Impronta idrica: l’agricoltura pensa al futuro (Approfondimento)

18 giugno 2014 by

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Il rapporto pubblicato dal WWF in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua del 22 marzo 2014, dal titolo “L’impronta idrica in Italia”, se ci allarma, allo stesso tempo non ci sorprende.

 

Solo alcuni dati. La regina dei consumi idrici rimane l’agricoltura, con un’impronta idrica di circa 70 miliardi di m3 annui di acqua dolce che coprono l’85% dell’impronta idrica del settore produttivo italiano. Il restante 15% è da attribuire alla produzione industriale (8%) e all’uso domestico (4%). C’è poi l’impronta idrica legata ai consumi e anche qui vediamo come l’89% sia legato al consumo di cibo quotidiano degli italiani. In particolare il 50% di questa parte dell’impronta idrica dei consumi è attribuibile ai consumi di alimenti di origine animale (latte, uova, carne…).

 

Con un chiaro sguardo al tema della nutrizione lanciato dall’Expo, questo studio ci fa riflettere sul delicato nesso tra risorse idriche e sicurezza alimentare. E su questo tema che ci riguarda tutti da vicino, abbiamo sentito il parere del dott. Alessandro Ubiali, Presidente di Coldiretti Milano, Lodi e Monza Brianza.

 

Il rapporto del WWF è molto interessante ed utile per sensibilizzare l’opinione pubblica su una problematica così importante”, sottolinea Ubiali. “Si può discutere di cifre e percentuali, ma la sostanza rimane: il ruolo dell’agricoltura nel ridurre l’impronta idrica del nostro Paese è fondamentale. E poi ci sono i fatti: l’acqua dolce sta diminuendo in tutto il mondo e questo pone delle sfide organizzative e tecnologiche notevoli. Non vi è dubbio, ad esempio che occorrerà razionalizzare l’utilizzo dell’acqua irrigua, anche se l’uso avviene principalmente nei mesi estivi e con una restituzione all’ambiente per la quasi totalità. Al contempo, però, è fondamentale adottare degli approcci differenziati a seconda dell’area geografica e delle caratteristiche naturali di una certa regione. Ogni regione ha un suo fabbisogno e una sua disponibilità idrica, anche in funzione del livello di intensità produttiva (agricola e industriale) che la caratterizza.

 

La pianura padana, per fare un esempio, viene citata nel rapporto come una delle regioni con la maggiore impronta idrica e sicuramente il suo sviluppo economico ne è una ragione. Tuttavia, è anche una terra molto ricca e fertile, per cui ci sono tecniche di risparmio idrico interessanti e alla nostra portata, senza necessariamente dover ricorrere a tecnologie tipiche delle aree siccitose.”

 

Lo stretto rapporto fra l’uso dell’acqua e le produzioni agricole, tuttavia, risente anche dei cambiamenti che le nostre abitudini alimentari hanno subito negli ultimi decenni e che i processi di globalizzazione continuano a rafforzare. Coldiretti incoraggia da tempo delle politiche che favoriscano lo sviluppo di produzioni di qualità ed ecosostenibili a “Km 0”.

 

Spiega Ubiali: “L’Expo deve assolutamente diventare una grande opportunità per il nostro Paese, non possiamo permetterci di perderla. Deve essere un’occasione per pianificare a lungo termine, valorizzare la qualità del cibo, la produzione e la vendita locali, ma soprattutto risparmiare sull’utilizzo irriguo senza ridurre la produzione agricola. E’ impensabile, infatti, che con questo trend di crescita della popolazione mondiale e la necessità di sfamare tutti, si riduca l’attuale produzione, al contrario essa crescerà e noi dovremo innovare per ridurre i consumi idrici. A questo proposito, l’Associazione Nazionale delle Bonifiche delle Irrigazioni e dei Miglioramenti Fondiari (ANBI), in vista dell’Expo, ha promosso il progetto “Irriframe” che punta a un risparmio idrico del 20% tra i Consorzi coinvolti, senza ridurre la produzione.

 

“E poi bisogna continuare a sensibilizzare sui consumi idrici ed alimentari”, conclude Ubiali. “Siamo tutti responsabili di fronte alle generazioni future e dobbiamo agire in questo senso. La Coldiretti con la Fondazione Campagna Amica è da tempo impegnata nel sostenere la vendita diretta, il turismo e l’ecosostenibilità. Per noi il Km 0 è un valore ed esso stesso ne racchiude molti altri: biodiversità, valorizzazione del territorio, stili di vita più salutari e rispettosi dell’ambiente e, non da ultimo, maggiori margini per i produttori locali, con una ricaduta naturalmente positiva sull’economia di filiera.”

 

 

Alessandro-Ubiali_ColdirettiAlessandro Ubiali

67 anni, allevatore, coltivatore di cereali e direttore della scuola “Ferrazzi e Cova” di Villa Cortese. Laureato in scienze agrarie, è anche presidente del Consorzio Carni Bovine di qualità di Milano ed è vice presidente del Consorzio di bonifica Est Ticino Villoresi. In passato è stato consigliere del Consorzio di difesa di Milano e sindaco del comune di Villa Cortese.

 

 

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