Filiere green, tra obbligo e opportunità

05 dicembre 2016 by

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Migliorare la competitività anche attraverso percorsi di sostenibilità condivisi con tutti gli attori della filiera. Nel corso di un dibattito al Salone della Csr e dell’innovazione sociale, Bolton Alimentari ha parlato della certificazione ottenuta per il costante monitoraggio nella produzione del tonno.

 

Tonni sostenibili, filiera trasparente del grano, riduzioni delle emissioni di CO2 nelle forniture di energia, recupero degli scarti di produzione di plastica. Spiegare da dove vengono e che fine fanno i prodotti che le grandi aziende offrono sul mercato diventerà un obbligo. Entro il 6 dicembre, infatti, sarà recepita la direttiva 95/2014 dell’Unione europea. In base alla nuova normativa, dal 2017 le imprese con almeno 500 dipendenti o che rappresentano enti di interesse pubblico dovranno rendicontare le informazioni non finanziarie riguardanti aspetti ambientali e sociali.

In Italia saranno coinvolte circa 250 imprese, che potranno cogliere un’occasione eccellente per evidenziare le proprie attività di responsabilità sociale d’impresa, come spesso fanno nel bilancio di sostenibilità o nel Rapporto Integrato.

 

Tonni sotto controllo

Ma quali sono gli impegni già in atto? Allo scorso Salone della Csr e dell’innovazione sociale, il convegno “Filiere green: l’importanza di una visione condivisa” è stata l’occasione per fare il punto su alcune delle filiere più rappresentative del sistema produttivo italiano.

Di particolare interesse l’intervento di Luciano Pirovano, International Marketing and Corporate Social Responsibility Director Bolton Alimentari. L’azienda, leader di mercato nel tonno in scatola con il marchio Rio Mare, è tra i primi produttori al mondo ad aver ottenuto da DNV GL – un ente terzo leader mondiale nel settore – la certificazione internazionale ISO 22005 che garantisce il Sistema di rintracciabilità nelle filiere agroalimentari. La certificazione è il punto d’arrivo di un più ampio progetto di Corporate Social Responsibility di Rio Mare denominato “Qualità Responsabile” le cui aree di azione sono: la pesca e la tutela dell’ecosistema marino, il rispetto dell’ambiente, il rispetto delle persone e la corretta alimentazione.

 

Una questione di massima sicurezza

L’implementazione di questo sistema di tracciabilità all’avanguardia consente di monitorare una filiera complessa come quella del tonno. Questo progetto, che coinvolge oltre 500 referenze prodotte su dieci linee produttive, permette di ricostruire la storia di ogni confezione, oltre a mettere in relazione dati, analisi e controlli lungo tutta la filiera. Infatti, grazie a un processo che sfrutta le potenzialità digitali di mappatura, conservazione dei dati e connessione in tempo reale, Rio Mare è in grado di esaminare tutti i suoi fornitori a livello globale monitorando e controllando tempestivamente i dati sugli approvvigionamenti, compresi quelli relativi alla diversificazione dei metodi di pesca utilizzati, delle specie di tonno e delle area di pesca.

Grazie a questo sistema i consumatori possono reperire via web, per ogni singolo prodotto di Rio Mare, tutte le informazioni relative alla provenienza della materia prima: il tipo di nave utilizzata per la pesca, la nazionalità, la zona geografica, la data in cui la pesca è avvenuta, la tecnica di pesca utilizzata, la specie di pesce inscatolato e la data del suo inscatolamento.

L’azienda è quindi in grado di valutare in qualsiasi momento la qualità del lavoro svolto dai suoi fornitori lungo la filiera produttiva e, in caso di eventuali difetti su una confezione, ha la capacità di risalire in tempi brevi alle altre analoghe, caratterizzate dallo stesso percorso e dalla stessa biografia, per intervenire prima che queste siano messe in commercio.

Inoltre, la tracciabilità è uno dei principali strumenti di lotta alla pesca illegale e di gestione sostenibile delle aree di pesca ed è quindi indispensabile per garantire la tutela dell’ecosistema marino.

“Questa certificazione internazionale per la tracciabilità della filiera del tonno – ha spiegato Pirovano – ci pone all’avanguardia in tema di pesca sostenibile e sicurezza alimentare. Si tratta di uno sforzo imponente considerando che sono oltre 3 milioni le lattine prodotte giornalmente nello stabilimento di Cermenate, in provincia di Milano, il più grande e tecnologicamente avanzato d’Europa”.

 

 

Carne, pasta e saponette: gli impegni delle aziende italiane

Per ogni filiera, la sua problematica. Gli altri partecipanti al dibattito sulle filiere green sono stati Roberto Ciati, external scientific relations & sustainability director di Barilla, che ha messo in evidenza i miglioramenti apportati alla filiera del grano per rendere più sostenibile la fase di produzione in campo. Per la filiera (molto discussa) delle carni, è intervenuto Luca Macario, , responsabile comunicazione e ufficio stampa di Gruppo Cremonini, che ha messo in evidenza i risultati di alto livello messi in atto dal sistema produttivo italiano rispetto alle medie mondiali, normalmente prese a riferimento. Nell’ambito del non food, invece, Paolo Bassetti, titolare e socio Gruppo Gianasso – I Provenzali, ha raccontato il percorso di stakeholder engagement che ha permesso all’azienda di migliorare i propri prodotto in termini di contenuto e di packaging. E parlando di packaging, Simona Fontana, responsabile del centro studi/area prevenzione di Conai, ha sottolineato l’impegno del consorzio per favorire la riduzione dei rifiuti da imballo collaborando e premiando le aziende virtuose.

 

 

A cura di Emanuela Taverna

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