COP22: il WWF presenta uno studio sul processo di decarbonizzazione

19 dicembre 2016 by

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Il 18 novembre si è chiusa la COP22 sul Clima di Marrakech. Questa 22esima edizione della Conferenza sul cambiamento climatico si è concentrata sui punti chiave previsti dall’Accordo di Parigi del 2015 che, adottato da 196 Stati ed entrato in vigore, mira a ridurre l’aumento della temperatura globale “al di sotto dei 2 gradi”. Per fare questo, gli Stati si sono posti l’obiettivo di ridurre le emissioni di anidride carbonica del 50% entro l’anno 2050 e del 100% entro il 2100.

 

Manuel Pulgar-Vidal, leader Clima ed Energia del WWF Internazionale ha dichiarato: “Il meeting di Marrakech ha prodotto ciò di cui avevamo bisogno, mettendo sostanza dietro le promesse dell’accordo di Parigi così che questo possa essere totalmente attuato. Il lavoro qui a Marrakech non è stato dei più affascinanti, ma è stato un passaggio chiave per ‘dare gambe’ all’accordo di Parigi. L’impegno dei Paesi nell’attuare l’accordo di Parigi ha anche passato il suo primo test importante: nonostante il risultato delle elezioni degli Stati Uniti, si è ribadito che si continua a lavorare per obiettivi a lungo termine. Il mondo sta andando avanti e il processo verso la decarbonizzazione è irreversibile: questo slancio influenzerà tutti i settori della società”.

 

In questo contesto si inserisce lo studio elaborato da WWF Italia sulle “Politiche e misure per accelerare la transazione energetica e l’uscita dall’uso del carbone nel settore elettrico” che vi segnaliamo come lettura di approfondimento.

 

Il report in questione evidenzia come l’utilizzo del carbone in Italia e in Europa sia ancora principalmente determinato dall’andamento dei prezzi dei combustibili fossili e non dalle politiche ambientali europee.

 

Il carbone, infatti, è il combustibile a maggiore emissione di CO2 nella generazione di energia elettrica e di conseguenza non compatibile con gli obiettivi ambientali per contenere il cambiamento climatico.

 

Questi sono i tre strumenti complementari intorno ai quali ruota il dibattito:

1. L’introduzione di strumenti fiscali per garantire il principio del “chi inquina paga” almeno fino a quando la direttiva ETS non tornerà a dare segnali di prezzo significativi sui mercati.
2. La programmazione della chiusura delle centrali, il phase out, con le diverse parti sociali in maniera tale da porre tempi certi per l’uscita dalla generazione a carbone, comunque inevitabile, e garantire un’equa transizione anche per i lavoratori impiegati nelle centrali.
3. L’introduzione di nuove regole per la finanza, coerentemente all’accordo di Parigi.

 

Il passo successivo, come si evince dallo studio, è stato quello di calcolare l’impatto di questi strumenti nel mercato italiano dove – sottolinea il WWF – malgrado la crescita nell’ultimo decennio, il carbone rappresenta una fonte di poca importanza e per questo motivo è necessario affrontare e chiudere la questione della decarbonizzazione in Europa.

 

In relazione al primo punto, ad esempio, l’introduzione di un meccanismo fiscale con un costo minimo delle emissioni di CO2 di 20 euro a tonnellata di CO2, fino a 30 euro nel 2022, permetterebbe di contenere le emissioni del settore termoelettrico al 2020 del -8% e di assicurare maggiori entrate per lo stato pari a 800 milioni di euro l’anno, bilanciando le mancate entrate previste dalla vendita dei diritti di emissioni nell’ambito del meccanismo europeo di Emission Trading. Il provvedimento, incentrato sul principio del “chi inquina paga”, permetterebbe di raccogliere, nel breve periodo risorse economiche per impostare la crescita e la conversione dei sistemi energetici: nei primi anni il provvedimento avrebbe un impatto paragonabile a circa lo 0,25% delle entrate tributarie nazionali.

 

Per quanto riguarda invece il phase-out, la programmazione della chiusura delle centrali fissata al 2025 permetterebbe di consolidare gli obiettivi ambientali nel lungo periodo garantendo un maggiore taglio delle emissioni del -9% al 2030. Si avrebbe poi il vantaggio di poter impostare un’equa transizione per i 2500 lavoratori oggi impegnati nelle centrali e focalizzare l’attenzione e le risorse sulle alternative disponibili.

 

In questo senso, sicuramente l’Accordo di Parigi rappresenta una svolta politica fondamentale in grado di riorientare gli sforzi globali in questa direzione. E anche se c’è ancora molto da fare, a Marrakech è stato fissato un percorso che apre finalmente la strada all’impegno.

 

Mentre aspettiamo di assistere agli sviluppi futuri, vi consigliamo la lettura del report integrale per una visione d’insieme.

 

REPORT COMPLETO

 

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A cura della redazione di Now How

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