Certificazione e qualità degli appalti. Uno sguardo alla normativa.

01 giugno 2017 by

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Prima di rilasciare la validazione preliminare all’assegnazione delle forniture, le stazioni pubbliche devono effettuare una serie di accertamenti che includono elementi legati all’ambiente, all’antincendio, all’igiene, alla salute e alla sicurezza sul lavoro.

 

Legislazione

L’attuale normativa cogente prevede come obbligo la verifica della progettazione ai fini della validazione da parte delle stazioni appaltanti pubbliche.

La norma Uni Cei En Iso/Iec 17020:2012 e i regolamenti tecnici di Accredia, in stretta connessione con il codice degli appalti, disciplinano questa attività, sia che essa sia eseguita dalle strutture tecniche della pubblica amministrazione, sia dagli studi professionali – singoli e associati – dalle società di ingegneria o di professionisti. [1]

 

Con il nuovo codice dei contratti pubblici (D.Lgs. n. 50/2016), le procedure di verifica e validazione sono riportate agli articoli 26 «Verifica preventiva della progettazione» e 27 «Procedure di approvazione dei progetti relativi ai lavori». Questi requisiti sono integrati dalle linee guida Anac attuative del nuovo codice degli appalti approvate con la delibera 14 settembre 2016, n. 973.

 

L’articolo 26 prescrive che «la stazione appaltante» debba «verificare la conformità degli elaborati e la loro conformità alla normativa vigente», in particolare al comma 4, pone l’attenzione su cosa la verifica deve accertare:

 

a)     la completezza della progettazione e la rispondenza all’art. 23 del codice;

b)    la coerenza e la completezza del quadro economico in tutti i suoi aspetti;

c)     l’appaltabilità della soluzione progettuale prescelta;

d)    i presupposti per la durabilità dell’opera nel tempo;

e)     la minimizzazione dei rischi di introduzione di varianti e di contenzioso;

f)      la possibilità di ultimazione dell’opera entro i termini previsti;

g)    la sicurezza delle maestranze e degli utilizzatori;

h)    l’adeguatezza dei prezzi unitari utilizzati;

i)      la manutenibilità e la presenza del piano di monitoraggio delle opere, ove richiesto.

 

 

La verifica consiste principalmente nel controllo:

  • dell’affidabilità della documentazione progettuale;
  • della sua completezza e adeguatezza;
  • della sua leggibilità, coerenza, comprensibilità, ripercorribilità;
  • della compatibilità.

 

 

Al comma 6 invece sono identificate le strutture a cui la stazione appaltante può affidare l’incarico di verifica del progetto, come indicato di seguito:

a)     per i lavori di importo pari o superiore a venti milioni di euro, da organismi di controllo accreditati in conformità alla norma Uni Cei En Iso/Iec 17020:2012 ai sensi del regolamento (Ce) n. 765/2008;

b)    per i lavori di importo inferiore a venti milioni di euro e fino alla soglia di cui all’articolo 35, dai soggetti di cui alla lettera a) e di cui all’articolo 46, comma 1 che dispongono di un sistema interno di controllo di qualità;

c)     per i lavori di importo inferiore alla soglia di cui all’articolo 35 e fino a un milione di euro, la verifica può essere effettuata dagli uffici tecnici delle stazioni appaltanti ove il progetto sia stato redatto da progettisti esterni o le stesse stazioni appaltanti dispongano di un sistema interno di controllo di qualità ove il progetto sia stato redatto da progettisti interni;

d)    per i lavori di importo inferiore a un milione di euro, la verifica è effettuata dal responsabile unico del procedimento, anche avvalendosi della struttura di cui all’articolo 31, comma 9.

 

Per importi al di sotto della soglia dei 20 milioni di euro, i soggetti identificati all’art. 90 del codice (liberi professionisti, società di ingegneria, eccetera) per poter effettuare l’ispezione dei progetti devono essere certificati Iso 9001 e, nel campo di applicazione della certificazione, deve essere inclusa l’attività di verifica del progetto. Essa dovrà essere svolta, comunque, secondo le regole stabilite dalla legge e dai regolamenti di Accredia, al fine di garantire l’indipendenza e l’imparzialità della struttura dedicata all’ispezione dei progetti.

 

Normativa

Il principale riferimento normativo che regola gli organismi per le attività di ispezione (OdI) è la norma Uni Cei En Iso/Iec 17020:2012 «Criteri generali per il funzionamento dei vari tipi di organismi che effettuano attività di ispezione», dove si parla specificamente di «Ispezione» e di «Organismo di ispezione».

 

Si definisce «Ispezione» l’esame di materiali, prodotti, installazioni, impianti, processi, procedure di lavoro o servizi e la determinazione della loro conformità a requisiti, nonché la successiva presentazione dei risultati di queste attività ai clienti e, quando richiesto, alle autorità. L’ispezione può riguardare tutte le fasi nel corso della vita di questi elementi, compresa la fase di progettazione. Questo lavoro richiede generalmente l’esercizio del giudizio professionale nell’eseguire le ispezioni, in particolare nel valutare la conformità a requisiti generali.

 

Gli organismi di ispezione sono classificati, in funzione della loro indipendenza, in:

  • organismo di ispezione di tipo A: deve essere indipendente dalle parti coinvolte; non deve far parte o essere collegato a un soggetto giuridico che è impegnato nella progettazione, fabbricazione, fornitura, installazione, acquisto, proprietà, utilizzo o manutenzione degli elementi sottoposti ad ispezione; né lui, né il suo personale devono impegnarsi in attività che possano essere in conflitto con la loro indipendenza di giudizio ed integrità;

 

  • organismo di ispezione di tipo B: può svolgere servizi unicamente a favore dell’organizzazione di cui fa parte (ovvero della stazione appaltante); deve essere stabilita una chiara separazione delle responsabilità del personale di ispezione dalle responsabilità del personale impiegato nelle altre funzioni; né lui, né il suo personale devono impegnarsi in attività che possano essere in conflitto con la loro indipendenza di giudizio ed integrità;

 

  • organismo di ispezione di tipo C: è una struttura che può essere incardinata nell’ambito di organizzazioni che svolgono anche attività di progettazione; tuttavia, deve disporre, all’interno dell’organizzazione, di meccanismi di salvaguardia per assicurare adeguata separazione di responsabilità e di rendicontazione tra le ispezioni e le altre attività; la progettazione e l’ispezione dello stesso elemento, effettuate da un organismo di ispezione di tipo C, non devono essere eseguite dalla stessa persona.

 

L’accreditamento[2] viene rilasciato da Accredia, unico organismo nazionale autorizzato dallo Stato a svolgere questo tipo di attività, a seguito di un approfondito processo di verifica di conformità alla norma Uni 17020.

 

Il regolamento redatto da Accredia che definisce i requisiti che devono possedere gli organismi di ispezione che svolgono attività di ispezione di parte terza nel campo delle costruzioni edili e industriali e progettazione associata, è il regolamento tecnico RT 07.

Il documento riguarda le prescrizioni per l’accreditamento degli organismi di ispezione di tipo A, B e C ai sensi della norma Uni Cei En Iso/Iec 17020:2012 nei seguenti tre settori di accreditamento:

  • costruzioni edili, opere di ingegneria civile in generale e relative opere impiantistiche, opere di presidio e difesa ambientale e di ingegneria naturalistica;
  • opere impiantistiche industriali;
  • prodotti, componenti e servizi per le costruzioni per le seguenti quattro tipologie ispettive:

-   ispezione sulla progettazione delle opere;

-   ispezione sull’esecuzione delle opere;

-   Ispezioni su prodotti e componenti per le costruzioni (applicabile alla sola categoria 3 «Prodotti, componenti e servizi per le costruzioni»);

-   Ispezioni sui servizi, per quanto applicabili ai settori di accreditamento in oggetto (intese come attività di verifica).

 

Da quanto emerge dal database di Accredia attualmente in Italia gli organismi di ispezione accreditati ai sensi della norma 17020:2012 risultano essere 107 di cui 31 per la tipologia ispettiva «Ispezioni sulla progettazione delle opere». Gli organismi accreditati per ispezioni sulla progettazione sono primarie società che vantano grande esperienza nei propri settori di riferimento.

 

Ricordiamo che l’accreditamento ha valenza internazionale, è riconosciuto in tutti i paesi della Comunità europea ed in quelli in cui valgono gli accordi di mutuo riconoscimento, [3] e che le opportunità offerte nel campo della verifica dei progetti ai fini della validazione riguardano sia committenti pubblici che privati:

  • nel primo caso l’attività di verifica ai fini della validazione è obbligatoria per qualsiasi appalto pubblico che comporti la progettazione (D.Lgs n. 163/2006 e D.P.R. n. 207/2010);

 

  • nel secondo caso è ormai prassi che i più qualificati tra Istituti ed Investitori decidano di procedere al finanziamento e/o all’assicurazione di un certa iniziativa solo a valle di una attività di verifica indipendente ed oggettiva effettuata da soggetti qualificati.

 

Da quanto sopra emerge senz’altro un’apertura del mercato della verifica dei progetti ai fini della validazione per studi e società di ingegneria, le quali, per poter svolgere tali attività, devono obbligatoriamente o ottenere la certificazione del sistema qualità Iso 9001:2015 per il servizio di verifica del progetto o accreditarsi Iso 17020:2012 come organismo di ispezione.

 

Le aziende che inseriscono nei propri obiettivi strategici l’accreditamento come organismi di ispezione, devono necessariamente strutturarsi in modo da garantire che il processo di controllo attuato avvenga in maniera indipendente e che sia svolto con un approccio sistematico, affinché l’intero iter del processo possa essere completamente ripercorribile. Il risultato finale deve poter essere riproducibile e pertanto gli esiti di tutti i passaggi devono essere chiaramente argomentati e giustificati, in specifici rapporti di verifica e/o certificati d’ispezione.

 

 

A cura di Emanuela Farris

 

 

[1]  Alla materia di validazione e alla verifica dei progetti, prima dell’entrata in vigore dell’attuale codice degli appalti – D.Lgs. n. 50/2016 – sono state dedicati diversi provvedimenti, tra cui la legge n. 109/1994 (legge “Merloni”), il D.P.R. n. 554/1999, il D.Lgs. n. 163/2006 (codice degli appalti) e il suo regolamento di attuazione, il D.P.R. n.  207/2010.

 

[2]  Accreditamento: «Attestazione da parte di un organismo nazionale di accreditamento che certifica che un determinato organismo di valutazione della conformità soddisfa i criteri stabiliti da norme armonizzate e, ove appropriato, ogni altro requisito supplementare, compresi quelli definiti nei rilevanti programmi settoriali, per svolgere una specifica attività di valutazione della conformità» [regolamento (CE) n. 765/2008].

 

[3]  Ea Mla (multilateral agreement), Ilac (international laboratory accreditation cooperation) Mra (mutual recognition agreement).

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