Aria pulita in Europa: l’Italia può fare la differenza?

07 luglio 2014 by

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Editoriale luglio 2014

 

L’Italia si è avviata a presiedere – da luglio a dicembre 2014 –  il Consiglio Europeo. Il nostro governo, e il nostro Ministro per l’Ambiente in particolare, avranno in quella veste un ruolo cruciale nel determinare il livello di ambizione della negoziazione sul cosiddetto “programma aria pulita” – il “Clean Air Package” – presentato dal Commissario all’Ambiente Potocnik il 18 dicembre scorso e su cui la Commissione Ambiente del Parlamento Europeo sarà forse chiamata a votare già entro l’inverno. L’Italia, con il suo pesantissimo carico di procedure di infrazione europee aperte su tematiche ambientali, ben 21 al 28 maggio scorso, si troverà a giocare da leader in una materia in cui è l’ultima della classe.

 

In questo contesto, dobbiamo sperare che l’Italia colga questa occasione per dimostrare di essere entrata in una nuova fase, in cui si ribaltino i rapporti di valore delle azioni di governo, dando priorità alle esigenze dei cittadini. Questo, insomma, è un tavolo decisivo a livello europeo per l’attuale governo per dimostrare di aver cambiato rotta. E l’aria in Italia, e in Europa, ancor più dato lo stretto collegamento fra inquinamento dell’aria e cambiamenti climatici, deve essere considerata una vera priorità.

 

La prima e fondamentale direttiva del cd. “programma aria pulita” su cui il nostro Ministro dell’Ambiente è già stato chiamato a pronunciarsi, ancor prima che il semestre inizi, è la proposta di revisione della cosiddetta “Direttiva NEC”, la direttiva 2001/81/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, che stabilisce i limiti e gli obiettivi di riduzione delle emissioni degli Stati aderenti all’Unione Europea.  Una Direttiva che oggi riguarda solo alcuni inquinanti (SO2, NOx, COVNM, NH3) e che la Commissione propone di ampliare ad altri inquinanti (PM2,5 e metano CH4) estendendo l’ambito temporale degli impegni di riduzione degli Stati al 2030. E’ la Direttiva che può consentire ai livelli degli inquinanti di scendere in pianura padana, ai livelli di fondo degli inquinanti di ridursi nelle nostre città rendendo le misure locali decisive per tornare a respirare, ai nostri amministratori di ambire a passi in avanti rilevanti sul fronte della soluzione dei problemi locali. Infatti, il recepimento della revisione della direttiva NEC “non sfocerà” osserva la Commissione Europea nella proposta, “in un solo atto legislativo, ma piuttosto in varie modifiche di atti legislativi e in nuove proposte nei settori interessati” così dando finalmente impulso e via libera all’adozione di nuove soluzioni tecnologiche e ad un serio ripensamento dei piani d’azione per l’aria e delle soluzioni strutturali alle quali fino ad oggi siamo stati abituati.

 

Tuttavia, affinché si verifichi la svolta che ci auguriamo, il livello di ambizione della proposta revisione deve essere decisamente innalzato. Infatti, forse per la forte pressione dei governi nazionali o delle lobby industriali, la proposta della Commissione è fortemente carente sotto il profilo del livello degli obiettivi di riduzione.

 

Basti pensare che la revisione della normativa si fonda su una analisi costo-beneficio i cui soli dati – che indicano oltre 400.000 morte premature ogni anno in Europa a causa dell’inquinamento dell’aria – danno la misura della miopia di quei governi europei che – come hanno fatto alcuni ministri alla riunione del 12 giugno scorso – pietiscono la necessità di abbassare il livello di ambizione e invocano flessibilità.

 

Parliamo dell’Italia. I dati[1] dell’analisi dell’impatto dell’inquinamento dell’aria indicano che in Italia si verificano ogni anno 66.070 morti premature, praticamente il 17% del totale delle morti premature in tutta Europa, il danno sanitario – a seconda del sistema adottato per il suo calcolo – ammonta a non meno di    47,512 e fino a 142,536  miliardi di Euro; gli stessi dati indicano che se si applicasse lo scenario più incisivo di riduzione delle emissioni  - fra i vari scenari proposti al 2025 – si avrebbe un incremento di produzione agricola, o meglio una riduzione del danno ai raccolti – pari a  28 miliardi di Euro /anno, una riduzione del danno annuo  ai materiali (monumenti e strutture) di 4,4 miliardi di euro. Gli stessi dati ci dicono che, ogni anno, solo per effetto dell’esposizione al PM2,5, si perdono in Italia 16.640.607 giornate di lavoro con un costo di circa 2,163 miliardi di euro.

 

A livello europeo il beneficio monetizzato del pacchetto di misure proposte dalla Commissione, ha spiegato il Commissario durante la presentazione del programma, è di 14/20 volte superiore al costo che, per lo scenario di misure al 2030, viene quantificato in 3,4 miliardi€/anno.

 

Questi dati, che danno la misura del beneficio, non illustrano tutta la questione. In realtà, il programma della Commissione UE manca di ambizione perché, ove attuato nello scenario più ambizioso proposto, nel 2030, lascerebbe ancora oltre 260.000 morti premature annue in Europa, di cui 41.708 solo in Italia.

 

Non stupisce così che EUROCITIES, il raggruppamento delle città europee, abbia preso posizione  in proposito segnalando che i limiti emissivi proposti per il 2020 verranno raggiunti senza necessità di misure ulteriori e chiedendo che  l’attuale proposta anticipi i limiti oggi previsti per il 2030 al 2025 e che vengano innalzati in maniera significativa i livelli degli obiettivi di riduzione oggi proposti per PM 2.5 (49% contro 37% della attuale proposta), NOx  (64% contro 56%  della proposta) e NH3 (30% contro 17% della proposta).

 

Ed è chiaro che, come scritto al nostro Ministro ai primi di giugno da varie associazioni, per far fronte al problema sanitario causato dall’inquinamento dell’aria e ai costi che ne derivano è indispensabile che la revisione della Direttiva NEC innalzi i criteri di riduzione delle emissioni già al 2020, stabilisca obiettivi vincolanti al 2025, allineandoli a quanto già previsto dai paesi Europei in base al recente 7° Programma d’Azione per l’Ambiente e soprattutto ai limiti alle sostanze inquinanti in atmosfera prescritti dall’Organizzazione Mondiale per la Salute a tutela della salute umana.

 

E’ utile forse ricordare che l’inquinamento dell’aria è oggi la prima causa ambientale di morte al mondo e che, solo per indicare il contesto in cui si muove il nostro paese, oltre la metà delle 30 città Europee più inquinate si trova in Italia?

 

Chi teme per i costi delle misure, deve stare certo: qualcuno pagherà. Si tratta di capire se il costo lo devono pagare i cittadini o chi oggi inquina.

 

mappe

Superamenti dei limiti di qualità dell’aria nel 2010  (da sinistra in alto) PM10, NO2, e Ozono in 2010 (EEA)

 

[1] Cost-benefit analysis of Final Policy Scenarios for the EU Clean Air Policy Package - March 2014

[2] Il tema, di grande ed attuale interesse, non può essere approfondito in questa sede, se non per rilevare che la più recente ed autorevole giurisprudenza amministrativa ha finalmente imboccato la strada più conforme alla normativa ed ai principi costituzionali. Vds., in proposito, Consiglio di Stato, Adunanza Plenaria, Ordinanza 13 novembre 2013, n. 25; T.A.R. Lombardia, Sez. IV, Ordinanza 20 febbraio 2014, n. 507.

[3] In compenso il responsabile della contaminazione è ancora meno incentivato a proporsi, visto che il nuovo accordo di programma, nel suo caso, sarebbe ammissibile soltanto qualora (tra le altre condizioni) siano “individuati gli interventi di riparazione del danno ambientale disciplinati dall’allegato 3 alla Parte VI” (art. 252-bis, comma 5, lett. b), d.lgs. 152/2006).

 

 

A cura di Anna Gerometta

 

Anna Gerometta

Anna Gerometta
Avvocato civilista a Milano, da numerosi anni segue le tematiche scientifiche e normative che riguardano l’inquinamento dell’aria. Segue e oggi presiede l’associazione Genitori Antismog, www.genitoriantismog.it che da anni combatte una appassionata battaglia perché vengano ridotti gli inquinanti dell’aria a Milano, in Italia e ormai in Europa, dove l’associazione da anni lavora all’interno del “Clean Air Working Group” dell’European Environment Bureau ed è, dal 2014 sostenitore di Transport & Environment. 

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