Da Seveso ad oggi cresce l’anima verde della Lombardia (Approfondimento)

10 luglio 2014 by

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Per chi ha costruito una lunga carriera in campo ambientale, è come se il mondo si dividesse in prima e dopo Seveso. L’incidente con la sua micidiale nube di diossina avveniva in Lombardia, una regione ad alto tasso di industrializzazione e di popolazione che da allora ha compiuto vari sforzi per garantire una convivenza equilibrata tra sviluppo economico ed ambiente.

 

Proprio a seguito dell’incidente, nel 1986, la Regione Lombardia istituì la Fondazione Lombardia per l’Ambiente (FLA), con lo scopo di contribuire, attraverso attività di ricerca, formazione e supporto al policy-making, ad un rapporto più sostenibile tra sviluppo economico e tutela ambientale.

Negli anni post-Seveso, la Fondazione si è occupata della costante analisi ambientale del territorio di Seveso per valutare i residui impatti della contaminazione da diossina a seguito dell’incidente del 1976. E proprio a questo fine sono state messe a punto tecniche avanzate di valutazione integrata del rischio e metodologie per  lo studio degli effetti dell’inquinamento dei suoli sulla salute umana, sugli ecosistemi, sulla catena alimentare e sulla qualità delle acque e dell’aria.

 

Ma cosa è cambiato in questa regione 38 anni dopo il disastro ambientale?

“Dopo il tragico incidente di Seveso del 1976 e al seguito di una lunga serie di interventi legislativi a livello comunitario, nazionale e regionale, il rapporto tra industria e ambiente è diventato non solo più corretto, ma anche più trasparente e socialmente condiviso” ci risponde il prof. Antonio Ballarin-Denti, coordinatore scientifico della FLA. “La consapevolezza del rispetto della salute del cittadino e della qualità dell’ambiente è diventato un paradigma culturale sia per le associazioni imprenditoriali che per gli stessi consumatori dei prodotti dell’industria.

L’amministrazione regionale della Lombardia si è data appropriate strategie di controllo e di intervento: mentre i controlli, gestiti da ARPA, sono allineati agli standard europei, purtroppo gli interventi di bonifica richiedono quasi sempre sostanziosi investimenti  (sia da privati che da parte pubblica) e quindi procedono lentamente. La Lombardia, infatti, presenta  molti casi critici di inquinamento dei suoli (sono circa 2000 i siti contaminati che richiedono bonifiche), ma si tratta, nella quasi totalità di situazioni ereditate dal passato, spesso risalenti anche ai primi decenni dell’industrializzazione (tra la fine dell’ottocento e la metà del novecento).”

E tuttavia, se guardiamo al passato con le sue politiche industriali dissennate, possiamo ancora trarre insegnamento.

“Da parte industriale occorre capire che non basta la sola osservanza della legislazione vigente,” sottolinea Ballarin-Denti. “Il territorio lombardo è soggetto ad una forte pressione antropica e ad un insostenibile uso dei suoli. L’impatto di un insediamento o di una attività industriale va quindi valutato anche alla luce di fattori di sostenibilità che vanno oltre le normative. D’altra parte i cittadini e le associazioni ambientaliste devono capire che l’equazione che siamo tutti chiamati a risolvere ha due termini insopprimibili: il rispetto degli equilibri e della salubrità ambientale e la creazione di sempre nuove opportunità di sviluppo economico e sociale.

Si richiede quindi un forte coinvolgimento dialogico e solidale tra chi investe e gestisce il comparto industriale, i decisori politici regionali e locali e tutti gli stakeholders coinvolti nel processo della  valutazione dei costi e benefici – ambientali, economici e sociali – di ogni intervento.”

 

Se guardiamo al futuro prossimo della Lombardia vediamo nuove opportunità in chiave di sviluppo sostenibile, tra queste in primis Expo 2015 con il suo focus sull’acqua, la sicurezza alimentare, la scarsità delle risorse naturali. Anche in questo caso la Regione conta sul supporto tecnico della Fondazione Lombardia per l’Ambiente. Citiamo in particolare la collaborazione tra la D.G. Ambiente, Energia e Reti di Regione Lombardia, e la FLA che ha dato la luce a un interessante studio intitolato “Criteri specifici di sostenibilità relativi alle azioni previste dall’Accordo Quadro di Sviluppo Territoriale Expo 2015”. Il rapporto tocca i temi focali della compensazione e della mitigazione dell’impatto sul territorio delle opere previste, del contenimento del consumo di suolo, dei criteri di sostenibilità delle “Vie d’acqua”, della riqualificazione di ex aree industriali, e molto altro ancora.

Un importante contributo alla definizione delle linee guida ambientali dei principali progetti che grazie all’esposizione internazionale cambieranno la faccia di Milano e dintorni.

 

 

ballarin-dentiAntonio Ballarin Denti

Professore ordinario di Fisica dell’Ambiente, è direttore del Centro di Ricerche sull’Ambiente, l’Energia e lo Sviluppo Sostenibile (CRASL) dell’Università Cattolica. Ha svolto attività di ricerca in università italiane ed estere nei settori della biofisica, delle energie rinnovabili, dell’inquinamento atmosferico e della valutazione del rischio ambientale. È stato Visiting Professor alla Yale University. E’ Coordinatore Scientifico della Fondazione Lombardia per l’Ambiente.

 

Fondazione Lombardia per l’Ambiente (FLA)

Dalla sua fondazione nel 1986 ad oggi, la FLA ha indirizzato i suoi sforzi principalmente sull’inquinamento dei suoli, delle acque e dell’aria, sviluppando progetti di ricerca di rilevanza nazionale ed europea e impegnandovi l’expertise del sistema universitario lombardo, del CNR e di qualificati istituti di ricerca come il Mario Negri.
Nel suo consiglio di amministrazione, accanto ai rappresentanti dell’Amministrazione Regionale, siedono i Rettori delle cinque maggiori università della Lombardia.

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