Ciò che si ama non si spreca (Approfondimento)

25 ottobre 2014 by

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Il video di Minute Earth ‘Love letter to food’ mostra come il 40% degli alimenti venga buttato per motivi molto banali, che potrebbero essere evitati.

Il 40% degli alimenti finisce nella spazzatura. È un dato talmente eclatante che quasi si stenta a crederci. Eppure, il report del Food policy research center non lascia dubbi: un terzo dei fertilizzanti, un terzo delle sementi, un quarto dei consumi d’acqua a livello globale (ma anche il 2% dell’energia e il 20% delle terre arabili) vengono utilizzati per produrre alimenti che nessuno mangerà. E in un Pianeta in cui le risorse sono distribuite in modo molto disomogeneo e l’accesso al cibo è tutt’altro che uniforme, lo scandalo diventa quasi inaccettabile. Tanto che il Parlamento europeo ha dedicato il 2014 alla lotta contro lo spreco alimentare, chiamando a raccolta tutti gli attori della filiera del food per ridurre gli sprechi e sensibilizzare i consumatori a fare altrettanto. Anche in Italia, il fenomeno raggiunge cifre importanti: secondo Andrea Segré, fondatore di last Minute Market e autore del libro ‘Spreco’, a finire nel bidone dei rifiuti è lo 0,5% del Pil, pari a 8,7 miliardi di euro, ovvero circa 7 euro a settimana a famiglia (ma secondo altre fonti si arriva anche a 500 euro l’anno).

A tradurre queste cifre in immagini ad alto impatto ci ha pensato Minute Earth – ONG che si propone di condensare in brevi pillole argomenti ecologici e scientifici di interesse planetario in modo da renderli appealing per il vasto pubblico. Il video si chiama Love letter to food, ed è una lettera d’amore che uomini, donne e bambini di ogni parte del mondo dedicano al partner della e per la vita: il cibo. Che come ogni buon compagno porta gioia, dolcezza, appagamento e del quale non potremmo fare mai a meno… Ma a questo grande amico, dobbiamo anche delle scuse, per tutte le volte che non lo abbiamo valorizzato abbastanza. Il video mostra come all’origine degli sprechi stiano motivi anche banali come ragioni estetiche, errori di valutazione sulle quantità, cattiva conservazione, distrazione sulle scadenze, calcoli economico-produttivi, ecc.. Che però portano a disperdere anche l’energia, l’acqua, la fatica, i soldi usati per coltivare, trasportare e acquistare il cibo stesso. Un modo senz’altro originale di affrontare una tematica molto seria e per il quale vale la pena… sprecare tre minuti!

 

A cura di Emanuela Taverna

 

 

 

Spreco, un problema educativo

Il food waste o spreco alimentare è stato il tema della tavola rotonda “Contro lo spreco: una diversa visione della sostenibilità”, organizzato nell’ambito del Salone della Csr e dell’innovazione sociale (Milano, 7-8- ottobre 2014). Operatori del mondo della produzione, della grande distribuzione, della ristorazione di catena, ma anche delle istituzioni e del Terzo Settore hanno fornito un quadro articolato del fenomeno e delle sue implicazioni educative. “Approfittando della grande attenzione degli italiani al tema della convenienza – ha commentato per esempio Roberto Corgnati, dirigente di Regione Piemonte – con la Regione Val d’Aosta abbiamo approcciato il tema della lotta allo spreco come occasione di risparmio, per poi introdurre argomenti più profondi, tra cui gli aspetti ambientali ed etici che esso implica, per inquadrare il fenomeno dell’attenzione allo spreco nel più ampio mutamento culturale che la crisi richiede”. Il sito www.unabuonaoccasione.it raccoglie materiali e iniziative rivolte a ogni fascia d’età. “I più recettivi a questi messaggi sono giovani e giovanissimi – commenta Corgnati -, mentre il target group più difficile da raggiungere sono gli adulti, visto che per gli anziani l’attenzione e la sobrietà sono già concetti ben radicati”. Fa eco la start up Kulta, che attraverso la piattaforma Scuola Channel propone progetti didattici su base digitale. “Abbiamo voluto ricordare ai ragazzi – spiega Michela Paparella, fondatrice e presidente di Kulta – che accanto alla perdita e al costo economico esistono tanti tipi di spreco: di tempo, di risorse, di talenti, di opportunità, ecc. Volevamo trasmettere un concetto-chiave profondo: chi spreca, mette a rischio”.

“Il messaggio più difficile da lasciare ai ragazzi – confessa Antonella Buonopane, dell’associazione di educazione al consumo Pandora – è la consapevolezza che il gesto di consumo non è isolato, ma inserito in un contesto nel quale il singolo può far valere il peso delle proprie scelte e giocare un ruolo preciso verso una maggior sostenibilità della filiera”.

Per questo l’associazione Pandora propone l’iniziativa La spesa che non pesa, un percorso di un paio d’ore che utilizza il supermercato come laboratorio didattico dove fare l’analisi del carrello sotto il profilo socio-ambientale. Ma spiega anche come utilizzare al meglio il frigorifero, visto che la cattiva conservazione è una delle principali cause di deterioramento degli alimenti. “Il problema dello spreco riguarda anche il mutamento degli stili di vita – spiega Buonopane – che vedono sempre più famiglie mono e bi componenti alle prese con porzioni troppo grandi rispetto al bisogno”.

“Il tema dello spreco tocca tutti da vicino ed è una grande sfida educativa – è l’opinione di Andrea Sinigaglia, direttore di Alma, scuola di cucina di Parma – e si ricollega alle origini della nostra cultura culinaria, che è fatta di ingredienti semplici re-inventati con creatività. Pensiamo alle frattaglie: la parte più nobile dell’animale per gli antichi Greci, è stata riscoperta quando non ci si poteva permettere la carne”.

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