Con-essere. Intervista a Vittorio Bifulco Troubetzkoy e Giovanni Pelloso

09 settembre 2015 by

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Nell’intervista che segue, gli artisti Vittorio Bifulco Troubetzkoy e Giovanni Pelloso raccontano il progetto “Con-essere”, presentato in occasione della mostra “Wave. Come l’ingegnosità collettiva sta cambiando il mondo.”

 

NOWHOW: Potete raccontarci com’è nato il vostro progetto e come avete sviluppato l’idea?

 

VBT: Occupandomi di design art, il percorso progettuale, lo studio della forma e la sua capacità di interagire con l’individuo rimangono al centro della mia ricerca professionale. L’impegno è di ideare forme semplici. Il design è sì, innovazione, ma anche stimolo per la persona a ritrovare e a riscoprire sensazioni sopite. Inoltre, lo studio dei materiali e delle loro proprietà è parte integrante dei miei progetti.

Tutto ha avuto inizio a un Salone del Mobile di qualche anno fa. Presentai delle fotografie che si piegavano su se stesse a formare delle rudimentali sedute. L’intenzione era di far provare nuove impressioni rispetto all’immagine. Desideravo rompere la bidimensionalità della superficie e rendere l’esperienza non solo visiva, ma anche tattile. Insieme all’amico Giovanni Pelloso, sociologo e artista, provammo a pensare come mettere maggiormente in relazione la forma con la persona. Una sera disegnai uno schizzo su carta che rappresentava due linee che si intersecavano. Due linee simbolo della seduta canonica. Da lì, l’idea di unirle alla maniera dei vìs à vìs ottocenteschi, liberandoli, però, dalla barriera centrale, grazie all’utilizzo di diagonali particolari che facilitano la relazione e l’interazione. Variando di pochi gradi l’inclinazione degli schienali, complice la relativa vicinanza delle sedute, si creava un effetto particolare. Mi riferisco alla reciprocità dello sguardo, all’interazione. Si poteva sentire l’altro senza il bisogno di toccarlo.

 

NOWHOW: Parliamo della filosofia seguita. Ci interessa molto approfondire la concezione di “dispositivo operativo obbligato a misurarsi con lo spazio pubblico e a vivere nello spazio pubblico”.

 

GP: “Con-essere” è un progetto di arte pubblica che intreccia il design, l’intervento nello spazio pubblico e l’azione di partecipazione. L’obiettivo è di favorire l’incontro. La seduta è un invito a sedersi e ad avviare l’esperienza dell’ascolto, della parola e della risposta. In altri termini, a stabilire un contatto, una relazione. Sembra incredibile, ma nell’epoca dei nuovi media, dell’iperconnessione, dove tutto è a portata di touch, il desiderio è di non essere coinvolti in alcun modo. Il mondo appare sempre più popolato di passanti distratti e noncuranti. Non dimentichiamo che l’indifferenza si definisce nella separazione dell’uomo dall’uomo. La dissidenza emozionale si alimenta nella dimenticanza del prossimo, nella mancanza di avvicinamento e di condivisione. La seduta doppia esige una presenza. È un invito, una chiamata, un appello a sedersi e a scoprire chi si ha al proprio fianco.

Vittorio ed io abbiamo voluto privilegiare gli interventi in luoghi pubblici, a contatto con la realtà sociale e la pratica quotidiana. La prima uscita di “Con-essere” è stata nel 2014 in occasione del progetto Dencity nei quartieri milanesi di Giambellino-Lorenteggio. Insieme all’associazione Dinamoscopio e ad altre realtà territoriali abbiamo definito una serie di azioni volte a esplorare la zona 6 attraverso un intervento temporaneo all’interno del mercato comunale e della biblioteca di quartiere. Il carattere sociale del progetto è sempre stato per noi di primaria importanza, al punto che, in occasione della presentazione dell’opera a Palazzo Marino, sede del Comune di Milano, era con noi Pierfrancesco Majorino, assessore alle Politiche sociali e Servizi per la salute. È stata la conferma di una vicinanza sentita e sincera quando disse che il legame è la prima forma di protezione della persona. Mancando il legame sociale e la condivisione non vi può essere nessun tipo di itinerario di promozione e di sostegno. Tornando a noi, l’opera è pubblica perché il suo compimento di senso si definisce con il vissuto di chi, intervenendo, è coinvolto con la propria azione. O meglio, attraverso una co-azione, in quanto creazione diretta tra soggetti coinvolti, espressione di conoscenza, di partecipazione e di cooperazione.

 

NOWHOW: Una riflessione su Wave. Che tipo di esperienza è stata e come l’ingegnosità collettiva, secondo il vostro parere, sta cambiando il mondo?

 

VBT: Leonardo Previ, curatore dell’edizione italiana di Wave, ha saputo cogliere e accogliere il significato di “Con-essere”. C’è stato, sin dal primo incontro, un grande feeling tra noi. Con gli amici di Trivioquadrivio abbiamo condiviso l’idea installativa e l’azione della seduta all’interno della mostra “WAVE. Come l’ingegnosità collettiva sta cambiando il mondo”, ospitata alla Galleria San Fedele di BNL-BNP Paribas. È stata un’esperienza magnifica, ricca di incontri e di confronti.

Progettare città sane, e rispetto a questo ci aiuta anche il documento “Salute 2020” dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, significa pensare a un habitat nel quale poter essere, nel quale poter generare delle pratiche di sperimentazione e di trasformazione, di co-creazione, per togliere confini ed esclusioni. Nel quale poter alimentare relazioni ed esperienze e tutti quei processi progettuali di co-costruzione e co-responsabilità creativa. L’emergenza oggi è il generare ricchezza e crescita sociale per consentire alle società di prosperare e di svilupparsi. Ci si è accorti che il benessere di un Paese non coincide unicamente con la sua ricchezza economica e con il PIL.

GP: Il mondo potrà evolvere quanto più sapremo sperimentare formule collaborative, di scambio e di condivisione. Quando sapremo mobilitarci per un destino comune, vorrà dire che avremo sperimentato la necessità di entrare in relazione con gli altri per far convergere interessi individuali e collettivi. Con la seduta, nel nostro piccolo, cerchiamo di favorire l’interazione. Attraverso di essa si può sviluppare capacità di adattamento, intesa come flessibilità, di misurare la propria personalità, i modelli di riferimento, gli apprendimenti, le vicissitudini in un’ottica processuale e incrementale. Questo consente la generazione della resilienza.

 

 

 

Vittorio Bifulco Troubetzkoy

Il design è il luogo privilegiato della sua ricerca professionale.
Si occupa di progetti di interior design con oggetti e mobili in tiratura limitata. Ha approfondito lo studio della forma. In
questi ultimi anni, il suo impegno è legato alla design art. La forma si plasma e diventa oggetto di condivisione. Il design è
innovazione, ma anche stimolo per la persona a ritrovare e a riscoprire sensazioni sopite. Nell’ambito della scultura, egli ritrova, oltre al fascino per la dimensione materica, un’affinità con la tradizione familiare e con quel mondo che ha conosciuto sin da ragazzo. www.vbtdesignart.com

 

 

Giovanni Pelloso

Giornalista e critico di fotografia del Corriere della Sera per le pagine di ViviMilano, è co-autore del Dizionario mondiale della fotografia (Rizzoli/Contrasto, 2002). Si occupa di sociologia dei consumi e di pubblicità, tra teoria e prassi. Dal 2005 svolge attività didattica e di ricerca presso l’università IULM di Milano. Dalla VIII Biennale Internazionale di Fotografia ad ArtMedia VII, alla collaborazione con la Foundation for Art & Creative Technology (UK), la sua proposta si caratterizza per la ridefinizione dell’accesso ai luoghi del contatto, della scelta e dell’esperienza.

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