Effetto Second Hand Economy

16 maggio 2016 by

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Una volta, nei tempi di guerra, c’erano gli straccivendoli. Poi, negli anni ’70-’80, sono arrivati i negozi dell’usato in scia alla rivoluzione studentesca e ai ‘figli dei fiori’. Adesso, complice  una neo frugalità di consumi – invocata dallo stesso Presidente cinese Xi Jinping  – c’è  la “Second Hand Economy” versione anni Duemila e 2.0.

 

In Italia,  secondo l’Osservatorio Second Hand Economy di Doxa pubblicato lo scorso marzo e commissionato da Subito, l’economia dell’usato ha generato nel 2015 un volume di affari di 18 miliardi di euro, pari all’1% del PIL,   posizionandosi sui livelli del 2014, e coinvolgendo il 50% della popolazione  under 45.  Una popolazione che vende e acquista oggetti usati anche online : il 38% del volume d’affari, parliamo di  6, 8 miliardi di euro, è passata infatti attraverso la rete.

 

Gli italiani  sono dunque sempre più sensibili al tema del second hand sia per motivazioni economiche, ma anche ambientali e legate al proprio stile di vita.  La volontà degli italiani di liberarsi del superfluo (58% di chi ha venduto) e di soddisfare il desiderio di cambiamento (13%) stimola questo mercato, che non si può dire sia  trainato dall’interesse di guadagnare (22% nel 2015 contro il 38% del 2014)  ma che certamente vede ancora nel concetto del risparmio (71% di chi ha comprato)  uno dei suo elementi di forza.

 

La popolazione under 45 è la più attiva in questo mercato: la metà rivela di aver comprato o venduto oggetti di seconda mano poiché considerano questa scelta un modo intelligente e non convenzionale di fare economia e il 40% di questi usa il web in quanto è un canale veloce (68%) per trovare ciò che cercano. I beni usati più acquistati online appartengono alle categorie elettronica (33%), sports e hobby (31%), veicoli (28%) e casa e persona (26%). Chi compra il second hand continua a farlo anno dopo anno (56%), confermando la propria scelta verso uno stile di vita smart e sostenibile, in cui i mercatini e le modalità offline stanno via via lasciando il posto al digitale.  Ai veicoli spetta la leadership indiscussa del volume d’affari online con 4,2 miliardi di euro, seguiti dal mondo dell’arredamento e degli elettrodomestici (980 milioni). In questo scenario sta crescendo anche il peso di altri settori come la moda, che copre un volume di affari pari a 360 milioni di euro, e l’elettronica, con 340 milioni.

 

Alla second hand economy si associa un collaterale interessante: il “Second hand effect”  da cui si evince che comprare e vendere usato fa bene all’ambiente e quindi a tutti noi.  Schibsted Media Group, multinazionale norvegese delle piattaforme online per la compravendita dell’usato ha commissionato al’’Istituto Svedese di Ricerca Ambientale (IVL) uno studio  che ha preso in considerazione le compravendite di beni usati avvenute nel 2015 sui cinque mercati più grandi di Schibsted Media Group: Subito (Italia), Vibbo (Spagna), Leboncoin (Francia), Blocket (Svezia) e Finn (Norvegia). Secondo i ricercatori l’acquisto di oggetti – dagli arredi alle automobili – di seconda mano ha permesso di evitare complessivamente l’immissione nell’atmosfera di oltre 12,5 milioni di tonnellate di CO2, derivanti dal fatto di non aver prodotto quei beni nuovi e dal non aver buttato in discarica quelli vecchi.  Un quantitativo notevole, pari a 1.100 voli intorno al mondo a bordo di un Airbus 380.  Gli utenti italiani (di Subito) hanno permesso di arrivare ad un risparmio di 3,4 milioni di tonnellate di CO2 : questa quantità di gas serra è l’equivalente delle emissioni prodotte da 15,4 milioni di voli andata e ritorno da Milano a Roma e da 373.626 italiani in un anno. O dalla produzione di 5,2 miliardi di tonnellate di pasta o di 13,7 milioni di divani.

 

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