COP23. A Bonn nuovi impegni e linee guida per il clima

21 novembre 2017 by

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Da pochi giorni si è conclusa la COP23 – Conferenza Mondiale delle Nazioni Unite sul Clima che si è svolta a Bonn riunendo 190 paesi.

 

Obiettivo principale del summit – la cui presidenza quest’anno è stata affidata alle Isole Fiji – è stato quello di definire procedure e linee guida per rendere operativo l’Accordo di Parigi.

 

Infatti, sebbene l’Accordo di Parigi sia stato firmato due anni fa, le regole del nuovo quadro energetico non sono ancora state messe nero su bianco e il regolamento del trattato sul clima dovrebbe essere adottato nel prossimo vertice che si terrà in Polonia, a Katowice, nel 2018.

 

 

AZIONI PRE – 2020

Uno dei temi più dibattuti del summit di Bonn è stata la questione della valutazione degli sforzi e delle azioni compiute in questi anni dai vari paesi per ridurre le emissioni di gas serra e fornire supporto finanziario prima del 2020.

 

Dopo un aspro confronto tra paesi sviluppati (contrari) e in via di sviluppo (a favore), si è giunti ad un progetto di testo che pone l’urgenza di agire ora e non solo dopo il 2020, quando entrerà in vigore l’accordo di Parigi. Si chiede alle parti di rivelare cosa hanno fatto per migliorare la situazione e il loro sostegno prima del 2020, come previsto dall’accordo.

 

Si tratta di un passo significativo perché molti paesi sviluppati hanno visto le azioni pre-2020 come al di fuori del programma di lavoro dell’Accordo di Parigi, anche se ne sono parte integrante. È inoltre una questione molto delicata che si porta dietro la discussione riguardante la minor responsabilità dei paesi in via di sviluppo nel combattere i cambiamenti climatici, in particolare in termini finanziari, perché hanno contribuito a farlo meno storicamente.

 

I delegati hanno così firmato il “Talanoa Dialogue“, una tabella di marcia per poter accelerare l’azione per il clima a intervalli regolari. Una roadmap, che sarà in corso nel prossimo anno e che, secondo Wendel Trio, direttore di Climate Action Network (CAN) Europa, “dovrebbe aiutare i paesi a colmare il divario tra ciò che si sono impegnati a fare e ciò che è necessario per mantenere l’innalzamento della temperatura a livelli di sicurezza”.

 

 

 

Un’infografica di ClimateTracker, media-partner della conferenza, mostra i passaggi da compiere attraverso la roadmap:

 

http://climatetracker.org/pre-2020-climate-action-happens-next/

 

Nel corso della conferenza, è stato inoltre reso operativo anche il Warsaw International Mechanism for Loss and Damage, il sistema che deve assicurare il sostegno ai paesi danneggiati dai cambiamenti climatici. Qui tutti i dettagli.

 

 

DECARBONIZZAZIONE

La Conferenza di Bonn ha visto una ventina tra paesi e organizzazioni stringere un’alleanza per porre fine – entro il 2030 – alla produzione di energia dal carbone, il combustibile fossile più inquinante che esista.

 

Powering past coal alliance” è il nome dell’alleanza dove ritroviamo anche l’Italia, che ha presentato recentemente la nuova strategia energetica nazionale in cui viene anticipata l’uscita dal carbone al 2025, per giungere ad un taglio definitivo delle emissioni di CO2 entro il 2050.

 

L’obiettivo in generale è raggiungere le 50 adesioni per la Cop 24 di Katowice, che tra l’altro è una delle città più inquinate d’Europa e copre, insieme al resto della Polonia e alla Germania, metà dell’intero consumo di carbone europeo.

 

USA

Una buona notizia è rappresentata dal fatto che la più grande presenza americana al summit è stata We Are Still In, la coalizione di leader politici, economici e religiosi americani, che vuole impegnarsi a rispettare e perseguire gli obiettivi di Parigi. Un esempio è dato dal Patto Globale dei Sindaci che ha riunito 7.500 città e amministrazioni locali, che possono potenzialmente ridurre l’equivalente di 1,7 miliardi di tonnellate di emissioni.

 

Fortunatamente nessun altro paese ha seguito l’esempio degli USA minacciando di abbandonare l’Accordo di Parigi, e anche la Siria ha accettato di aderire all’Accordo con grande sorpresa di tutti.

 

 

Al di là delle buone notizie, resta forte la preoccupazione che Bonn non abbia fatto abbastanza per accelerare davvero il processo in corso. Per raggiungere gli obiettivi prefissati, bisogna agire con decisione e a passo sostenuto altrimenti si corre il rischio di non farcela e di non riuscire quindi a limitare la crescita della temperatura media globale ad un massimo di 2°. In questo senso le azioni pre-2020 acquisiscono un’importanza fondamentale, ma bisognerà aspettare il summit polacco per coglierne gli sviluppi e le applicazioni concrete.

 

Su ClimateTracker, potete trovare un’infografica riassuntiva della Conferenza di Bonn che riepiloga per punti essenziali lo svolgimento e le conclusioni del summit.

 

 

A cura della Redazione di Now How

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