Cop21, più vincoli per società e investitori più attenti. Per Barclays un ‘risultato forte’ (Approfondimento)

18 dicembre 2015 by

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L’accordo sul clima raggiunto al vertice Cop21 di Parigi “è un risultato forte” e rappresenta un “significativo passo avanti nella storia dei negoziati sul clima”. A dirlo non è un’organizzazione ecologista e ambientalista, ma Barclays, seria e autorevole banca internazionale britannica. I suoi  analisti si esprimono infatti così sull’intesa sul clima raggiunta da 195 Paesi sabato 12 dicembre a Parigi, dopo 13 giorni di negoziati. Nel report ne individuano i punti di forza.  Aiuterà a rafforzare i fondamentali di lungo termine dei beni di capitale e dei settori a basse emissioni mentre indebolirà quelli delle industrie del comparto dei carburanti fossili.  Al tempo stesso aumenterà l’interesse dei regolatori finanziari sul clima e sul rischio del pricing del carbonio e indurrà sempre più gli investitori a “decarbonizzare”, a ridurre “la quantità di anidride carbonica dei loro portafogli”.

 

L’intesa, lo ricordiamo, impegna a “mantenere ben al di sotto dei 2 gradi l’aumento della temperatura media globale rispetto ai livelli pre-industriali e di continuare gli sforzi per mantenere l’aumento della temperatura a 1,5 gradi”. Secondo Barclays, il risultato è significativo tanto più in considerazione della piega negativa che aveva preso il negoziato nelle ultime 48 ore precedenti la conclusione del summit. L’aspetto più cruciale dell’intesa, sottolineano gli esperti inglesi, è che essa prevede un meccanismo di monitoraggio tale da “mantenere viva la possibilità di una traiettoria di 2 gradi”.  L’accordo impegna il mondo a diventare ‘carbon neutral’ dopo il 2050 (ovvero zero emissioni nette), anche se non specifica una data precisa entro cui questo dovrebbe avvenire e prevede un “meccanismo credibile” di monitoraggio e revisione dei piani di emissione di tutti i Paesi firmatari ogni cinque anni. A dare una mano in questo senso farà il fatto che,  poichè continueranno a diminuire i costi legati alle energie rinnovabili e alle tecnologie a zero-basso livello di emissioni di carbonio, dovrebbe diventare politicamente più facile per tutte le parti accordarsi su più stretti target di emissione in futuro.

 

Secondo Barclays, sono tre le principali considerazioni per gli investitori che emergono dai risultati di Cop21. Innanzitutto la ‘policy’ sul clima si farà sempre più serrata nel momento in cui i costi delle energie rinnovabili e di altre tecnologie a zero o basso impatto di anidride carbonica continuano a scendere. Del resto, proprio il fatto che i costi delle tecnologie rinnovabili sono molto calati rispetto al vertice di Copenaghen del 2009 è una delle principali ragioni che ha reso possibile l’accordo di Parigi. In secondo luogo, aumenteranno le pressioni sulle società affinché monitorino e rendano nota la loro esposizione ai rischi derivanti dal cambiamento climatico. In questo senso va il Financial Stability Board, entità globale istituita dal G20 dopo la crisi del 2008-2009 per migliorare la regolamentazione finanziaria internazionale, con la costituzione di una Task Force per la Comunicazione finanziaria legata al Clima (Tcdf) che sarà presieduta da Michael Bloomberg. Infine gli investitori istituzionali e i fondi sovrani (vedi le scelte già attuate in questo senso dal fondo pensione della Norvegia, ndr), saranno sempre più attenti alla “intensità di anidride carbonica” dei loro portafogli, in considerazione della crescente attenzione sull’impatto del cambiamento climatico sul settore energetico.  Alla luce delle ultime previsioni della International Energy Agency ( www.iea.org)  sui carburanti fossili, Barclays ha tra l’altro aggiornato a 33,1 trilioni di dollari (da 33,7) la stima dei ricavi che sarebbero a rischio al 2040 per le industrie dei combustibili fossili, di cui 21,2 trilioni per il settore petrolifero, 6,1 per l’industria del gas e 5,8 per quella del carbone nel cosiddetto 450-Scenario che prevede la limitazione dell’aumento della temperatura globale a 2 grandi, bloccando la concentrazione dei gas ad effetto serra a circa 450 parti per milione di C02. L’accordo di Parigi, che è migliorativo rispetto allo Scenario 450 – conclude Barclays – implica che rispetto all’attuale traiettoria sono necessari investimenti decisamente minori nei combustibili fossili e investimenti molto più elevati nelle energie pulite.

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