Collegato ambientale: ultima chiamata per la green economy?

15 marzo 2016 by

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Sfide di rilancio e nuovi paradigmi di sostenibilità. Questi i due criteri che caratterizzano i Capi IV e V del collegato ambientale, dedicati rispettivamente, alla “green” e alla “circulareconomy. In altri termini, se da un lato il legislatore si è posto l’obiettivo di far decollare definitivamente l’adozione di criteri verdi all’interno di processi produttivi e d’acquisto, dall’altro l’intenzione è quella di mettere in moto dinamiche tese a massimizzare il recupero di materiali da scarti o dal disassemblaggio dei prodotti complessi, per rimetterli poi in circolo concretamente o come fonte energetica.

 

Per quanto riguarda il Capo IV, la prima misura adottata è l’attribuzione di un maggiore peso specifico alle certificazioni volontarie ambientali, che diventano veri e propri strumenti competitivi. In particolare, l’articolo 16 modifica il codice degli appalti, affiancando ai parametri per l’aggiudicazione delle gare (prezzo, qualità, ecc.), criteri di valutazione ambientale come la presenza di certificazioni ambientali, la riduzione dei consumi di energia, di risorse naturali e di emissioni inquinanti. Non solo; grande attenzione viene riservata anche a tutte le ripercussioni negative sull’ambiente potenzialmente causate dal prodotto o dal servizio nell’intero suo ciclo di vita, includendo così il concetto di “ciclo di vita del prodotto” tra la lista dei criteri di scelta.

 

La seconda misura riguarda i cosiddetti “acquisti verdi della pubblica amministrazione”, meglio noti come green public procurement. In particolare, agli articoli 18 e 19 viene previsto l’obbligo, per le PA e le centrali di committenza, di introdurre nella documentazione di gara i “criteri ambientali minimi per gli acquisti”, cioè set di requisiti verdi riferiti a specifiche categorie merceologiche e individuati da appositi decreti del Ministero dell’Ambiente. Sono previste anche attività di monitoraggio sull’applicazione di questi criteri nelle gare e specifiche su come integrare gli stessi nella documentazione di gara.

 

Decisamente più innovativo è il disposto dell’articolo 21, che sancisce la nascita di “Made Green in Italy”, ovvero lo schema volontario per valutare e comunicare l’impronta ambientale dei prodotti, primo caso in Unione Europea di recepimento della raccomandazione 2013/179/CE, anche se per la partenza operativa dello schema bisognerà attendere un successivo decreto del Ministero dell’Ambiente, la cui pubblicazione è prevista entro 180 giorni dall’entrata in vigore del collegato ambientale.

 

Un ulteriore balzo in avanti nella messa a punto di politiche verdi si trova nel Capo V focalizzato essenzialmente sulla produzione e sulla commercializzazione di prodotti «derivanti da materiali post-consumo o dal recupero degli scarti e dei materiali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti complessi». La misura rappresenta forse il primo vero strumento legislativo nazionale a supporto della circular economy, ovvero un modello economico di sviluppo e crescita basato sul costante riutilizzo delle materie, al contrario dei modelli lineari, che, partendo dalle materie, arrivano al rifiuto. Coerente con questo obiettivo è l’inserimento di un nuovo articolo 206-ter nel testo unico ambientale (D.Lgs. n. 152/2006), che mette a punto accordi e contratti di programma per promuovere l’acquisto di prodotti da post-consumo o dal recupero degli scarti. In particolare, sono previste misure di supporto a favore sia delle imprese che preparano i materiali sia di quelle che realizzano prodotti finiti e li commercializzano, anche se per le linee d’azione bisognerà aspettare l’emanazione di decreti ministeriali ad hoc. L’unica soluzione immediatamente perseguibile potrebbe derivare dall’addizionale al tributo per il conferimento in discarica che viene prevista per i comuni al di degli obiettivi di raccolta differenziata dei rifiuti urbani.

 

Sempre ispirata alla circular economy è, infine, l’introduzione del comma 1-bis all’art. 180-bis, D.Lgs. n. 152/2006, che prevede la possibilità per i comuni di individuare appositi spazi, all’interno dei centri di raccolta RAEE, per favorire esposizione temporanea ed eventuale scambio tra privati, di delle apparecchiature elettriche ed elettroniche usate, funzionanti e idonee al riutilizzo, affiancando così, all’attività di “preparazione per il recupero” dei materiali, un riutilizzo diretto.

 

In conclusione, le misure di cui ai Capi VI e V del collegato ambientale, se da un lato rappresentano un banco di prova per il definitivo decollo di modelli di sviluppo “verde”, dall’altro necessitano di una serie di misure attuative da parte delle istituzioni, ma anche del contributo degli operatori del settore e degli utenti finali.

 

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