Enti religiosi, fondi e assicurazioni scendono in campo ‘green’

05 luglio 2017 by

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“Nonostante la complessità dell’attuale panorama politico, il cambiamento climatico ha senza dubbio iniziato a influenzare le scelte di investimento da parte della finanza”. Parola di Aiaf, Associazione italiana degli analisti e consulenti finanziari. Nel suo quaderno numero 173, dal titolo “Disclosure of climate risks and ESG information”, affronta un tema di grande attualità, quello della sostenibilità e dei problemi legati all’ambiente, al sociale e al governo societario (Esg, Environmental, social e governance). Un tema ancora più sotto le luci della ribalta dopo la recente decisione del presidente americano Donald Trump di rescindere gli accordi che il suo predecessore, Barack Obama, aveva siglato in occasione di COP21 di Parigi nel 2015.  E nello studio di Aiaf si evidenzia che le scelte in campo ambientale ed energetico della presidenza Trump, non potranno influenzare direttamente le leggi di Stati e Regioni, ‘cancellare’ l’accordo di Parigi e, cosa più importante, ostacolare il fatto che il gas naturale diventerà più conveniente (in un rapporto di costi/efficienza) del carbone e impedire alle tecnologie per le energie rinnovabili dal diventare più competitive.

 

Ci sono chiari segnali, prosegue nella sua analisi l’Aiaf, che la transizione a un’economia a basso ‘carbonio’ è inevitabile e gli investitori dovrebbero mettersi in allarme sulla tempistica con cui prendere decisioni relative alle loro scelte di investimento o disinvestimento. Cioè? Citiamo come esempio le parole di Ian Monroe, presidente di Etho Capital, intervistato all’indomani dell’elezione di Trump. “Con batterie più economiche, le celle a energia solare e i veicoli elettrici che arrivano sul mercato, la fine dell’era del petrolio potrebbe essere più rapida di quanto gli stessi investitori pensino”.  Ma per questa transizione – comunque in corso – da un’energia ‘fossile’ a una di minor impatto, servono investimenti di peso: secondo Paul Ekins, dell’Institute for Sustainable Resources, siamo nell’ordine di 3 mila miliardi di dollari all’anno. Una cifra che non può lasciare fuori la finanza.

 

Così non sarà un caso che molti investitori istituzionali, tra cui fondi pensione, compagnie di assicurazione, index providers, agenzie di rating e gestori di patrimoni stiano iniziando a prendere sempre più in considerazione anche gli indici sociali ambientali e di governance (ESG) attraverso i quali valutare la sostenibilità delle aziende.

 

A questi investitori si aggiungono, con sempre maggior peso, anche enti religiosi, come la Federazione degli Organismi Cristiani Focsiv impegnata nelle campagne per il disinvestimento dalle fonti fossili e per il reinvestimento in energie pulite. In occasione del recente G7 di Taormina le 80 Ong aderenti alla Focsiv hanno rivolto un appello al presidente del consiglio Paolo Gentiloni ed ai leader dei G7 perché “assumano decisioni coraggiose per il bene dell’umanità e del creato” in linea con quanto espresso dalla Coalizione italiana contro la povertà (di cui Focsiv è parte) e dai rappresentanti della società civile dei G7. “Ricordiamo che i Paesi del G7 sono tra i principali responsabili del debito ecologico e che quindi devono muoversi verso la giustizia climatica, applicando urgentemente gli impegni presi con l’Accordo di Parigi, ed essere anzi ancora più ambiziosi. Retrocedere ora significherebbe lasciare milioni di uomini, donne e bambini in balia dei disastri ambientali causati da un modello economico insostenibile, creare nuovi profughi ambientali e tensioni sociali”, si legge nell’appello. Focsiv è in prima linea nella campagna mondiale per il disinvestimento da fonti fossili e per il reinvestimento in fonti rinnovabili, accompagnando la transizione energetica e stimolando la finanza sostenibile del mondo cattolico. Già 700 istituzioni hanno disinvestito più di 5.500 miliardi di dollari.

 

Attenzione, non si tratta di bontà allo stato puro. Gli investimenti privati stanno giocando un ruolo importante in tema di ‘sostenibilità’ e l’avranno sempre di più, ma devono avere prospettive in termini di rischio commisurato al tasso di rendimento.

 

A cura di Monica Lodi

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