Dissalazione e riciclo, nuove miniere per l’oro blu

12 aprile 2017 by

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L’oro blu ha un disperato bisogno di nuove miniere da cui poter attingere e la dissalazione e il riciclo delle acque reflue potrebbero essere due importante risorse per questo bene così fondamentale per la nostra esistenza.

 

Secondo uno studio del Global Water Intelligence di Oxford di cui sono disponibili gratuitamente solo alcuni stralci, la dissalazione e il riciclo delle acque reflue sono destinati a crescere dell’11,4% a livello globale nel corso dei prossimi cinque anni per raggiungere un valore complessivo di mercato di quasi 12 (11,963) miliardi di dollari entro il 2025. Ma al momento, in Italia, solo lo 0,1% del prelievo idrico avviene attraverso la dissalazione. Delle tecnologie e delle potenzialità della dissalazione si discuterà nell’ambito di WATEC Italy 2017, la mostra convegno internazionale dedicata alla gestione e alla salvaguardia della risorsa idrica, organizzata da Kenes Exhibitions, che approderà in Sicilia a Palermo (21-23 giugno 2017).

 

“La stima del Global Water Intelligence di Oxford – spiega in una nota Prema Zilberman, direttore generale di Kenes Exhibitions – indica il forte potenziale di crescita di settori che sono ancora arretrati sul fronte della tecnologia, soprattutto quella della costruzione e installazione dei dissalatori. In questo contesto, WATEC Italy rappresenta la giusta occasione per fare della Sicilia l’Hub del Mediterraneo, di ricerca e dibattito sull’acqua”.

 

In Italia -  secondo i dati Istat rielaborati da WATEC Italy 2017 – il prelievo di acque marine o salmastre per uso potabile rappresenta appena lo 0,1% del prelievo totale (13,619 milioni di metri cubi, su un totale di 9,108 miliardi di metri cubi di acqua totale prelevata dalle varie sorgenti) e avviene solo in due distretti idrografici: in Sicilia, dove viene dissalata acqua per 12,6 milioni di metri cubi (il 92,5% del totale nazionale) e nell’area dell’Appennino Settentrionale (il restante 7,5%,  diviso tra Toscana con 768 milioni di metri cubi e Liguria con 251 milioni di metri cubi di acqua dissalata). Inoltre, la dissalazione riguarda anche l’industria: infatti, incrociando i dati della “produzione” di acqua con quelli della domanda, ci si accorge della forte richiesta di “oro blu” da impiegare nel settore industriale. È il caso di Veneto, Emilia Romagna e la Campania, territori in cui vi sono tutte le condizioni favorevoli per sviluppare la produzione di acqua dissalata, alleggerendo la pressione sulle fonti tradizionali.

 

Con il termine “acque reflue”, o acque di scarico, spiega il sito dell’Arpa Lombardia, s’intendono tutte le acque utilizzate nelle attività umane – siano esse domestiche, industriali o agricole – e che per questo contengono sostanze organiche e inorganiche che possono recare danno alla salute e all’ambiente. Queste tipologie di acque, dopo il loro utilizzo, non possono quindi essere riversate nell’ambiente, ovvero direttamente nel terreno, nei fiumi, nei laghi e nei mari, senza prima essere sottoposte ad un intervento di depurazione.

 

Ogni anno in Europa, secondo i dati diffusi dalla Commissione Europea in occasione (il 22 marzo scorso) della Giornata Mondiale dell’Acqua, istituita nel 1993 dalle Nazioni Unite, sono trattati più di 40 miliardi di metri cubi di acque reflue ma, allo stato attuale, si stima che soltanto 1,1 miliardi di metri cubi saranno riutilizzati. A fronte di una carenza idrica che interessa l’11% della popolazione europea e il 17% del territorio dell’Ue, il potenziale per un aumento del riuso è enorme: l’Europa potrebbe utilizzare 6 volte il volume di acque trattate usato attualmente. In pratica si potrebbero raggiungere 6 miliardi di metri cubi all’anno entro il 2025 grazie a incentivi normativi e finanziari più incisivi al livello di Ue.

 

“Promuovere un uso sostenibile delle risorse idriche e un riciclo sicuro ed efficiente dell’acqua è una priorità fondamentale del Piano d’Azione dell’Economia Circolare della Commissione Europea – si legge in una nota – Per favorire l’implementazione di tecnologie sicure ed efficienti nel campo delle risorse idriche, la Commissione sta infatti sviluppando a livello Europeo dei requisiti minimi di qualità per il riciclo dell’acqua”.

 

A cura di Monica Lodi

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