Auto elettriche: un’utopia? Forse non più

24 maggio 2016 by

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Normalmente quando in Italia si parla dell’auto elettrica e delle sue prospettive, quasi automaticamente vediamo gli interlocutori sorridere con sufficienza: “è un’utopia”, concordano tutti o quasi, allineandosi alla ormai classica presa di posizione di Sergio Marchionne, l’ad di Fiat Chrysler Automobiles. Uno che di macchine elettriche non ne vuole proprio sapere, né in Europa né negli States. Eppure anche nel Vecchio Continente lo scetticismo comincia a diminuire, e sempre più addetti ai lavori sospettano che potrebbe aver ragione Elon Musk, il magnate sudafricano che ha creato, oltre al fenomeno Tesla, la società specializzata in auto elettriche di lusso, ma anche SpaceX, il primo gruppo privato in grado di spedire un veicolo in orbita intorno alla Terra.

 

Il primo aprile scorso Musk ha presentato al mondo la Tesla Model 3, la prima auto elettrica per (quasi) tutte le tasche. La Model 3 costerà 35mila dollari, avrà un’accelerazione da 0 a 100 chilometri all’ora in meno di sei secondi nella versione base, e soprattutto già dei primi modelli avrà un’autonomia di 400 chilometri con una sola carica di batteria (in teoria poi la performance dovrebbe ancora migliorare). In realtà almeno fino alla fine del 2017, quando cominceranno ad essere distribuite, di Model 3 non se ne vedranno in strada; solo che nei primi 20 giorni di offerta sono già stati in 400mila ad aver versato i 1000 dollari di anticipo necessario per prenotare la propria auto. Il vero problema, ammette il vicepresidente di Tesla Motors Diarmuid O’Connell, è che si tratta di un successo eccessivo, e che dunque “il vero successo sarà riuscire davvero a consegnarle tutte in tempo utile”. Non sarà una passeggiata, c’è da giurarlo.

 

Ma a parte i problemi industriali e produttivi – che saranno davvero titanici – di Tesla Motors, la verità è che anche nella Vecchia Europa l’alternativa elettrica all’automobile tradizionale si fa rapidamente strada. A volte a imporre la svolta sono le sempre più gravi crisi di inquinamento e smog nelle metropoli; in altri casi è la spinta all’innovazione e alla modernizzazione. Di questi giorni è la notizia che la Camera olandese ha approvato una mozione che stabilisce lo stop definitivo alle vendite di nuove autovetture a benzina o diesel in tutto il paese a partire dal 2025. Manca ancora un passaggio al Senato perché la misura – che per uno dei due partiti di maggioranza è perfino eccessivamente blanda – entri effettivamente in vigore.

 

Certamente l’Olanda – primo paese europeo a mettere in campo una simile iniziativa legislativa – è un paese avanzato, dove già oggi il 10 per cento del parco veicoli è elettrico o ibrido. Pensare che un provvedimento simile possa farsi strada anche in Italia è davvero difficile. Finirà che resteremo al palo della prossima ventura rivoluzione del trasporto. Una rivoluzione che secondo Bloomberg New Era Finance sta per esplodere a partire dal prossimo decennio: dal 2022, dice un recente studio, i veicoli elettrici diventeranno un’opzione economicamente più vantaggiosa delle auto a benzina o a gasolio. Anche ipotizzando un miglioramento del 3,5% annuo dell’efficienza nell’utilizzo dei carburanti dei motori convenzionali. E anche usando una stima prudenziale dell’andamento del prezzo del petrolio, visto che si immagina un prezzo del greggio in recupero fino a 50 dollari, e che in seguito tenda ai 70 dollari e più per il 2040. Ma come spiega Salim Morsy, uno degli autori dello studio, “è interessante notare che se il petrolio dovesse crollare a 20 dollari al barile e fermarsi lì, l’adozione di massa dei veicoli elettrici sarebbe solo rallentata ai primi anni 30 del 2000», anziché durante gli anni ’20.

 

La chiave di volta per questo passaggio è la fortissima riduzione del costo dei “pacchi” di batterie. Come scrive Colin McKerracher, capo analista di BNEF, “i costi delle batterie agli ioni di litio sono già diminuiti del 65 per cento rispetto al 2010, raggiungendo quota 350 dollari per kWh nel 2015. Ora ci attendiamo che questi oneri scendano molto al di sotto dei 120 dollari per kWh entro il 2030, per poi diminuire ulteriormente col progredire dell’innovazione”. Risultato, secondo i ricercatori di Bloomberg New Era Finance, le vendite di auto elettriche toccheranno i 41 milioni di veicoli nel 2040, anno in cui si prevede che saranno elettrici un quarto dei veicoli circolanti su strada, cancellando il consumo di 13 milioni di barili di greggio al giorno. Si tratta di un aumento di 90 volte rispetto alle 462mila vendite annue di auto elettriche avvenute nel corso del 2015, che comunque erano il 60% in più rispetto a quelle effettuate nel 2014.

 

Ma c’è un’altra “carta” da giocare per chi confida nel trasporto elettrico come una possibile soluzione per ridurre drasticamente l’inquinamento delle città e le emissioni di gas serra che producono il riscaldamento globale. Sempre più spesso, infatti, non sono i normali automobilisti a “passare all’elettrico”, ma le imprese e i servizi che hanno bisogno di mezzi di grandi dimensioni: camion della nettezza urbana, autobus cittadini, camioncini per trasporti medio e medio-leggeri, mezzi industriali da sollevamento e carico. Mezzi che generano circa un quarto del totale globale delle emissioni generate dal settore del trasporto. Il fenomeno è già una realtà in California, lo Stato americano che da molti decenni ormai rappresenta una vivente anticipazione di quello che poi gradualmente si diffonderà ovunque. Qui un altro cofondatore di Tesla Motors, Ian Wright, ha realizzato la sua società Wrightspeed, che costruisce potenti power units elettriche per veicoli commerciali, con l’idea di mandare in soffitta i tradizionali camion diesel, puzzolenti e inquinanti. Le unità elettriche di Wrightspeed possono già essere montate a bordo dei tradizionali camion della immondizia a propulsione diesel, raddoppiando l’autonomia e abbassando le emissioni del 68 per cento.

 

L’intuizione – che probabilmente sarà vincente – è quella che a differenza dei veicoli personali, i mezzi di tipo commerciale possono farsi strada prima, visto che per le aziende che li usano è più facile ammortizzare i costi e ripartire i risparmi di carburante su ampie flotte. E poi le innovazioni tecnologiche in questo campo possono rapidamente essere trasferite alle automobili. Già oggi grandi autobus cittadini possono svolgere 250 chilometri di percorsi cittadini con una singola carica elettrica. La Cina, manco a farlo apposta, è il leader mondiale nella produzione e nell’export di autobus elettrici, di cui già oggi circolano 80mila esemplari e che presto verranno raggiunti da altre migliaia. Solo Shanghai ha annunciato l’entrata in servizio di 1400 nuovi mezzi elettrici l’anno, ma anche Londra ha fatto sapere che i mitici autobus a due piani diventeranno elettrici: il primo dei cinque bus già acquistati è appena entro in servizio. Altro comparto vincente, quello dei mezzi commerciali che richiedono molte fermate: compagnie postali, camioncini per il trasporto e le consegne leggere. Già oggi FedEx e UPS utilizzano più di 800 mezzi per la consegna di buste e pacchi.

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