense con menù dietetici o privi di glutine;
  4. presenza di palestre e programmi di fitness;
  5. Proposte di check up gratuiti e campagne di vaccinazione;
  6. Campagne contro il fumo, ecc.

 

Diciamo, però, che curarsi del benessere significa tenere in considerazione almeno tre sfaccettature:

A. benessere fisico
B. benessere psicologico
C. benessere relazionale

Soprattutto nel contesto lavorativo questi tre aspetti si amalgamano e possono diventare l’indice di un’azienda sana e produttiva, che funziona e che si prende cura delle proprie risorse, con tutti gli inevitabili vantaggi anche in termini di competitività, che questo comporta.

 

A.    Il benessere fisico

La salute è principalmente collegata al concetto di benessere fisico e su questo sono ormai diversi anni che aziende conosciute a livello mondiale come Technogym puntano a diffondere la cultura del movimento nelle aziende.

Da più di 30 anni è infatti risaputo non solo che un’attività moderata  migliora patologie quali il diabete e le malattie cardiocircolatorie, ma che i lavoratori che hanno performance migliori sono quelli che hanno abitudine a curarsi della propria salute e sono più attivi, tant’è che già in altre sedi abbiamo potuto evidenziare come programmi di wellness riducano anche del 40% l’assenteismo e le spese legate alla salute che impattano anche a livello sociale [1].

Inoltre, una buona postura riduce i dolori alla schiena e alle spalle (il mal di schiena è fra le principali cause di assenteismo) e si possono educare i lavoratori a sfruttare anche le proprie sedute alla scrivania per sciogliere i muscoli del collo e delle spalle e raggiungere maggiore concentrazione, più lucidità mentale e senso di benessere[2].

 

B. Il benessere psicologico

Il benessere psicologico può quindi essere il risultato di una maggiore attenzione al proprio corpo, ma esistono anche azioni specifiche per fornire strumenti utili a gestire i principali fattori di stress presenti nell’ambiente di lavoro e che ci possono portare ad avvertire malessere, fatica e ansia.

L’attuale mondo del lavoro ha esacerbato le situazioni di emergenza, la necessità di risolvere problemi e spesso questo causa ansia e blocchi emotivi difficilmente risolvibili senza strumenti efficaci.

A seguito di un’adeguata valutazione dei fattori di stress lavoro correlato (aspetto così  importante che anche per Legge la gestione di questi aspetti è normata da uno specifico articolo ex art. 28 d.lgs 81/2008) diventa quindi importante attuare misure per migliorare la capacità di problem solving delle persone o la capacità di gestire l’ansia. Con attività formative mirate a migliorare la comunicazione interpersonale o attività di coaching si ottengono ottimi risultati che possono essere poi utilizzabili anche per gestire i fattori di stress esogeni al lavoro, che ricordiamo influenzare molto anche il benessere lavorativo (cosiddetta sindrome da corridoio).

 

C.    Il benessere relazionale

Infine non possiamo dimenticare il valore delle relazioni che in ambiente lavorativo, possono essere il motore di un’azienda sana, ma anche l’ingranaggio difettoso, che non permette di attivare processi virtuosi, infatti, un’azienda in cui non c’è benessere porta ad elevato turn over, ad assenteismo e ad un calo sensibile della produttività.

Anche in questo caso una maggiore attenzione ai processi e alle persone che li gestiscono può fornire la soluzione inaspettata ai soliti problemi di comunicazione presenti in molte realtà.

Nelle valutazioni dei fattori stress lavoro correlato emerge infatti un diffuso disagio da parte dei lavoratori quando vengono a mancare momenti specifici in cui ricevere feed-back e riscontri dai superiori e spesso il clima aziendale è rovinato da scarse competenze comunicative che rendono difficile il lavoro in team.

Pensare a livello organizzativo ad uno spazio temporale e fisico in cui le persone possono scambiarsi opinioni e punti di vista, formare meglio il management su comunicazione e feed-back, dare attenzione a momenti di team building possono essere un’ottima chiave per raggiungere migliori prestazioni e il benessere aziendale a tutti i livelli.

E tutto questo grazie ai finanziamenti messi a disposizione dai fondi interprofessionali con cui è possibile attuare iniziative formative a costo ridotto e con un impatto molto forte anche su aspetti correlati alla sicurezza come nel caso di Snaidero che nel 2008 ha investito in formazione alla salute e sicurezza 13000 ore  in cui fra le altre cose si è lavorato anche per la riduzione del consumo di alcool.

Come affermato da più fonti bisogna quindi arricchire la valutazione del PIL con altri parametri per far sì che non solo le persone formate alla salute siano in grado di stare bene e performare meglio.

 

A cura di Paola Favarano – Psicologa del lavoro, Coach Per-formativo e Responsabile MWH Academy in Italia

 

[1] Manuale per la formazione alla salute e Sicurezza, 2006 , P.Favarano, M.Soriani Bellavista, ed il sole 24 ore https://bewell.stanford.edu/program-summary )

[2] MWH Academy, con il dott. Laszlo Krutek Posturologo, istruttore yoga e pilates, dott. in Scienze motorie, ha pensato ad uno specifico percorso di aggiornamento per i lavoratori (ex art.37 d.lgs 81/2008) mirato a migliorare la postura e ridurre i disagi della sedentarietà.

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