Cosa è “Biomimicry”?

29 gennaio 2018 by

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Biomimicry: una definizione.

Il famoso magazine Fortune identifica nella Biomimicry uno dei 5 trend da cavalcare nel 2017, e per gli anni a venire, e lo stesso fa Forbes, in un articolo sullo stesso tema.

 

Ma cosa è esattamente “Biomimicry”?

Biomimicry è un termine inglese che potremmo tradurre letteralmente con “imitare la natura” o, per essere più precisi, “imitare la vita”, dato che bios in greco antica significa vita, e mimeistai significa imitare (da cui mimesi, imitazione).

Il termine viene infatti tradotto spesso in italiano con la parola “biomimesi” o “biomimetica”.

Questo vocabolo appare per la prima volta nel 1982[1] e viene reso popolare a partire dal libro omonimo pubblicato da Janine Benyus, nel 1997, intitolato appunto “Biomimicry – Innovation inspired by nature[2].

Ma come dicono Janine e il suo team, una definizione più accurata della biomimesi è la seguente:

La biomimesi è la consapevole emulazione della genialità della Vita, adattando le migliori “idee” della Natura all’invenzione di tecnologie e processi sostenibili per l’evoluzione della vita sulla terra, mantenendo e sviluppando condizioni “conducive to life” cioè generative di vita.

Janine Benyus (www.biomimicry.org) & Dayna Baumeister (www.biomimicry.net).

 

 

Biomimicry: problem solving e metodologia inventiva.

La biomimicry è quindi una strategia di problem-solving, una metodologia inventiva, una lente attraverso cui orientare scelte e decisioni in pressoché ogni ambito della vita umana: architettura, design di prodotti, ingegneria industriale, progettazione organizzativa e sociale sono forse gli ambiti di più immediata e nota applicazione, con iniziative ormai famose in tutto il mondo come i grattacieli ispirati dai nidi delle termiti[3], o la ceramica costruita ispirandosi al processo di formazione di una conchiglia[4].

Ma non tutti i progetti bio-ispirati sono necessariamente anche biomimetici. La biomimetica pone infatti una particolare enfasi sull’apprendere dalla capacità dei sistemi viventi di arrivare a soluzioni sostenibili rispetto a specifiche sfide funzionali.

Si tratta quindi non di “copiare” le forme naturali bensì di creare soluzioni progettuali che “funzionino come” la natura – vale a dire, in modo sostenibile e addirittura rigenerativo all’interno del proprio contesto, e nel più ampio contesto del sistema operativo della terra stessa.

 

cheetah-bot-biomimicry-nowhowIl cheetah bot (vedere foto) costruito dalla Boston Dynamic un robot costruito sul modello di locomozione di un ghepardo, ma la fedele riproduzione di una singola funzione (in questo caso, la corsa quadrupede) senza considerare il contesto più ampio in cui questa funzione deve esplicarsi, non è biomimesi. Infatti, da dove prende l’energia per muoversi questo robot? Da un motore a metanolo – nulla di ecosostenibile. Di cosa è fatto? Di metalli estratti con tecniche distruttive e inquinanti – totalmente al di fuori dalla logica della vita. E potremmo continuare con ulteriori domande volte a misurarne la performance dal punto di vista dei processi biologici ed ecologici.

 

 

 

 

Il sistema operativo della Terra: adattamento al contesto e interdipendenza.

La biomimesi sviluppa progetti che sono allo stesso tempo ben adattati al nostro pianeta, capaci di riprodurre la funzione di un certo sistema vivente, e di operare all’interno di un contesto di sistemi in mutua interdipendenza, non in isolamento.

Qualunque cosa si voglia progettare o produrre con un approccio biomimetico, dovrà considerare il sistema operativo del nostro pianeta[5], basato su:

  • Riserve limitate di acqua.
  • Presenza di un’atmosfera con un certo confine, fra la superficie della terra e lo spazio
  • Presenza di una certa quantità di luce del sole, da cui in ultima analisi dipende ogni forma di energia.
  • Presenza di gravità.
  • Ciclicità della vita sulla terra.
  • Equilibrio dinamico di tutto ciò che accade sulla terra: tutto cambia costantemente, ma in modo che tutto resti in equilibrio nel corso del tempo.

All’interno del perimetro dato da queste condizioni, la vita sulla terra si è sviluppata in miliardi di anni di evoluzione producendo un’incredibile ricchezza di risorse, per tutti i membri della biosfera.

 

 

Il supere umano: qualcosa da relativizzare.

Sin dai tempi di Aristotele, con la cosiddetta “Scala Naturae” (vedere foto), siamo stati abituati a pensarci in cima alla scala della Vita, esseri superiori a tutto il resto del Creato.

Ma la realtà è molto diversa. Difatti, siamo una specie molto giovane, dal punto di vista della terra.

Se comprimessimo la storia della Terra in 1 anno di calendario, mettendo la nascita della terra (4,6 miliardi di anni fa) appena dopo la mezzanotte del giorno 1 di Gennaio, e il 31 Dicembre al giorno di oggi, ecco quali sarebbero le pietre miliari dell’evoluzione della vita sulla terra:

  • Ci vogliono quasi 2 mesi perché nasca la vita sulla Terra. Appare il 25 Febbraio negli oceani vicino ai vulcani sottomarini, con i primi batteri viventi.
  • 3 giorni dopo, il 28 Febbraio, ecco che nasce la fotosintesi e inizia a cambiare l’ambiente sottomarino.
  • Occorre poi un intero semestre per vedere la prima vita multicellulare: siamo al 16 Agosto.
  • Poi a Novembre arrivano funghi, pesci, piante, insetti, e a Dicembre anfibi, rettili, mammiferi, uccelli e infine i fiori, il 20 Dicembre.

L’anno è quasi finito e non ci sono ancora ominidi sulla Terra! Dobbiamo aspettare l’ultimo giorno dell’anno. Il 31 dicembre finalmente vediamo i primi ominidi che camminano, alle 11 del mattino (neppure così mattinieri!), e l’Homo Sapiens, alle 23:36. È L’ULTIMO GIORNO DELL’ANNO.

L’agricoltura arriva 1 minuto prima di mezzanotte. La Rivoluzione industriale: 2 secondi prima di mezzanotte. DUE SECONDI! Praticamente adesso.

Vedere l’evoluzione della vita sulla terra in questo modo credo che ridimensioni totalmente qualunque velleità di essere superiori, come specie umana, ai nostri antenati pre-umani.

Come possiamo imparare dalla Natura a vivere su questa Terra con la stessa eleganza, grazia, bellezza, efficienza e sostenibilità di chi ci ha preceduto fin qui?

La metodologia della biomimicry, che oggi viene insegnata nelle Università e nei centri di ricerca più all’avanguardia (si veda l’eccellenza italiana del Master “Futuro Vegetale” a cura del prof. Stefano Mancuso, a Firenze), risponde esattamente a questa domanda.

 

 

Biomimicry e innovazione sostenibile.

Trasferendo principi di funzionamento dai modelli biologici alle sfide progettuali umane, la biomimicry è oggi la soluzione più sostenibile a tutti i quesiti che le grandi aziende si pongono:

  • Come produrre in modo ecologico?
  • Come rendere sostenibili i nostri processi?
  • Come rimodellare la nostra organizzazione perché sostenga le risorse vitali delle nostre persone?
  • Come sviluppare leadership e teamwork imparando dalle comunità animali e vegetali i metodi più efficaci ed efficienti?
  • Come gestire la crescita della nostra impresa senza andare a detrimento dell’ambiente?

Per rispondere a queste domande, la biomimicry è la metodologia scientifica attraverso cui imparare a guardare agli altri esseri viventi e all’ecosistema come un modello di evoluzione e crescita sostenibile.

Biologi, designer, ingegneri, economisti, consulenti e strateghi d’impresa possono oggi ritrovarsi intorno ad uno stesso tavolo, domandandosi “Come la Natura fa a…?” e ricercando nel grande libro della Natura le risposte ai propri quesiti più pressanti.

 

 

A cura di Diana Tedoldi

 

 

[1]  Merrill, Connie Lange (1982). ”Biomimicry of the Dioxygen Active Site in the Copper Proteins Hemocyanin and Cytochrome Oxidase”. Rice University.

[2]  Benyus, Janine (1997). “Biomimicry: Innovation Inspired by Nature”. William Morrow & Company.

[3]  “Termites Are Teaching Architects to Design Super-Efficient Skyscrapers”.

[4]  GreenerDesign Staff (2010). “Shell-Based Ceramics, Bone Cars, and Other Biomimicry Challenges”.

[5]  Biomimicry Institute (2017). “Biomimicry 101”. www.biomimicry.org.


 

 

Diana Tetoldi

Diana Tetoldi
Laureata in filosofia, Master in formazione formatori, Coach Professionista (accreditata dall’International Coach Federation). Diana lavora come facilitatrice, coach e formatrice nel mondo corporate dall’anno 2000, sviluppando modelli di leadership, teamwork e change management ispirati dalla Natura.

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