Dopo COP21 è necessaria per l’Italia una nuova strategia energetica

21 giugno 2016 by

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LAccordo di Parigi e il raggiungimento degli obiettivi

 Nonostante l’aumento del PIL, tra il 2014 e il 2015 le emissioni mondiali di gas serra sono risultate stabili.

 

Questa stabilizzazione è stata vista come un segnale molto positivo, simbolo di un quadro mondiale avviato verso la strada del cambiamento che vede da un lato paesi come la Cina ridurre le proprie emissioni e, dall’altro, un impegno generalizzato verso l’adozione di strumenti e tecnologie a basso contenuto di carbonio.

 

All’interno di questo contesto, lo scorso 22 marzo è stato siglato l’Accordo di Parigi. Obiettivo: contenere l’aumento della temperatura al di sotto dei 2 °C, per raggiungere la neutralità carbonica entro la metà del secolo.

 

È un obiettivo molto ambizioso tanto che, stando alle valutazioni dell’IPCC, per restare all’interno dei 2 °C, le emissioni cumulate di CO2 non dovranno superare le 1.100 Gt. Inoltre, secondo una ricerca pubblicata dalla rivista Nature, un terzo delle riserve di petrolio, metà delle riserve di gas e l’80% delle riserve di carbone dovrebbero restare inutilizzate per conseguire l’obiettivo dei 2 °C; mentre il raggiungimento di 1,5 °C richiederebbe un dimezzamento del budget di carbonio a disposizione e limitazioni molto più restrittive nell’utilizzo delle risorse.

 

La posizione dellUnione Europea

Per attuare l’Accordo di Parigi, l’UE ha aggiornato la propria strategia energetica fissando come obiettivo per il 2030 l’abbattimento delle emissioni di gas serra del 40% rispetto al 1990 e innalzando fino al 27% l’impegno per le rinnovabili per l’efficienza energetica. Si tratta di un impegno non vincolante per gli stati membri e che comunque non garantisce il raggiungimento degli obiettivi di Parigi. Nonostante l’UE abbia ridotto con un anticipo di 5 anni le proprie emissioni (oltre il target del 27%) e le previsioni vedano comunque un calo nei prossimi anni, è necessario un impegno molto più ‘drastico’. Lo scenario compatibile con il famoso obiettivo 1,5 °C vuole – entro il 2030 - una riduzione delle emissioni del 50-55% rispetto al 1990; entro il 2050 del 90-95% e tra il 2060 e il 2070 un azzeramento delle emissioni nette. Di conseguenza si dovrà andare anche ben oltre il target del 27% per l’efficienza energetica.

 

LItalia: necessità di una nuova strategia energetica nazionale

La posizione dell’Italia è ancora più al limite. Come si evince dal Climate Report elaborato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, il nostro paese deve necessariamente definire una nuova strategia per lo Sviluppo Sostenibile, se vuole attuare l’Accordo di Parigi. Infatti, se dal 2005 al 2014 le emissioni sono calate con una media annua del -2,6%, questo trend si è interrotto nel 2015 registrando un aumento del 2,5% in più rispetto al 2014.

 

I fattori sono stati diversi e tra questi hanno inciso un’estate torrida e un inverno molto freddo che hanno determinato un picco del consumo elettrico; una ripresa dei consumi di energia nei trasporti, strettamente connessa con la ripresa economica, e un aumento del consumo dei combustibili fossili favorito dall’abbassamento del prezzo del petrolio e del gas.

 

Al tempo stesso, se è vero che fino al 2012 l’Italia ha raggiunto ottimi risultati nello sviluppo delle fonti rinnovabili, collocandosi tra i leader mondiali nell’ambito, negli ultimi tre anni il contributo delle rinnovabili al consumo di energia nel nostro paese si è fermato, registrando una crescita media quasi trascurabile e pari a +0,2% all’anno.

 

A partire da questa situazione, il famoso target del 27% per le rinnovabili, fissato per il 2030, non sembra essere raggiungibile e tantomeno lo sono gli obiettivi dell’Accordo.

 

Quello che occorre fare, come ha ribadito anche Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, è realizzare “una svolta delle politiche climatiche, a tutti i livelli”. Anche perché, dichiara Ronchi, “prima si parte, prima si possono cogliere le opportunità di nuovi investimenti, di nuova occupazione, di sviluppo di una green economy”.

 

La Roadmap climatica elaborata dalla Fondazione per l’Italia in relazione all’obiettivo dei 2 °C prevede:

 

-    al 2020 emissioni il 30% inferiori rispetto al 1990 per scendere nel 2030 a -38% e nel 2050 oltre il -70%.

 

Con l’obiettivo di 1,5 °C, la Roadmap invece prevede:

 

-    una riduzione delle emissioni al -38% per il 2020 rispetto sempre al 1990, oltre il 60% per il 2030 e oltre il -90% per il 2070.

 

Tutto questo richiederebbe un grande impegno nel risparmio e nellefficienza energetica con una riduzione dei consumi di circa il 40% e in parallelo un raddoppio della quota di fonti rinnovabili dal 17% di oggi al 35% del 2030.

 

Riportiamo in breve alcune proposte in relazione alle misure e alle politiche da adottare per il raggiungimento di questi target, partendo dal presupposto che si tratta ormai di obiettivi vitali dal cui raggiungimento potranno solo nascere nuove possibilità e scenari di crescita e miglioramento.

 

  • Una riforma della fiscalità in chiave ecologica, fondata sull’introduzione di uno strumento di carbon tax valido e un processo di riallocazione degli incentivi dannosi per l’ambiente senza che questo comporti un aumento del carico fiscale ma che anzi favorisca la riduzione delle tasse su imprese e lavoro.
  • Un sistema di carbon pricing che riconosca i costi effettivi dei combustibili fossili, incentivando le fonti rinnovabili – quelle italiane sono tra le più costose in Europa – senza che questo renda più ‘salate’ le bollette.
  • Una revisione degli strumenti che sostengono lefficienza energetica a favore di interventi strutturali efficaci (es. recupero delle infrastrutture esistenti e consumo zero del suolo..).
  • Favorire la mobilità sostenibile, dalla shared mobility alle vetture ibride ed elettriche.
  • Sostenere il ruolo attivo dell’agricoltura con la diffusione delle agroenergie e delle pratiche agronomiche a basso impatto, così come con la tutela del territorio.
  • Promuovere l’economia circolare. (cfr. “Il riciclo del vetro come modello di riferimento dell’economia circolare”).
  • Investire in innovazione e ricerca verso la green economy, con l’obiettivo di sostenere le eccellenze italiane e la competitività sul mercato.

 

 

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